Delibera Residenzialità Psichiatrica. Intervista ad Alessandro Zanetti

Riprendiamo le interviste sulla delibera sulla residenzialità psichiatrica dopo una breve pausa. Oggi diamo voce ad Alessandro Zanetti della CUB Piemonte, sindacato di base operante in tutta Italia.

La regione Piemonte ha approvato da poco una delibera – D.G.R. n. 30-1517 del 3 giugno 2015 – che mette mano alla residenzialità psichiatrica regionale, apportando grandi novità e cambiamenti.

1) Ne era a conoscenza? Se si, attraverso quali canali è stato informato?

Sono venuto a conoscenza dell’esistenza della delibera dopo la sua approvazione in Giunta, attraverso i canali della comunicazione specializzata in ambito sociale, politico e sindacale, forse, se ricordo bene tramite un post sulla pagina Facebook di qualche ente. E’ sorprendente come una riforma così importante sia stata approvata in modo così poco trasparente.

2) Cosa pensa nel merito dei contenuti della delibera? Dal suo punto di vista di politico quali pensa che saranno le possibili conseguenze?

Come militante sindacale mi pare del tutto evidente che questa delibera avrà – se mantenuta – conseguente gravissime sul piano occupazionale, spazzando via centinaia di posti di lavoro per educatori, psicologi, infermieri… Ma vorrei fare un ragionamento più ampio e non strettamente corporativo: la delibera disegna un nuovo modello dei servizi di psichiatria. Adottata con la scusa del risparmio, in realtà produrrà una riduzione della qualità del sostegno psicoeducativo per i pazienti “meno compromessi”, fino alla loro totale dimissione. Questo produrrà moltissimi aggravamenti che riporteranno i pazienti all’interno dei servizi sanitari, ma non più quelli “leggeri”, ma quelli ad alta intensità, cioè i più medicalizzati ed i più costosi, quelli approntati dalle grandi aziende sia non-profit che profit. Poi la DGR stessa dice chiaramente che i pazienti devono essere affidati anche con il criterio della “solidità finanziaria” dell’ente.

Quindi una delibera apparentemente votata alla appropriatezza e al risparmio finirà per aggravare la sofferenza dei pazienti; aumentare il costo complessivo dei servizi; favorire le grandi aziende che offrono servizi standardizzati e tagliare fuori le piccole organizzazioni che coltivano un rapporto “umanizzato” con il paziente e con il territorio.

Come vogliamo definirla… una porcata?!

3) L’approvazione della D.G.R. ha portato con sé numerose polemiche, molte delle quali sono relative al come si è giunti alla sua stesura ed alla sua approvazione. Che pensiero ha al riguardo?

Approvare la cancellazione della psichiatria basagliana su scala regionale senza nessun tipo di dibattito né tra la cittadinanza né tra gli addetti ai lavoratori è decisamente una scelta “dittatoriale”. Però è anche una scelta stupida, perché ovviamente non c’è nessuno che sia d’accordo con l’iniziativa della Giunta regionale, non si sono nemmeno preparati il terreno… questo è sorprendente quanto sciocco. D’altra parte l’autoritarismo è sempre sciocco…

4) Preso atto dell’approvazione della delibera, pensa che essa sia da mantenere così com’è o sia necessario introdurre cambiamenti ed integrazioni? In quest’ultimo caso quali modifiche apporterebbe?

Sinceramente, spero solo che le cooperative e le associazioni, i medici e tutti gli altri soggetti interessati non si accontentino di salvaguardare la propria minima bottega. L’impianto di questa riforma è così negativo e ogni aspetto è così collegato agli altri che mi sembra impossibile pensare ad “aggiustamenti”. Faccio un esempio: la delibera dice chiaramente che gli utenti devono essere assegnati alle organizzazioni “finanziariamente solide”, dà priorità alle strutture “protette” e contemporaneamente riduce drasticamente a funzioni assistenziali il ruolo delle residenzialità “leggere”. A fianco a questo limita il ruolo del personale educativo e degli psicologi, depotenziando le funzioni di “cambiamento” terapeutico e psicoeducativo e per finire non dice una parola sulla psichiatria territoriale, sul sostegno alle famiglie… Insomma: se vogliamo paragonarla con il paradigma – mai completamente realizzato – di una psichiatria sociale e sugli insegnamenti dei servizi “triestini” siamo veramente agli antipodi. Non ci sono correzioni possibili con questo impianto. Si può al massimo salvare il meno peggio battendosi per la salvaguardia dei posti di lavoro. Ma limitarsi a questo vorrebbe dire lasciare che i pazienti e il servizio siano massacrati. Decisamente no.