EMERGENZA PSICOLOGO

emergenza lavoro

MOLTI COLLEGHI PSICOLOGI, MOLTI DI QUELLI CHE DA ANNI DEFINIAMO I “DIVERSAMENTE PSICOLOGI”, STANNO PERDENDO O RISCHIANO DI PERDERE IL PROPRIO LAVORO. IL CPPP È DA SEMPRE IN PRIMA FILA PER PROMUOVERE E CREARE DIBATTITO E RETE SUI TEMI DELLA TUTELA DELLA PROFESSIONE PSICOLOGICA E SULLE NUOVE FORME CHE ESSA HA ASSUNTO. QUESTA VOLTA PARLEREMO DI QUEGLI PSICOLOGI CHE, PER NECESSITA’ O PER SCELTA, HANNO ASSUNTO RUOLI LAVORATIVI IN AMBITO SOCIO-ASSISTENZIALE, IN PRIMO LUOGO COME EDUCATORI.

NON TUTTI SANNO CHE IN PIEMONTE MOLTI COLLEGHI ASSUNTI COME EDUCATORI STANNO PERDENDO IL PROPRIO POSTO DI LAVORO. LA CAUSA DI TUTTO CIÒ È L’ANNOSO PROBLEMA DEI TITOLI (leggi articolo per maggiori dettagli), CHE RISCHIA DI LASCIARE A CASA MOLTI PSICOLOGI IMPIEGATI DA ANNI IN COOPERATIVE O ALTRI ENTI CONVENZIONATI.

QUELLO CHE ORA CI PREME NON È DISCUTERE SULL’OPPORTUNITÀ O MENO DI CONSIDERARE LA QUALIFICA DI PSICOLOGO COME ADATTA A SVOLGERE IL RUOLO DI EDUCATORE, VOGLIAMO IN PRIMO LUOGO DIFENDERE TUTTI I COLLEGHI LAVORATORI CHE RISCHIANO DI PERDERE IL PROPRIO POSTO DI LAVORO DA UN GIORNO ALL’ALTRO. PRETENDIAMO CHE LA QUESTIONE VENGA TRATTATA IN MODO ADEGUATO E NON SBRIGATIVO E CHE TUTTE LE PERSONE COINVOLTE VENGANO RISPETTATE IN QUANTO LAVORATORI E, SOPRATTUTTO, ESSERI UMANI.

DI SEGUITO È RIPORTATO UNA SINTESI DI UN INCONTRO CHE ALCUNI COORDINATI HANNO AVUTO CON LA DIRETTRICE CLINICA DI ALCUNE STRUTTURE SOCIO-SANITARIE. 

ABBIAMO ELABORATO UN QUESTIONARIO ANONIMO, DA DIFFONDERE IL PIÙ POSSIBILE, SULLA PRESENZA DI PSICOLOGI NELLE STRUTTURE PIEMONTESI. SE HAI DEI DATI UTILI,  TI PREGHIAMO DI COMPILARLO E DI DIVULGARLO A TUA VOLTA. IN QUESTO MODO CI PERMETTERAI DI AVERE QUALCHE DATO INDICATIVO PER POTER DESCRIVERE IN MODO PIÙ ESAUSTIVO LA SITUAZIONE E PER POTER SOLLECITARE A GRAN VOCE LE AUTORITÀ COMPETENTI.

https://docs.google.com/forms/d/1RZdj5pIkeagHZ30hGe2hT6_3Qu9eBI2aBrDX3R2A2HU/viewform?sid=53fa0327bf5d28dd&token=QtdAdT4BAAA.GKvtghAtDlJ9qK5ntm6esg.7YfZrN6IQPIlY4G9V2IpaQ

VI RICORDIAMO, INFINE, L’APERITIVO DEI COORDINATI MERCOLEDì 15 MAGGIO ALLE 20.30 AL ROUGH IN VIA PRINCIPE TOMMASO 3 TORINO (San Salvario).

SINTESI INCONTRO TRA IL CPPP ED UNA DIRETTRICE DI DIVERSE STRUTTURE SOCIO-SANITARIE.

Oggetto: La nuova legge sulle qualifiche professionali nelle strutture residenziali per minori (vedi DGR 2012, che definisce la qualifica abilitante alla professione di educatore, ma anche DGR 2009 sull’equipollenza dei titoli “educatore interfacoltà” e “tecnico della riabilitazione psichiatrica”, con esclusione dello psicologo), e i controlli sempre più pressanti sul rispetto della normativa in Piemonte, stanno mettendo a rischio il posto di lavoro di molti nostri colleghi psicologi e creando una vera e propria emergenza occupazionale. L’attuazione della normativa, prevista entro la fine del 2013, sta spingendo gli enti al licenziamento di molti collaboratori psicologi stabilmente integrati nei servizi dove prestano il proprio lavoro, con la conseguenza di distruggere intere equipe e provocare danni gravissimi sia agli utenti che alle strutture ospitanti. Tutto questo sembra innestarsi in un generale orientamento alla medicalizzazione e tecnicizzazione della cura e della riabilitazione, che rischia di modificare profondamente il significato e le pratiche dell’intervento terapeutico.

Discussione: La dottoressa, psicologa e psicoterapeuta, è coordinatrice di diverse strutture  (alcune per minori con diagnosi psichiatrica, altre nell’area della disabilità). Da sempre l’ente che dirige, ha centrato l’intervento terapeutico e riabilitativo sulla creazione di relazioni significative tra utenti, operatori e strutture d’accoglienza, con particolare attenzione alla riflessione e discussione sulle dinamiche relazionali in atto. Questo tipo di sensibilità e di concezione dell’intervento riabilitativo ha fatto sì che nelle assunzioni fossero privilegiati operatori con il titolo di psicologo, così negli anni si sono create intere equipe costituite quasi esclusivamente da nostri colleghi, inquadrati come educatori professionali.

La nuova normativa sull’accreditamento delle strutture per minori (DGR 2012) e le pressioni da parte della vigilanza della ASL minacciano di provocare uno stravolgimento totale dell’assetto di cura, che in questo caso implicherebbe la sostituzione quasi totale dei dipendenti.

La dott.ssa ha preso contatti con il CPPP per cercare di elaborare insieme a noi una strategia di intervento per contrastare due effetti preoccupanti:

1)      il licenziamento coatto di collaboratori stimati per il loro lavoro e integrati da anni nei vari servizi

2)      la crescente “medicalizzazione” e “tecnicizzazione” degli interventi terapeutici nelle comunità, segnata dall’aumento esponenziale di figure professionali  provenienti direttamente dall’ambito medico o formatisi sotto la facoltà di medicina (psichiatri, neuropsichiatri, infermieri, tecnici della riabilitazione psichiatrica, educatori interfacoltà e oss) a scapito di psicologi e psicoterapeuti.

Per ottenere qualcosa, commenta, è necessario concertare un’azione che coinvolga più strutture, cercando di individuare quali altre Società o Cooperative si sentono danneggiate dai cambiamenti in corso.

Riferiamo alcune “voci” che ci sono arrivate su una sorta di “sanatoria” prevista dalla Regione: visto che il numero di educatori laureati dall’Interfacoltà non è sufficiente a coprire il fabbisogno di operatori di comunità, si prevede di stabilire l’equipollenza di questo titolo con quello di “educatore professionale”. Dalla “sanatoria”, però, verrebbero esclusi gli psicologi.

Ci poniamo alcune domande alle quali, sulla base delle nostre conoscenze attuali,  non sappiamo dare risposta: Come è stato stabilito il numero delle ore lavorative delle varie figure professionali per ciascuna tipologia di struttura? In quale tavolo si è deciso? Chi ha partecipato? Le comunità minori sono state riorganizzate dal DGR 2012, ma anche prima c’erano delle direttive, e questo per ogni tipologia di servizio. Perché il controllo è scattato solo ora? Cosa succedeva prima?

Sappiamo che oggi le strutture pubbliche o in appalto hanno controlli molto meno stringenti rispetto al privato-sociale accreditato, coincidendo nel primo caso il ruolo di controllore e quello di controllato. Inoltre, ci rendiamo conto con preoccupazione che si sta andando verso una riduzione degli interventi preventivi o che implicano cospicui investimenti sul lungo periodo, e che il futuro sembra prevedere solo strutture per la gestione dell’urgenza: una sorta di succursali del pronto soccorso per degenze di breve periodo e poi… tutti a casa. Per questo tipo di “cura”, certo, la figura dello psicologo è superflua…

Si discute dell’inquadramento salariale degli psicologi-operatori rispetto alle altre figure educative: non c’è differenza di contratto, tutti sono inquadrati allo stesso livello in quanto laureati.

Si fa notare che la manovra di riorganizzazione del personale in base ai titoli in questo caso ha un importante aspetto sindacale, perché lavoratori integrati, che svolgono da anni le loro funzioni con la stima e l’apprezzamento dei datori di lavoro da un giorno all’altro vengono privati di ogni diritto e licenziati. Per questo è necessario pensare ad un coinvolgimento delle varie forze sindacali. Sappiamo, ad es., che in alcune strutture di pertinenza della ASL TO 3 il problema è stato risolto ricollocando il personale privo di titolo richiesto (psicologi per lo più) in servizi lontani e difficilmente raggiungibili, costringendo buona parte delle persone a chiedere il licenziamento. Questo, si fa notare, non è nient’altro che mobbing.

Riguardo all’aspetto sindacale del problema, sarebbe importante avere dei dati sui tipi di contratto che gli psicologi hanno all’interno degli enti dove lavorano: quanti hanno il tempo indeterminato? Quanti il tempo determinato o altri tipi di contratto precario? In particolare: quanti lavorano come “finti consulenti” con partita iva? Se il numero dei contratti a tempo indeterminato fosse alto, forse sarebbe più facile ottenere un sostegno attivo da parte dei sindacati.

Il CPPP condivide entrambe le preoccupazioni della dott.ssa: sia per l’emergenza lavorativa che colpirà tanti colleghi e per la rocambolesca riorganizzazione di tanti servizi, sia per gli scenari futuri di tecnicizzazione selvaggia della cura. Comprendiamo anche il senso di frustrazione e umiliazione dei tanti psicologi licenziati o a rischio di licenziamento, con la motivazione che per il lavoro che hanno svolto finora sono più qualificate figure professionali che, nel migliore dei casi, hanno alle spalle la metà della loro formazione universitaria.

Al tempo stesso, però, riteniamo fondamentale intrecciare azioni volte a rispondere all’emergenza del momento con altri interventi di lungo raggio volti ad assicurare, nelle varie strutture, una presenza significativa di psicologi e psicoterapeuti che esercitino la professione per la quale si sono formati. Innanzitutto sarebbero necessarie operazioni di controllo che garantiscano che, dov’è previsto (ad es. 38 ore nelle CTM e nelle CRP), lo psicologo/psicoterapeuta ci sia davvero e che eserciti la sua professione (per intenderci: che non sia impiegato come operatore nei turni). Inoltre, sarebbe necessario capire quale iter e quali forze hanno contribuito alla formulazione delle direttive vigenti per trasformarle.

Piano d’azione:       

1)      Raccogliere dati sulla presenza effettiva degli psicologi nelle cooperative e negli altri enti del privato-sociale. Per rendere la raccolta dati il più veloce ed efficace possibile, si è pensato di formulare un brevissimo questionario da somministrare usando tutti i contatti disponibili, in cui si chiede allo psicologo-operatore:

—    nome dell’ente e del servizio in cui lavora

—    tipologia del servizio

—    com’è composta la sua equipe o gruppo di lavoro

—    quanti colleghi-operatori sono laureati in psicologia

—    quanti laureati in psicologia sono impiegati davvero come psicologi

2)      Al più presto, dati alla mano, ci presenteremo alla riunione dell’Ordine, e chiederemo un incontro per discutere del problema.

3)      Prendere contatti con i giornali

4)      Prendere contatti con i sindacati

5)      Sondare il terreno per capire se altre cooperative o enti sarebbero disposti a collaborare in un’azione comune

 

Annunci