Delibera Residenzialità Psichiatrica. Intervista a Sara Cassin

Oggi diamo voce a Sara Cassin, Presidente Nazionale della FENASCOP (Federazione Nazionale Strutture Comunitarie Psicosocioterapeutiche).

La regione Piemonte ha approvato da poco una delibera – D.G.R. n. 30-1517 del 3 giugno 2015 – che mette mano alla residenzialità psichiatrica regionale, apportando grandi novità e cambiamenti.

1) Ne era a conoscenza? Se si, attraverso quali canali è stato informato?

La FENASCOP, Federazione Nazionale delle Strutture Comunitarie Psicosocioterapeutiche, di cui sono presidente nazionale, ha appreso della DGR 30, come tutti, credo, da una dichiarazione dell’Assessore Saitta comparsa sui giornali l’indomani della seduta della Giunta del 3 giugno 2015. Questo particolare non è del tutto irrilevante poiché qualche giorno prima, e precisamente il 22 maggio, l’Assessore e il Dott. Demicheli avevano convocato in Assessorato alcuni rappresentanti dei gestori (Fenascop, Alleanza delle Cooperative e Uecoop) insieme ai rappresentanti del coordinamento delle 21 Associazioni di utenti e familiari del Piemonte annunciando in quella sede la volontà e la necessità (a seguito di sollecitazioni da un lato del Tavolo Ministeriale che verifica le azioni concrete del piano di rientro cui la nostra regione è da tempo sottoposta, dall’altro della Corte dei Conti) di riordinare il complesso sistema della residenzialità psichiatrica, in particolar modo l’ambito dei Gruppi Appartamento, segnalati dal Tavolo romano come una anomalia da rettificare. In quell’occasione, sia i gestori che i familiari hanno espresso un sincero apprezzamento delle intenzioni dell’assessorato e si sono dichiarati (una volta di più, dal momento che prima di quel 22 maggio avevano più volte richiesto un tavolo di confronto sul tema della residenzialità leggera e della compartecipazione alla spesa, altro tema molto delicato e complesso) disponibili a collaborare nell’ambito di un tavolo tecnico di supporto alle eventuali decisioni operative dell’Assessorato, per “centrare” gli obiettivi di riordino, conoscendo bene, dalla prospettiva dell’esperienza sul campo, la materia trattata. Sia l’Assessore che il Dott. Demicheli avevano concluso l’incontro assicurando che il percorso di riordino sarebbe stato condiviso. Il 29 maggio, nel corso del convegno “Psichiatria senz’anima?” promosso dalle Associazioni dei familiari e utenti in partnership con i gestori e patrocinato da Regione e Comune di Torino, consiglieri regionali, lo stesso Dott. Demicheli e il Vicesindaco di Torino, insieme ai rappresentanti dei DSM, convenivano sulla necessità di un percorso condiviso per riordinare quest’ambito. Il primo giorno lavorativo, dopo il convegno, la dichiarazione dell’ Ass. Saitta sui giornali….

2) Cosa pensa nel merito dei contenuti della delibera? Dal suo punto di vista di professionista del settore quali pensa che saranno le possibili conseguenze? 3) L’approvazione della D.G.R. ha portato con sé numerose polemiche, molte delle quali sono relative al come si è giunti alla sua stesura ed alla sua approvazione. Che pensiero ha al riguardo?

Pur essendo, come detto prima, assolutamente necessaria una normativa che mettesse ordine e sanasse delle effettive anomalie tutte piemontesi, in particolar modo sulla eccessiva eterogeneità discrezionale dei trattamenti e delle prestazioni che di fatto non garantivano l’equità e la pari accessibilità alle prestazioni SANITARIE ai tutti i cittadini piemontesi, i contenuti della delibera riflettono innanzitutto un importante vizio metodologico. E’ evidente che i dati ed i riferimenti che sono divenuti i parametri di riferimento di questo riordino non sono quelli con i quali tutti noi (gestori, DSM, utenti e familiari) quotidianamente ci confrontiamo ed è francamente difficile capire da dove siano stati ricavati e con quale processo logico. Il dubbio è che la linea guida concettuale seguita sia stata quella di inquadrare non già i conti (perché questa Delibera non abbasserà i costi, ma li farà fatalmente lievitare), ma una qualche apparentemente inconoscibile tabella che incrocia budget disponibile, indici di teorico fabbisogno e percentuali altrettanto teoriche di necessari tagli di “posti letto”. La certezza è invece che tutto quanto è contenuto nel dispositivo e nell’allegato alla DGR non è frutto di consultazioni e confronti con le parti non tanto “interessate” come dice l’Assessore Saitta, adombrando il sospetto di chissà quali prerogative o privilegi, quanto “competenti” perché quotidianamente ingaggiate concretamente nella gestione della riabilitazione, della terapia, del reinserimento sociale e lavorativo, insomma del lavoro in trincea. Le possibili conseguenze, oltre a quelle di un incremento esponenziale dei costi e dell’inappropriatezza delle prestazioni, saranno anche quelle di un’ ovvia conflittualità che sarebbe stata facilmente evitabile semplicemente seguendo i passaggi istituzionali e logici che qualsiasi operazione così importante e ponderosa richiede. Non credo personalmente alla giustificazione della fretta di uscire dal piano di rientro, di rispondere alla Corte dei Conti, di sbloccare finanziamenti ministeriali. Da imprenditore e da lavoratore, come molti, sono convinta che quando i dati di contesto e le idee sono chiari, quando sono condivisi gli obiettivi e l’onestà intellettuale, non sia difficile trovare e concretizzare soluzioni anche in poco tempo, lavorando sodo. Dal 3 giugno ad oggi abbiamo soltanto prodotto un gran polverone (assolutamente legittimo e prevedibile) che non solo non farà bene a nessuno, ma rallenterà i tempi di realizzazione del riordino. Sono emerse chiaramente importantissime criticità anche sul merito della DGR, dallo scadimento della riabilitazione verso l’assistenza, che scopre la fragilità dell’eterno dibattito tra la concezione della patologia psichiatrica come una malattia a tutti gli effetti o come stortura sociale che produce stigma e lede i diritti di autodeterminazione… Tradotto: i gruppi appartamento sono case o luoghi di cura? Anche solo questa banale distinzione mette in luce la distanza siderale tra la sociologia della cura e gli standard dei DRG e dell’EVIDENCE BASED MEDICINE. Ma entrambe queste legittime istanze hanno bisogno di risorse e di pensiero strategico per essere “applicabili” in concreto. Ed allora se si tratta di sociologia, cultura ed assistenza il portafoglio dal quale attingere sarà uno, se invece parliamo di prestazioni sanitarie e LEA dovrà essere necessariamente un altro… giusto per continuare ad aderire solo alla logica dei conti! Al di là della filosofia, se la DGR rimarrà quella che è, avremo, come sappiamo, molti psicologi senza lavoro, avremo imprenditori (profit e non profit) disperati alla ricerca di OSS oggi introvabili sul mercato, specie se minimamente esperti nella gestione della complessità della psicopatologia, spesso complicata da ulteriori aspetti che riguardano per esempio le misure di sicurezza… Avremo pazienti con bisogni di terapia riabilitazione, reinserimento e vigilanza (se con misure di sicurezza) che non potranno che essere “ricollocati” (cit da delibera…) in strutture ad altissima “copertura” sanitaria che oggi sono rimaste quelle ospedaliere, tanto costose quanto inappropriate…

4) Preso atto dell’approvazione della delibera, pensa che essa sia da mantenere così com’è o sia necessario introdurre cambiamenti ed integrazioni? In quest’ultimo caso quali modifiche apporterebbe?

I cambiamenti necessari sono quelli che stanno nell’intersezione tra l’appropriatezza, la competenza, la legittimità, la sostenibilità e le risorse disponibili. Tutte categorie ben conosciute dai cosiddetti “stake holders”, che non sono solo portatori di interesse (e l’essere portatori di interesse è un fatto non una colpa o una vergogna….), ma anche di dirittti e di competenze. Occorre avere ben chiari gli ambiti (clinico, tecnico-organizzativo, politico, economico) e ragionare onestamente su tavoli diversi ma interconnessi e giungere ad una sintesi. Questa è appropriatezza.

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