Delibera Residenzialità Psichiatrica. Intervista a Laura Onofri

Questa settimana l’intervista è a Laura Onofri, consigliera e presidentessa della Commissione Diritti e pari Opportunità del Comune di Torino. 

La regione Piemonte ha approvato da poco una delibera – D.G.R. n. 30-1517 del 3 giugno 2015 – che mette mano alla residenzialità psichiatrica regionale, apportando grandi novità e cambiamenti. 

1) Ne era a conoscenza? Se si, attraverso quali canali è stato informato?

L’ho appreso attraverso i giornali e in modo più dettagliato quando ne è stata coinvolta la IV Commissione Consiliare del Comune di Torino di cui sono Consigliera.

2) Cosa pensa nel merito dei contenuti della delibera? Dal suo punto di vista di politico quali pensa che saranno le possibili conseguenze?

Con la delibera sono individuati tutti i Gruppi appartamento come assistenziali, con la conseguenza che, a partire dal 1 gennaio 2016, il 60% della retta,  prima a carico della sanità verrà posta a carico dei pazienti e dei loro famigliari o – qualora indigenti – dell’Amministrazione Comunale. Nel caso quest’ultima non disponesse di tali risorse dovrebbero chiudere alcune strutture, causando la perdita del servizio per centinaia di pazienti psichiatrici e del lavoro per gli operatori delle strutture. Ma questo è solo una parte del problema. Da un punto di vista della salute dei cittadini, considerare l’esperienza vissuta dai gruppi appartamento  solo dal punto di vista assistenziale  e non terapeutico significa rischiare un grave peggioramento per la loro salute, perchè verrebbero a mancare o a ridursi numericamente figure importanti e assolutamente indispensabili proprio da questo punto di vista. Per esempio è  prevista  spesso la presenza di un solo operatore sulle 24 ore e ciò porterà sicuramentead una diminuzione degli interventi terapeutici e sostanzialmente ad un servizio di  “badanza”.

3) L’approvazione della D.G.R. ha portato con sé numerose polemiche, molte delle quali sono relative al come si è giunti alla sua stesura ed alla sua approvazione. Che pensiero ha al riguardo?

Partendo dalla considerazione che un riordino di tutto il sistema fosse necessario e che ci sia bisogno di un accreditamento delle strutture, credo che sarebbe stato  opportuno un coinvolgimento  ed una condivisione di tutte le parti in causa prima dell’approvazione della D.G.R.,  e mi riferisco  sia  alle associazioni  dei familiari che dei lavoratori  del settore: psicologi,  psichiatri, infermieri, sindacati, e tutte le associazioni o cooperative di Comunità  Terapeutiche. Nell’audizione fatta in Comune in seno alla IV Commissione è stato sottolineata la scarsa informazioni che tutti questi soggetti hanno avuto circa l’approvazione e i contenuti della D.G.R. Il tavolo di lavoro convocato dopo l’approvazione della D.G.R.(credo che da un punto di vista metodologico e per una effettiva condivisione dovesse essere convocato prima) spero che possa colmare il deficit non solo di informazione, ma di reale coinvolgimento di tutti gli attori che lavorano nell’ambito della psichiatria, anche se le prime dichiarazioni dei soggetti che vi hanno partecipato sono state pessimistiche.

4) Preso atto dell’approvazione della delibera, pensa che essa sia da mantenere così com’è o sia necessario introdurre cambiamenti ed integrazioni? In quest’ultimo caso quali modifiche apporterebbe?

Credo che sia necessario sospendere la D.G.R. in attesa di un più ampio confronto con le parti in causa. E’ importante  che la D.G.R. non snaturi il  senso  e i principi della legge 180 che nella nostra Città è sempre stata il punto di riferimento su cui costruire  tutta l’impalcatura dei servizi e che ha consentito di ottenere  risultati considerati eccezionali. Da questo punto non si deve tornare indietro.

La 4° commissione della Città di Torino contraria alla delibera regionale sulla residenzialità psichiatrica

Ieri (9 luglio) si è discussa all’interno della 4° Commissione del Consiglio Comunale di Torino la mozione del consigliere Angelo D’Amico (area centro-destra) sulla riforma della residenzialità psichiatrica voluta ed approvata dalla giunta regionale targata Chiamparino e, nello specifico, dall’assessore regionale alla sanità Antonio Saitta. Anche in questa occasione il CPPP era presente.

Palazzo_di_Città_Torino

IN SINTESI:
La mozione è stata presentata da un singolo consigliere di opposizione che però ha portato ad una discussione comune e pressoché condivisa nelle riflessioni dai partecipanti di tutti i colori politici. Infatti tutti i consiglieri intervenuti hanno dichiarato apertamente la loro contrarietà nei confronti di una delibera ritenuta sbagliata sia nei contenuti che nelle modalità di elaborazione ed approvazione. In particolar modo è emerso come il Consiglio comunale sia stato tenuto all’oscuro di tutto, pur essendo stato inserito nella delibera un tema così importante quale quello della compartecipazione alle spese dell’utenza e dei comuni.
Sono intervenuti, oltre ad un portavoce del CPPP, anche psichiatri e rappresentanti delle categorie professionali coinvolte ed hanno sostanzialmente corroborato le tesi espresse in precedenza apportando dati tecnici e riflessioni più specifiche e dettagliate.
La 4° Commissione ha deciso di presentare al voto questo lunedì, all’interno di un Consiglio Comunale Straordinario, la mozione del consigliere D’Amico sottoscritta e fatta propria da tutto il gruppo (con l’esplicita intenzione di far sì che essa venga votata da tutti gli schieramenti). In essa si esplicita una valutazione negativa della delibera, si chiede la sospensione dell’attuazione del provvedimento e l’attivazione urgente di un tavolo di confronto tra le parti (il tavolo già attivato su richiesta del Consiglio Regionale e che partirà oggi 10 luglio), con l’obiettivo di procedere alla sostanziale modifica ed integrazione della delibera in questione. Dalle dichiarazioni e dai rumor che si sono susseguiti pare scontato che questo lunedì il Consiglio Comunale approvi tale mozione. Riteniamo però utile che più persone e colleghi psicologi partecipino per mostrare alla politica quanto questo tema sia importante per tutta la nostra professione. Vi invitiamo quindi a presenziare lunedì 13 luglio alle ore 10 presso il Comune della Città di Torino (Piazza Palazzo di Città, 1 Torino), in Sala Rossa.

NEL DETTAGLIO:
Vediamo ora una sintesi dei singoli interventi per dare una carrellata maggiormente puntuale delle posizioni espresse e per sottolineare i presenti (o gli assenti) ad un incontro che , a nostro avviso, è stato molto importante.
Il primo ad intervenire è stato il relatore della mozione, Angelo D’Amico, il quale, con toni molto pacati e poco polemici, ha sottolineato le criticità della delibera Saitta (assente se pur invitato) secondo due piani: uno tecnico ed uno politico. Nel primo ha posto in evidenza il passaggio della delibera in cui vengono considerate extra-LEA alcune prestazioni nelle strutture a bassa intensità prevedendo un contributo del 60% a carico dell’utente o, come detto, del Comune. Tale mossa porterà la Regione ad un guadagno circa di 11 milioni, guadagno che, ad avviso del consigliere, sarà vanificato da tutto ciò che capiterà come concausa all’interno della vita degli utenti e delle famiglie coinvolte (e che avrà costi forse maggiori). Sul piano politico ha espresso due considerazioni: la prima riguarda il metodo – anche la giunta Cota aveva cercato di affrontare la questione ma si era fermato davanti le barricate degli operatori, incoraggiati anche dall’allora opposizione di Centro-Sinistra – e la seconda di sostanza – il Comune non ha obblighi nel pagare la compartecipazione e, soprattutto, non ha soldi per farlo. Conclude il suo intervento chiedendo che la delibera venga almeno sospesa nella sua attuazione.
Viene poi letta una lettera di presa di posizione di Elide Tisi, Vice Sindaco del Comune di Torino e Vice Presidente dell’ANCI Piemonte, datata il 16 giugno e che la stessa, non avendo potuto presenziare all’incontro, ha chiesto che fosse citata come espressione del proprio pensiero. In essa si ribadisce la preoccupazione per gli effetti che la deliberà potrà avere e si sottolinea la pericolosità di considerare extra-LEA alcune prestazioni. La Tisi chiede che si arrivi ad una riscrittura della delibera anche attraverso la concertazione tra le parti in causa.
Il secondo consigliere a parlare è Maria Lucia Centillo la quale ha sottolineato alcuni punti già emersi ed ha affermato che alla base della scelta dell’Assessorato alla Sanità regionale vi è una prospettiva diversa rispetto a quella portata avanti dal Comune che ha invece sviluppato, negli ultimi tempi, la domiciliarità considerata quantitativamente e qualitativamente più vantaggiosa. La delibera sembra invece aver corso dietro al tema del risparmio, soprattutto attraverso la compartecipazione delle spese, anche forse per far fronte a scandali ed indagini della finanza sui Gruppi Appartamento. La consigliera ritiene importante tornare al senso ed ai principi della legge 180 che, sottolinea, è ancora in vigore. Anch’ella richiama ai costi non immediati, ma esosi, che la delibera produrrà in seguito e finisce l’intervento augurandosi che sia incoraggiata una più ampia presa di posizione pubblica dei CSM e delle associazioni di settore.
È intervenuta poi la consigliera Domenica Genisio che ha definito l’approccio della giunta regionale “non piacevole”. Ella ritiene che la Regione non possa deliberare su una questione che non è di sola sua competenza e ha chiesto che la delibera non venga applicata finché non sia chiuso il tavolo di confronto. La consigliera si dice non favorevole alla revoca della delibera ma alla sola sua sospensione.
Le parole della consigliera Laura Onofri sono perlopiù di stampo tecnico (come ed in che modo presentare la mozione) e di sottolineatura dei temi fin qui portati.
La 4° Commissione decide di dare parola al pubblico (composto da una ventina di partecipanti tra giornalisti e rappresentanti delle categorie professionali coinvolte).
La prima ad intervenire è Sara Cassin, Presidente Nazionale Fenascop, la quale si dice contenta di aver sentito le perplessità e le preoccupazioni dei consiglieri. Ricorda poi il percorso fin qui svolto da Fenascop ed alcuni eventi passati volti ad informare i professionisti e non solo di ciò che stava capitando. Ha riportato la forte preoccupazione degli operatori del settore e ha sottolineato una delle maggiori criticità della delibera: la preoccupante tempistica (tempo massimo previsto per adeguarsi a standard che sono cogenti è il 31 dicembre 2015). Anch’ella chiede che venga almeno modificata la data di attuazione.
Enrico Di Croce, Psichiatra dell’ASL To4, delegato ad intervenire anche per conto di Vilma Xocco, ha sottolineato come molte strutture non potranno più esistere secondo i parametri della delibera e saranno costrette a chiudere. La residenzialità pensata prevederà spesso la presenza di un solo operatore sulle 24 ore e ciò porterà all’appiattimento degli interventi e ad un approccio prevalentemente di badanza. I pazienti delle strutture che “moriranno” saranno trasferiti in comunità protette (quindi a maggior costo). Infine ha sottolineato come questa DGR prevede dei rigidi standard abitativi, gli stessi usati nell’area dell’handicap, cosa che a suo avviso non ha senso ed è inutile (unico caso in Italia): che immagine si ha della malattia mentale? I servizi a bassa copertura non avevano anche come obiettivo quello di donare normalità (con sembianze di casa) a chi ci abitava?
La dottoressa Monica Lo Cascio, Direttore Assessorato ai Servizi Sociali ed ai rapporti con le Aziende Sanitarie, sostiene che la delibera contrasta con il piano nazionale e che nasce da un approccio di tipo prestazionale e non basato sulla progettualità.
L’intervento del rappresentante del CPPP – Coordinamento Psicologi Psicoterapeuti Piemontesi – Dario Fieni, anche consigliere presso OPP, ha condiviso i punti fin qui emersi ed ha sottolineato 3 criticità:
1 la questione professionale: con l’attuazione della delibera centinaia di colleghi psicologi, assunti come educatori o convenzionati in ASL , rischieranno di perdere il proprio posto di lavoro. È necessario che ci si prenda carico di tale situazione e dell’impatto che essa avrà sulla vita dei singoli professionisti, delle loro famiglie e degli utenti con cui essi hanno a che fare. A rischiare il posto di lavoro non sono solo gli psicologi ma anche altri lavoratori di altre professioni.
2 la questione dal punto di vista degli utenti: i cambiamenti previsti in un lasso di tempo brevissimo (5 mesi a cui vanno tolte le vacanze estive e quelle invernali che in tempistiche italiane può essere tradotto in massimo tre mesi) provocheranno gravi ripercussioni sulla vita e sul percorso di cura degli utenti che vivono in comunità. Essi dovranno essere rivalutati dai CSM (già oberati di lavoro) e si vedranno sottratti di molte figure professionali importanti (come detto psicologi ma anche psichiatri ed infermieri ASL sostituiti da nuovo personale assunto dagli Enti Gestori). Ciò provocherà inevitabilmente malessere, che porterà a produrre verosimilmente un aumento di ricoveri in SPDC e Case di Cura (quindi un aumento dei costi a discapito dei risparmi ipotizzati).
3 la questione da un punto di vista sociale: la delibera attua un cambiamento sociale importante ed esso non può avvenire senza la condivisione ed il dialogo. Molte realtà, dalle associazioni dei familiari ai sindacati, non sono ancora oggi a conoscenza di ciò che sta capitando o hanno informazioni molto frammentarie. Questo grave difetto di informazione va superato e si deve permettere a tutti di potersi esprimere su un tema di così ampia rilevanza collettiva.