VERSO IL REFERENDUM DEL CODICE DEONTOLOGICO DEGLI PSICOLOGI ITALIANI: LA POSIZIONE E LE RAGIONI DEL COORDINAMENTO

Cari colleghi,

In questi giorni aprendo la buca delle lettere, tra una bolletta del gas, una cartolina provenienti da mari esotici dei vostri amici non psicologi e la rata di qualche corso di formazione, sarete probabilmente inciampati nel prezioso kit, ad alta tecnologia, con il quale potrete dare il vostro parere rispetto alle modifiche preventivate del nostro amato codice deontologico.

In data 07/07/2012 e 14/12/2012 il CNOP ha deliberato l’avvio della procedura di consultazione referendaria per l’aggiornamento del codice come suo espresso dovere istituzionale sancito dalla legge n° 56/1989 ­ Ordinamento della Professione di Psicologo – all’art. 28 comma 6, lettera c (il Consiglio nazionale dell’Ordine: “predispone ed aggiorna il codice deontologico, vincolante per tutti gli iscritti, e lo sottopone all’approvazione per referendum agli stessi”).

Come espressamente affermato dal presidente del CNOP Giuseppe Luigi Palma: “Le proposte di modifica riguardano gli articoli 1, 5 e 21 del Codice deontologico. In particolare le modifiche degli articoli 1 e 5 riguardano rispettivamente l’estensione esplicita delle regole deontologiche alle prestazioni online e il recepimento di quanto disposto dal DPR 137/2012 in materia di aggiornamento professionale. La proposta di modifica dell’art. 21 intende rendere più efficace l’azione di contrasto da parte degli Ordini all’abuso della professione ed evidenziare la responsabilità degli Psicologi nel tutelare il diritto costituzionale alla salute dei cittadini che viene affidato dallo Stato ai professionisti e che prevale anche sul diritto a diffondere conoscenze e insegnamenti”.

Qui stando alle comunicazioni ufficiali, una delle grandi eccellenze del nostro ricco paese, ma la realtà, come ben sappiamo, è alquanto più faticosa e spesso non così trasparente.

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Proviamo insieme ad approfondire articolo per articolo in maniera critica, attenta e propositiva:

ARTICOLO 1

Vigente:

Le regole del presente Codice Deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all’Albo degli psicologi. Lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza, e l’ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilità disciplinare.

Proposta di modifica:

Le regole del presente Codice Deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all’Albo degli psicologi. Lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza e l’ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilità disciplinare. Le stesse regole si applicano anche nei casi in cui le prestazioni, o parti di esse, vengano effettuate a distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo elettronico e/o telematico.

Osservando attentamente l’articolo vigente se ne denota l’appropriatezza lessicale e giuridica, la capacità, dei “padri costituenti”, di riassumere sinteticamente la sacrosanta responsabilità che ci compete. La specifica aggiunta nella versione in discussione, seppur condivisibile, pare ridondante, specificando un singolo ambito di applicazione. Pur nella consapevolezza che, quando il codice è stato redatto le prestazioni online ancora non erano effettuate, ci chiediamo come mai è nata la necessità di specificare tale applicazione e non altre (le prestazioni in ambito comunitario, sanitario, legale, private ecc.) e anche se si procedesse in futuro in tal senso si rischierebbe di trasformare il codice in una lista della spesa interminabile. Per esplicare ulteriormente la nostra posizione permetteteci un esempio: pensate se alla prima parte dell’articolo 1 della Costituzione italiana (“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”), aggiungessimo i differenti ambiti lavorativi, con la conseguenza immaginabile che la Costituzione occuperebbe l’intero Quirinale e sarebbe di conseguenza spogliata della propria centralità identitaria e giuridica.

A nostro avviso non è il codice deontologico l’ordinamento che si presta a specifiche particolari e contestuali, ma bensì sono necessarie delle linee guida atte a regolare le prestazioni psicologiche fatte online, tralasciando tentativi, più o meno espliciti, di legittimazione di pratiche ancora in discussione nella letteratura di riferimento. Per tali motivazioni il CPPP VOTERÀ NO ALLA MODIFICA DELL’ARTICOLO 1!!

ARTICOLO 5

Vigente:

Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione professionale e ad aggiornarsi nella propria disciplina specificatamente nel settore in cui opera. Riconosce i limiti della propria competenza ed usa, pertanto, solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti ed i riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate.

Proposta di modifica:

Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale, con particolare riguardo ai settori nei quali opera. La violazione dell’obbligo di formazione continua, determina un illecito disciplinare che è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale. Riconosce i limiti della propria competenza e usa, pertanto solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti e riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate.

La necessità di modifica dell’articolo 5 nasce dalle esigenze dettate dal DPR 137/2012 in materia di aggiornamento professionale, uno dei tanti regali fatti alle nuove generazioni, dal governo dei professori, che purtroppo per il nostro paese si sono rivelati mossi da ideali oligarchici.

Specificare in tal senso l’articolo 5 significa, a nostro avviso, vincolarlo ad una legge deliberatamente interessata e strumentale che, siamo ottimisti, in futuro sarà probabilmente cambiata. L’articolo ci appare già, nella sua elegante versione originale, molto chiaro rispetto all’obbligo formativo.

Come già ampiamente affermato in precedenti articoli e nel flash mob all’Ordine degli psicologi del Piemonte dello scorso 24 settembre 2012, siamo contrari alla formazione burocratizzata, coercitiva e finalizzata alla logica della crocetta più che all’acquisizione di conoscenza. Auspichiamo invece una formazione basata sull’impegno e l’etica individuale, sull’esperienza del LAVORO.

La formazione psicologica richiederebbe protocolli di eccellenza chiari, che specifichino il monte ore necessario, i contenuti, le modalità di attuazione. Anche in questo caso, non sembra sensato comprimere una questione complessa e delicata in una breve frase composta con superficialità. Il cambiamento epocale che chiediamo è quello di una FORMAZIONE CONTINUA SOSTENIBILE che non foraggi quello che abbiamo definito cannibalismo professionale, gli ECM pagati degli strutturati da una parte, tra un crocetta e un buffet, e la corsa alla sopravvivenza precaria, tra un corso di specializzazione e nessuna possibilità lavorativa dall’altra. Per tali motivazioni il CPPP VOTERÀ NO ALLA MODIFICA DELL’ARTICOLO 5!!

ARTICOLO 21

Vigente:

Lo psicologo, a salvaguardia dell’utenza e della professione, è tenuto a non insegnare l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati alla professione di psicologo, a soggetti estranei alla professione stessa, anche qualora insegni a tali soggetti discipline psicologiche. È fatto salvo l’insegnamento agli studenti del corso di laurea in psicologia, ai tirocinanti, ed agli specializzandi in materie psicologiche.

Proposta di modifica:

L’insegnamento dell’uso di strumenti e tecniche conoscitive e di intervento riservati alla professione di psicologo a persone estranee alla professione stessa costituisce violazione deontologica grave.Costituisce aggravante avallare con la propria opera professionale attività ingannevoli o abusive concorrendo all’attribuzione di qualifiche, attestati o inducendo a ritenersi autorizzati all’esercizio di attività caratteristiche dello psicologo.

Sono specifici della professione di psicologo tutti gli strumenti e le tecniche conoscitive e di intervento relative a processi psichici (relazionali, emotivi, cognitivi, comportamentali) basati sull’applicazione di principi, conoscenze, modelli o costrutti psicologici.

È fatto salvo l’insegnamento di tali strumenti e tecniche agli studenti dei corsi di studio universitari in psicologia e ai tirocinanti . E’ altresì fatto salvo l’insegnamento di conoscenze psicologiche.

Concentrandoci per ultimo sull’articolo 21 ci appare chiaro un primo punto: i nostri illustri rappresentanti nazionali, forse per la lunga militanza istituzionale, forse per i troppi capelli bianchi e i tanti anni ormai passati da quando erano sui banchi di scuola a prendere bacchettate sulle dita dalle loro rimpiante professoresse, si sono dimenticati le regole grammaticali: urge insomma una formazione continua in tal senso!

Il nuovo articolo risulta ambivalente, si presta a molteplici interpretazioni, scritto senza necessaria competenza giuridica e passibile di ulteriori future modifiche. Ciò nonostante le variazioni proposte appaiono importanti per sancire ulteriormente le specificità della nostra professione e il divieto all’insegnamento ad altri degli strumenti ed atti tipici dello psicologo. Ad onor del vero anche la versione vigente esplicita in maniera chiara i limiti suddetti, ma vista l’incapacità della categoria a fare rispettare tale divieto e l’indole italica a trovare sentieri raggiranti, sembra necessaria un ulteriore e più chiara esplicitazione. Per tali motivazioni il CPPP VOTERÀ SI ALLA MODIFICA DELL’ARTICOLO 21!! 

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In conclusione appare necessaria qualche puntualizzazione.

Siamo stati in diverse occasioni critici, in un ottica però sempre propositiva, rispetto alle generazioni di psicologi che ci hanno preceduti; è però necessario riconoscere i progressi fondamentali fatti nei decenni scorsi: la legge n° 56/1989, il codice deontologico, l’ordine e l’ENPAP, rappresentano altrettante fondamentali conquiste della nostra categoria professionale, sta a noi salvaguardarle e “utilizzarle” per il bene dell’intera comunità e non solo per quello di pochi, come oggi viene fatto.

Nonostante l’importanza che riconosciamo ad una revisione periodica del nostro ordinamento, sembra non apparire sui tavoli istituzionale il problema nodale della contemporaneità: la mancanza del LAVORO!!!

Infine ci sembra importante specificare che l’obbligo formativo non dovrebbe riguardare chi, di fatto, nonostante sia iscritto all’ordine, non esercita la professione, non per esigenze personali ma per mancanza del famigerato LAVORO!!!!