PRESIDIO: LA PSICOLOGIA NON DEVE MORIRE!

CHE COSA SUCCEDE? 

IMG_20131027_194528In molti in questo ultimo periodo avranno sentito parlare della “questione psicologi che lavorano come educatori”. E di come essi siano a rischio licenziamento. Tantissimi colleghi che non troverebbero più posto nei servizi dove, in molti casi, lavorano da anni.

Questo perché?

La questione, come molti sanno, è relativa ai titoli di studio e alla qualifica.

Lo psicologo non ha titolo di studio riconosciuto per poter fare il lavoro di educatore. Però – e questo è il primo punto che ci teniamo a sottolineare – gli psicologi  si sono/ sono stati nel tempo massicciamente impiegati come educatori. Dal centro diurno, alla comunità al gruppo appartamento.

La Regione da anni sta cercando di normare la situazione, anche perché obbligata per legge. Fino a poco tempo fa, senza clamore ed in sordina, erano state proposte modifiche che avrebbero portato di fatto all’impossibilità per gli psicologi, questa volta definitiva, di lavorare nella residenzialità leggera (gruppi appartamento per intenderci). Quindi al licenziamento. Ed in alcune Asl piemontesi, prima dell’estate,  le nuove gare d’appalto ci avevano già escluso da queste mansioni (recentemente questo è successo nella Asl TO2).

Le voci che circolavano erano spesso le seguenti: tutti i servizi a breve avrebbero dovuto attenersi a questo riassetto dell’organico, non soltanto nella residenzialità leggera.

Una catena di eventi che, se non bloccata sul nascere, avrebbe messo a rischio centinaia e centinaia di posti di lavoro. Perché, come molti di voi che ci seguite da tempo sapete, moltissimi psicologi sotto i 45 anni, per forte necessità di un impiego che manca altrove e – spesso, anche se non sempre – per desiderio di un’esperienza CLINICA in contesti a più stretto contatto con la quotidianità degli utenti, si sono inseriti nel mondo del lavoro facendo proprio l’educatore.

COSA SI E’ FATTO?

Per impedire tutto ciò il CPPP ha attivato, con tutte le sue forze, differenti canali per “imporre” che si arrivasse, più possibilmente nell’unità della categoria, ad un intervento per scongiurare tre grossi eventi:

1il licenziamento di molti colleghi (più di 600 secondo le nostre stime)

2la mortificazione della professione tutta (che ancora una volta verrebbe penalizzata a favore di altre togliendole lo spazio che le spetterebbe di diritto – psicologi assunti come psicologi – e escludendo altre forme di impiego – psicologi assunti come educatori)

3 l’aumento esponenziale di psicologi senza lavoro, saturando sempre più un mercato pressoché fermo

Quindi abbiamo iniziato a dialogare con la politica, unica detentrice della possibilità di modificare lo status quo, e lo abbiamo fatto non certo negli ultimi mesi. Un dialogo serrato e continuo che ha permesso, anche faticosamente, di rendere nota la situazione della psicologia (non solo su questo tema) e di poterci permettere, ora, di proporre qualche cosa.

DSCN5438Abbiamo poi incalzato il Consiglio dell’Ordine (prima la vecchia maggioranza, poi la nuova) costringendolo (non solo articoli ma anche azioni concrete) ad aprire un tavolo di lavoro a cui abbiamo e stiamo partecipando (tre coordinati sono presenti). Va detto che, pur avendo dimostrato di essere totalmente all’oscuro di questa situazione e dei grossi rischi che tutta la psicologia stava rischiando di correre (non ne sapevano davvero nulla!), la nuova maggioranza ha deciso di ascoltarci ed ha, appunto, cercato di creare un gruppo di lavoro che potesse giungere ad una soluzione, anche con il supporto di tanti altri colleghi interessati al tema (facenti parte di molte di quelle che saranno le liste candidate alle prossime elezioni).

Questo spirito, anche se tardivo (se c’avessero ascoltato prima, chissà..), ha permesso di giungere a delle proposte che sono il frutto di un compromesso e che, anche solo temporaneamente, dovrebbero arginare il problema. L’unitarietà, anche nella differenza e senza paura di esprimere con chiarezza e decisione i propri diversi punti di vista, porta a dei risultati.

Siamo tutti contenti? Il risultato è già raggiunto? Ovviamente ed assolutamente no!

La situazione non è affatto risolta ed anzi, se non si passa dall’unitarietà di pochi a quella di tutti i professionisti, si rischia di perdere una grande occasione per riconsegnare dignità alla psicologia (e per tutelare tanti posti di lavoro).

NEL DETTAGLIO

La questione qualifica e titolo di studio è di vecchia data.

Dalla Deliberazione del Consiglio Regionale del 1997 (DCR 28 gennaio 1997, n.357 –1370, nel link il testo completo (http://www.comune.torino.it/servizisociali/vigilanza/normativa/dcr357-1370_97.pdf ) alla Legge Regionale dell’8 Gennaio 2004

(http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2004/02/siste/00000003.htm ). Dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2006 (che di fatto ha cancellato il comma che più ci riguardava, ecco il testo http://www.edscuola.it/archivio/norme/varie/sencc153_06.pdf ) alla Deliberazione n. 94 – 13034 del 30 dicembre 2009 (http://www.regione.piemonte.it/polsoc/formazione/dwd/94_13034.pdf ).

In sintesi hanno cercato di normare la situazione e di definire la figura dell’educatore che, di volta in volta (ed in alcuni casi, di anno in anno) ha subito profondissime modificazioni (ma non entreremo nei dettagli perché non ci compete).

A questo punto però vanno chiarite, anche se sono ovvie, alcune cose.

1lo psicologo non è un educatore

2in tutti questi anni però i vari Enti, le varie Cooperative e la Politica o hanno fatto finta di nulla – perlopiù per convenienze economiche – o si sono disinteressati e/o non hanno visto il problema – la miopia non è una giustificazione per la non azione

3molti psicologi si sono “adattati” alla situazione, complice anche l’immobilismo e l’indifferenza dei colleghi che, per ruolo, avrebbero dovuto vegliare sulla situazione e porre rimedio (l’Ordine, per esempio..)

Fino a pochi mesi fa quasi tutti hanno fatto finta di nulla (anche se in alcune parti della Regione così non è stato e da tempo la situazione non sussiste).

Ma all’improvviso, pian piano e con sempre maggiore intensità, si sono susseguite azioni e voci che hanno portato ad una vera emergenza. Dalla residenzialità leggera – da cui vengono esclusi gli psicologi nelle èquipe in cui erano impiegati fino a ieri – alle comunità, in cui viene, quando va bene, ritagliato un profilo di psicologo spesso slegato dalle reali esigenze della struttura (vedi comunità minori, dove lo psicologo  sempre più contemplato come esterno ed escluso nella quotidianità con i ragazzi).

Attualmente è in discussione in regione una proposta di modifica dell’attuale disciplina regionale (D.C.R. n. 357-1370 del 28.1.1997) e concerne i Gruppi Appartamento per pazienti psichiatrici. Si tratta della proposta di deliberazione consigliare stesa da Burzi e Vignale che prevede una nuova articolazione dei Gruppi Appartamento psichiatrici, in virtù della quale essi sarebbero suddivisi in due grandi tipologie, ovvero in gruppi appartamento di tipo A, cioè di tipo riabilitativo (alta e media intensità), e gruppi appartamento di tipo B, cioè di tipo assitenziale (alta e media intensità).

La delibera Vignale/Burzi (dai nomi dei suoi primi firmatari) prevede, tra le altre cose, la definizione delle professioni che devono essere presenti all’interno della residenzialità leggera, attraverso un sistema definito di minutaggio (sempre che sia possibile definire il lavoro relazionale in termini di quantità e non, piuttosto, di qualità) delle prestazioni che divide, sostanzialmente, il lavoro socio-educativo da quello sanitario e ne delimita le percentuali (60% e 40%).

Gli psicologi, finora inseriti nelle èquipe, verrebbero esclusi da quel 60% e inseriti, insieme a MEDICI,INFERMIERI E OSS, nel restante 40%. Ci chiediamo: in un crescente clima di medicalizzazione dei servizi, quanto spazio si potrà realmente riservare al lavoro psicologico?

Il tavolo dell’Ordine, tanto voluto da noi e al quale oltre a tre coordinati hanno contribuito più colleghi, ha recentemente lavorato per proporre delle modifiche alla suddetta Delibera (che così com’era avrebbe di fatto impedito da subito agli psicologi di essere assunti come educatori e dunque di rientrare nel 60% del personale) ed ha cercato di inserire la figura dello psicologo (e banalmente anche solo la parola “psicologo”) in entrambe le due percentuali (proponendo di modificarle, salvaguardando gli psicologi che fanno gli educatori e riconoscendo l’importanza e la necessità di quelli assunti come psicologi).

L’ASSEMBLEA PUBBLICA DEL 24 OTTOBRE 2013

DSCN5443Il Coordinamento ha indetto una assemblea pubblica giovedì passato, 24 ottobre, oltreché per informare come sempre tutti i colleghi psicologi, anche per porre all’attenzione 4 questioni per noi fondamentali:

1la Vignale/Burzi è una proposta. Deve essere votata e nulla ci garantisce che ciò avvenga. Abbiamo lavorato affinché, maggioranza ed opposizione in Regione, si trovassero d’accordo sulle modifiche. Il nostro dialogo di anni può, in questo, essere prezioso. Ma dobbiamo far comprendere a tutti quanto questo tema sia fondamentale per il destino della psicologia tutta

2il nostro obiettivo non è far sì che lo psicologo diventi un educatore. Vogliamo garanzie per i tanti colleghi che, per i motivi già menzionati, lavorano come educatori. Un sistema che ha accettato (ed ha approfittato) della debolezza di una categoria e dell’esigenza dei singoli non può risolvere i problemi con il licenziamento. Non si può permettere, soprattutto oggi, che altri colleghi perdano il lavoro

3questa è una soluzione parziale (riguarda solo una parte degli psicologi assunti come educatori) e temporaneamente limitata

4vogliamo che ci sia più psicologia (e quindi più psicologi assunti come tali) all’interno del sistema sanitario regionale

IL PRESIDIO

L’assemblea pubblica è arrivata, dopo una discussione di più di due ore, alla consapevolezza che, per fare capire che finalmente gli psicologi hanno trovato unità di intenti e di obiettivi, è necessario scendere in piazza e chiedere che le nostre ragioni vengano accolte. Tutti insieme. Se non si faranno pressioni di categoria (per intenderci tanta gente, tante voci) tutto lo sforzo potrebbe essere vano e a rimetterci sarebbe l’intera nostra categoria (non solo coloro che rischiano il posto).

Si è deciso, dunque, di indire un giorno di PRESIDIO per MARTEDI’ 5 NOVEMBRE sotto il consiglio Regionale. Verranno al più presto comunicate le modalità (si pensava a qualcosa di simbolico, siam pur sempre psicologi!), l’ora ed il luogo.

Il CPPP

Annunci