Delibera Residenzialità Psichiatrica. Intervista ad Elia Impaloni

Questa settimana l’intervista è stata fatta ad Elia Impaloni, assessora per le Politiche per le emergenze sociali, i Servizi alla persona e le Politiche sociali per la famiglia, i bambini e i giovani del Comune di Novara.

La regione Piemonte ha approvato da poco una delibera – D.G.R. n. 30-1517 del 3 giugno 2015 – che mette mano alla residenzialità psichiatrica regionale, apportando grandi novità e cambiamenti.

1) Ne era a conoscenza? Se si, attraverso quali canali è stato informato?

In un incontro presso Anci ho potuto approfondire prima non ne ero a conoscenza

2) Cosa pensa nel merito dei contenuti della delibera? Dal suo punto di vista di politico quali pensa che saranno le possibili conseguenze?

Le conseguenze sembra si ripercuotano sul cittadino e sulle famiglie ma come in ogni altro campo… difficile essere.chiari e poco banali in questa considerazione

3) L’approvazione della D.G.R. ha portato con sé numerose polemiche, molte delle quali sono relative al come si è giunti alla sua stesura ed alla sua approvazione. Che pensiero ha al riguardo?

Nei processi decisionali, soprattutto per quanto riguarda materie sociali, sarebbe interessante poter partecipare ad un dialogo condiviso tra le parti.  Mi auguro siano stati sentiti ascoltati e presi in considerazione anche i soggetti che a vario livello sono coinvolti in questa realtà . Dal decisore all’esperto alla famiglia al soggetto psichiatrico…

4) Preso atto dell’approvazione della delibera, pensa che essa sia da mantenere così com’è o sia necessario introdurre cambiamenti ed integrazioni? In quest’ultimo caso quali modifiche apporterebbe?

spero ci sia spazio per i cambiamenti almeno dopo un primo rodaggio… per essere più chiara in questo tempo per i prossimi 5 mesi sarebbe opportuno istituire momenti territoriali di confronto per verificare

a. Se le modifiche poste in evidenza nella dgr sono state applicate si stanno applicando sono applicabili …

b. se funzionano

c. Quali migliore possibile apportare. Incontri però suddivisi per territori non oceanici che producano confronti chiari e non polemici.

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Giornate basagliane: 23 e 24 ottobre a Torino. Dibattiti, confronti e tavole rotonde a 37 anni dalla Legge Basaglia.

A oltre 35 anni dalla “Legge Basaglia”, dopo le recenti scosse alla psichiatria piemontese, sembra forte l’esigenza di fermarsi a riflettere sullo stato del sistema psichiatrico regionale e nazionale.
In memoria della grande riforma psichiatrica italiana e del suo infaticabile sostenitore, abbiamo intitolato l’evento Giornate Basagliane.

23 e 24 ottobre 2015
Caffè Basaglia
Via Mantova 34, Torino

Due giornate di dibattiti, tavole rotonde e confronti tra operatori del settore, politici, familiari, esperti

Evento promosso da:
ARCI nazionale
CPPP Coordinamento Psicologi Psicoterapeuti Piemonte
CUB Sanità
STOP OPG Piemonte

Aderiscono:
Mad Pride
Psichiatria Democratica

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1669838636562156/

VOLANTINO A4

Per informazioni contattare: giornatebasagliane@libero.it

Delibera Residenzialità Psichiatrica. Intervista ad Alessandro Zanetti

Riprendiamo le interviste sulla delibera sulla residenzialità psichiatrica dopo una breve pausa. Oggi diamo voce ad Alessandro Zanetti della CUB Piemonte, sindacato di base operante in tutta Italia.

La regione Piemonte ha approvato da poco una delibera – D.G.R. n. 30-1517 del 3 giugno 2015 – che mette mano alla residenzialità psichiatrica regionale, apportando grandi novità e cambiamenti.

1) Ne era a conoscenza? Se si, attraverso quali canali è stato informato?

Sono venuto a conoscenza dell’esistenza della delibera dopo la sua approvazione in Giunta, attraverso i canali della comunicazione specializzata in ambito sociale, politico e sindacale, forse, se ricordo bene tramite un post sulla pagina Facebook di qualche ente. E’ sorprendente come una riforma così importante sia stata approvata in modo così poco trasparente.

2) Cosa pensa nel merito dei contenuti della delibera? Dal suo punto di vista di politico quali pensa che saranno le possibili conseguenze?

Come militante sindacale mi pare del tutto evidente che questa delibera avrà – se mantenuta – conseguente gravissime sul piano occupazionale, spazzando via centinaia di posti di lavoro per educatori, psicologi, infermieri… Ma vorrei fare un ragionamento più ampio e non strettamente corporativo: la delibera disegna un nuovo modello dei servizi di psichiatria. Adottata con la scusa del risparmio, in realtà produrrà una riduzione della qualità del sostegno psicoeducativo per i pazienti “meno compromessi”, fino alla loro totale dimissione. Questo produrrà moltissimi aggravamenti che riporteranno i pazienti all’interno dei servizi sanitari, ma non più quelli “leggeri”, ma quelli ad alta intensità, cioè i più medicalizzati ed i più costosi, quelli approntati dalle grandi aziende sia non-profit che profit. Poi la DGR stessa dice chiaramente che i pazienti devono essere affidati anche con il criterio della “solidità finanziaria” dell’ente.

Quindi una delibera apparentemente votata alla appropriatezza e al risparmio finirà per aggravare la sofferenza dei pazienti; aumentare il costo complessivo dei servizi; favorire le grandi aziende che offrono servizi standardizzati e tagliare fuori le piccole organizzazioni che coltivano un rapporto “umanizzato” con il paziente e con il territorio.

Come vogliamo definirla… una porcata?!

3) L’approvazione della D.G.R. ha portato con sé numerose polemiche, molte delle quali sono relative al come si è giunti alla sua stesura ed alla sua approvazione. Che pensiero ha al riguardo?

Approvare la cancellazione della psichiatria basagliana su scala regionale senza nessun tipo di dibattito né tra la cittadinanza né tra gli addetti ai lavoratori è decisamente una scelta “dittatoriale”. Però è anche una scelta stupida, perché ovviamente non c’è nessuno che sia d’accordo con l’iniziativa della Giunta regionale, non si sono nemmeno preparati il terreno… questo è sorprendente quanto sciocco. D’altra parte l’autoritarismo è sempre sciocco…

4) Preso atto dell’approvazione della delibera, pensa che essa sia da mantenere così com’è o sia necessario introdurre cambiamenti ed integrazioni? In quest’ultimo caso quali modifiche apporterebbe?

Sinceramente, spero solo che le cooperative e le associazioni, i medici e tutti gli altri soggetti interessati non si accontentino di salvaguardare la propria minima bottega. L’impianto di questa riforma è così negativo e ogni aspetto è così collegato agli altri che mi sembra impossibile pensare ad “aggiustamenti”. Faccio un esempio: la delibera dice chiaramente che gli utenti devono essere assegnati alle organizzazioni “finanziariamente solide”, dà priorità alle strutture “protette” e contemporaneamente riduce drasticamente a funzioni assistenziali il ruolo delle residenzialità “leggere”. A fianco a questo limita il ruolo del personale educativo e degli psicologi, depotenziando le funzioni di “cambiamento” terapeutico e psicoeducativo e per finire non dice una parola sulla psichiatria territoriale, sul sostegno alle famiglie… Insomma: se vogliamo paragonarla con il paradigma – mai completamente realizzato – di una psichiatria sociale e sugli insegnamenti dei servizi “triestini” siamo veramente agli antipodi. Non ci sono correzioni possibili con questo impianto. Si può al massimo salvare il meno peggio battendosi per la salvaguardia dei posti di lavoro. Ma limitarsi a questo vorrebbe dire lasciare che i pazienti e il servizio siano massacrati. Decisamente no.

Delibera Residenzialità Psichiatrica. Intervista a Laura Onofri

Questa settimana l’intervista è a Laura Onofri, consigliera e presidentessa della Commissione Diritti e pari Opportunità del Comune di Torino. 

La regione Piemonte ha approvato da poco una delibera – D.G.R. n. 30-1517 del 3 giugno 2015 – che mette mano alla residenzialità psichiatrica regionale, apportando grandi novità e cambiamenti. 

1) Ne era a conoscenza? Se si, attraverso quali canali è stato informato?

L’ho appreso attraverso i giornali e in modo più dettagliato quando ne è stata coinvolta la IV Commissione Consiliare del Comune di Torino di cui sono Consigliera.

2) Cosa pensa nel merito dei contenuti della delibera? Dal suo punto di vista di politico quali pensa che saranno le possibili conseguenze?

Con la delibera sono individuati tutti i Gruppi appartamento come assistenziali, con la conseguenza che, a partire dal 1 gennaio 2016, il 60% della retta,  prima a carico della sanità verrà posta a carico dei pazienti e dei loro famigliari o – qualora indigenti – dell’Amministrazione Comunale. Nel caso quest’ultima non disponesse di tali risorse dovrebbero chiudere alcune strutture, causando la perdita del servizio per centinaia di pazienti psichiatrici e del lavoro per gli operatori delle strutture. Ma questo è solo una parte del problema. Da un punto di vista della salute dei cittadini, considerare l’esperienza vissuta dai gruppi appartamento  solo dal punto di vista assistenziale  e non terapeutico significa rischiare un grave peggioramento per la loro salute, perchè verrebbero a mancare o a ridursi numericamente figure importanti e assolutamente indispensabili proprio da questo punto di vista. Per esempio è  prevista  spesso la presenza di un solo operatore sulle 24 ore e ciò porterà sicuramentead una diminuzione degli interventi terapeutici e sostanzialmente ad un servizio di  “badanza”.

3) L’approvazione della D.G.R. ha portato con sé numerose polemiche, molte delle quali sono relative al come si è giunti alla sua stesura ed alla sua approvazione. Che pensiero ha al riguardo?

Partendo dalla considerazione che un riordino di tutto il sistema fosse necessario e che ci sia bisogno di un accreditamento delle strutture, credo che sarebbe stato  opportuno un coinvolgimento  ed una condivisione di tutte le parti in causa prima dell’approvazione della D.G.R.,  e mi riferisco  sia  alle associazioni  dei familiari che dei lavoratori  del settore: psicologi,  psichiatri, infermieri, sindacati, e tutte le associazioni o cooperative di Comunità  Terapeutiche. Nell’audizione fatta in Comune in seno alla IV Commissione è stato sottolineata la scarsa informazioni che tutti questi soggetti hanno avuto circa l’approvazione e i contenuti della D.G.R. Il tavolo di lavoro convocato dopo l’approvazione della D.G.R.(credo che da un punto di vista metodologico e per una effettiva condivisione dovesse essere convocato prima) spero che possa colmare il deficit non solo di informazione, ma di reale coinvolgimento di tutti gli attori che lavorano nell’ambito della psichiatria, anche se le prime dichiarazioni dei soggetti che vi hanno partecipato sono state pessimistiche.

4) Preso atto dell’approvazione della delibera, pensa che essa sia da mantenere così com’è o sia necessario introdurre cambiamenti ed integrazioni? In quest’ultimo caso quali modifiche apporterebbe?

Credo che sia necessario sospendere la D.G.R. in attesa di un più ampio confronto con le parti in causa. E’ importante  che la D.G.R. non snaturi il  senso  e i principi della legge 180 che nella nostra Città è sempre stata il punto di riferimento su cui costruire  tutta l’impalcatura dei servizi e che ha consentito di ottenere  risultati considerati eccezionali. Da questo punto non si deve tornare indietro.

Delibera Residenzialità Psichiatrica. Intervista a Paolo Tiramani

Continuiamo con le interviste. Paolo Tiramani, esperto sanità della Lega Nord Piemonte e assessore del Comune di Borgosesia, ha così risposto:

La regione Piemonte ha approvato da poco una delibera – D.G.R. n. 30-1517 del 3 giugno 2015 – che mette mano alla residenzialità psichiatrica regionale, apportando grandi novità e cambiamenti.

1) Ne era a conoscenza? Se si, attraverso quali canali è stato informato?

Ho saputo della delibera e delle sue conseguenze come molti a fatto compiuto. Mi occupo di socio assistenziale, lavorando da oltre un anno per una cooperativa sociale che ha anche comunità psichiatriche.

2) Cosa pensa nel merito dei contenuti della delibera? Dal suo punto di vista di politico e professionista del settore quali pensa che saranno le possibili conseguenze?

Negli anni precedenti era stato fatto un buon lavoro dal punto di vista tecnico, andando ad innalzare i minutaggi di alcune figure professionali, dando più qualita’ al lavoro svolto dalle comunità, andando ad avvicinare il modello piemontese a quello lombardo che eccelle in materia di disabilità, ora abbassando i minutaggi delle figure professionali più importanti e andando ad alzare l’assistenza base, si ottiene un impoverimento del livello globale dei progetti educativi degli ospiti psichiatrici.

3) L’approvazione della D.G.R. ha portato con sé numerose polemiche, molte delle quali sono relative al come si è giunti alla sua stesura ed alla sua approvazione. Che pensiero ha al riguardo?

Una materia tanto complessa, non si discute con pochi eletti e quanto meno andavano coinvolti più pesantamente gli albi professionali interessati. Che non se ne sia discusso a lungo politicamente forse è un bene, troppi eletti incompetenti riportano spesse visioni distorte. Chi avvantaggia questa riforma? La Regione che attraverso le Asl ha minori esborsi nei convenzionalmente? Le cooperative? E’ vero che si abbassano le rette ma diminuiscono i costi del personale e soprattutto con rette anche inferiori del 30 per cento rispetto ad altre regioni del Nord, si spera di far loro un favore, creando mobilità psichiatrica attiva?

4) Preso atto dell’approvazione della delibera, pensa che essa sia da mantenere così com’è o sia necessario introdurre cambiamenti ed integrazioni? In quest’ultimo caso quali modifiche apporterebbe?

Bisogna come per il settore anziani, individuare un sistema regionale, univoco per tutte le Asl, non tanto per i minutaggi quanto per le rette. I minutaggi così come sono non vanno assolutamente bene, vanno riviste in aumento le ore dell area riabilitativa, andando anche a definire specificatamente se i terapisti occupazionali rientrano o no nella fattispecie (altra annosa questione), diminuendo i già elevati numeri legati all assistenza base stretta. Meno oss, più educatori, psicologi, fisioterapisti e logopedisti, lo dico avendo gestito delle RAF disabili che si avvicinano molto al concetto di comunità psichiatrica.

Delibera Residenzialità Psichiatrica. Intervista a Sara Cassin

Oggi diamo voce a Sara Cassin, Presidente Nazionale della FENASCOP (Federazione Nazionale Strutture Comunitarie Psicosocioterapeutiche).

La regione Piemonte ha approvato da poco una delibera – D.G.R. n. 30-1517 del 3 giugno 2015 – che mette mano alla residenzialità psichiatrica regionale, apportando grandi novità e cambiamenti.

1) Ne era a conoscenza? Se si, attraverso quali canali è stato informato?

La FENASCOP, Federazione Nazionale delle Strutture Comunitarie Psicosocioterapeutiche, di cui sono presidente nazionale, ha appreso della DGR 30, come tutti, credo, da una dichiarazione dell’Assessore Saitta comparsa sui giornali l’indomani della seduta della Giunta del 3 giugno 2015. Questo particolare non è del tutto irrilevante poiché qualche giorno prima, e precisamente il 22 maggio, l’Assessore e il Dott. Demicheli avevano convocato in Assessorato alcuni rappresentanti dei gestori (Fenascop, Alleanza delle Cooperative e Uecoop) insieme ai rappresentanti del coordinamento delle 21 Associazioni di utenti e familiari del Piemonte annunciando in quella sede la volontà e la necessità (a seguito di sollecitazioni da un lato del Tavolo Ministeriale che verifica le azioni concrete del piano di rientro cui la nostra regione è da tempo sottoposta, dall’altro della Corte dei Conti) di riordinare il complesso sistema della residenzialità psichiatrica, in particolar modo l’ambito dei Gruppi Appartamento, segnalati dal Tavolo romano come una anomalia da rettificare. In quell’occasione, sia i gestori che i familiari hanno espresso un sincero apprezzamento delle intenzioni dell’assessorato e si sono dichiarati (una volta di più, dal momento che prima di quel 22 maggio avevano più volte richiesto un tavolo di confronto sul tema della residenzialità leggera e della compartecipazione alla spesa, altro tema molto delicato e complesso) disponibili a collaborare nell’ambito di un tavolo tecnico di supporto alle eventuali decisioni operative dell’Assessorato, per “centrare” gli obiettivi di riordino, conoscendo bene, dalla prospettiva dell’esperienza sul campo, la materia trattata. Sia l’Assessore che il Dott. Demicheli avevano concluso l’incontro assicurando che il percorso di riordino sarebbe stato condiviso. Il 29 maggio, nel corso del convegno “Psichiatria senz’anima?” promosso dalle Associazioni dei familiari e utenti in partnership con i gestori e patrocinato da Regione e Comune di Torino, consiglieri regionali, lo stesso Dott. Demicheli e il Vicesindaco di Torino, insieme ai rappresentanti dei DSM, convenivano sulla necessità di un percorso condiviso per riordinare quest’ambito. Il primo giorno lavorativo, dopo il convegno, la dichiarazione dell’ Ass. Saitta sui giornali….

2) Cosa pensa nel merito dei contenuti della delibera? Dal suo punto di vista di professionista del settore quali pensa che saranno le possibili conseguenze? 3) L’approvazione della D.G.R. ha portato con sé numerose polemiche, molte delle quali sono relative al come si è giunti alla sua stesura ed alla sua approvazione. Che pensiero ha al riguardo?

Pur essendo, come detto prima, assolutamente necessaria una normativa che mettesse ordine e sanasse delle effettive anomalie tutte piemontesi, in particolar modo sulla eccessiva eterogeneità discrezionale dei trattamenti e delle prestazioni che di fatto non garantivano l’equità e la pari accessibilità alle prestazioni SANITARIE ai tutti i cittadini piemontesi, i contenuti della delibera riflettono innanzitutto un importante vizio metodologico. E’ evidente che i dati ed i riferimenti che sono divenuti i parametri di riferimento di questo riordino non sono quelli con i quali tutti noi (gestori, DSM, utenti e familiari) quotidianamente ci confrontiamo ed è francamente difficile capire da dove siano stati ricavati e con quale processo logico. Il dubbio è che la linea guida concettuale seguita sia stata quella di inquadrare non già i conti (perché questa Delibera non abbasserà i costi, ma li farà fatalmente lievitare), ma una qualche apparentemente inconoscibile tabella che incrocia budget disponibile, indici di teorico fabbisogno e percentuali altrettanto teoriche di necessari tagli di “posti letto”. La certezza è invece che tutto quanto è contenuto nel dispositivo e nell’allegato alla DGR non è frutto di consultazioni e confronti con le parti non tanto “interessate” come dice l’Assessore Saitta, adombrando il sospetto di chissà quali prerogative o privilegi, quanto “competenti” perché quotidianamente ingaggiate concretamente nella gestione della riabilitazione, della terapia, del reinserimento sociale e lavorativo, insomma del lavoro in trincea. Le possibili conseguenze, oltre a quelle di un incremento esponenziale dei costi e dell’inappropriatezza delle prestazioni, saranno anche quelle di un’ ovvia conflittualità che sarebbe stata facilmente evitabile semplicemente seguendo i passaggi istituzionali e logici che qualsiasi operazione così importante e ponderosa richiede. Non credo personalmente alla giustificazione della fretta di uscire dal piano di rientro, di rispondere alla Corte dei Conti, di sbloccare finanziamenti ministeriali. Da imprenditore e da lavoratore, come molti, sono convinta che quando i dati di contesto e le idee sono chiari, quando sono condivisi gli obiettivi e l’onestà intellettuale, non sia difficile trovare e concretizzare soluzioni anche in poco tempo, lavorando sodo. Dal 3 giugno ad oggi abbiamo soltanto prodotto un gran polverone (assolutamente legittimo e prevedibile) che non solo non farà bene a nessuno, ma rallenterà i tempi di realizzazione del riordino. Sono emerse chiaramente importantissime criticità anche sul merito della DGR, dallo scadimento della riabilitazione verso l’assistenza, che scopre la fragilità dell’eterno dibattito tra la concezione della patologia psichiatrica come una malattia a tutti gli effetti o come stortura sociale che produce stigma e lede i diritti di autodeterminazione… Tradotto: i gruppi appartamento sono case o luoghi di cura? Anche solo questa banale distinzione mette in luce la distanza siderale tra la sociologia della cura e gli standard dei DRG e dell’EVIDENCE BASED MEDICINE. Ma entrambe queste legittime istanze hanno bisogno di risorse e di pensiero strategico per essere “applicabili” in concreto. Ed allora se si tratta di sociologia, cultura ed assistenza il portafoglio dal quale attingere sarà uno, se invece parliamo di prestazioni sanitarie e LEA dovrà essere necessariamente un altro… giusto per continuare ad aderire solo alla logica dei conti! Al di là della filosofia, se la DGR rimarrà quella che è, avremo, come sappiamo, molti psicologi senza lavoro, avremo imprenditori (profit e non profit) disperati alla ricerca di OSS oggi introvabili sul mercato, specie se minimamente esperti nella gestione della complessità della psicopatologia, spesso complicata da ulteriori aspetti che riguardano per esempio le misure di sicurezza… Avremo pazienti con bisogni di terapia riabilitazione, reinserimento e vigilanza (se con misure di sicurezza) che non potranno che essere “ricollocati” (cit da delibera…) in strutture ad altissima “copertura” sanitaria che oggi sono rimaste quelle ospedaliere, tanto costose quanto inappropriate…

4) Preso atto dell’approvazione della delibera, pensa che essa sia da mantenere così com’è o sia necessario introdurre cambiamenti ed integrazioni? In quest’ultimo caso quali modifiche apporterebbe?

I cambiamenti necessari sono quelli che stanno nell’intersezione tra l’appropriatezza, la competenza, la legittimità, la sostenibilità e le risorse disponibili. Tutte categorie ben conosciute dai cosiddetti “stake holders”, che non sono solo portatori di interesse (e l’essere portatori di interesse è un fatto non una colpa o una vergogna….), ma anche di dirittti e di competenze. Occorre avere ben chiari gli ambiti (clinico, tecnico-organizzativo, politico, economico) e ragionare onestamente su tavoli diversi ma interconnessi e giungere ad una sintesi. Questa è appropriatezza.

Delibera Residenzialità Psichiatrica. Intervista ad Annalisa Sala

Con l’intervista di oggi andiamo nel territorio biellese, dove cooperative ed enti si stanno muovendo e coordinando per discutere e ragionare sulla delibera. Nello specifico a risponderci è stata Annalisa Sala, direttrice del Consorzio socio assistenziale IRIS del Biellese occidentale. Ecco le sue risposte.

La regione Piemonte ha approvato da poco una delibera – D.G.R. n. 30-1517 del 3 giugno 2015 – che mette mano alla residenzialità psichiatrica regionale, apportando grandi novità e cambiamenti.

1) Ne era a conoscenza? Se si, attraverso quali canali è stato informato?

Ho avuto la notizia della delibera il giorno successivo alla sua approvazione nel corso di una riunione di tutti gli EEGG dei servizi socio assistenziali. Confermo che nessuno è stato preventivamente consultato. C’è da dire però che la necessità di rivedere il sistema a seguito delle osservazioni e determinazioni adottate dal Tavolo Stato/Regioni era noto da lungo tempo a tutti ma… come ormai da tempo succede in questo Paese si sperava che…..

2) Cosa pensa nel merito dei contenuti della delibera? Dal suo punto di vista di professionista del settore quali pensa che saranno le possibili conseguenze?

Il rischio di una dequalificazione dei servizi sicuramente c’è laddove esiste un sistema strutturato e governato (leggasi Biella). Non conosco però qual è il livello dei servizi psichiatrici territoriali nell’intero Piemonte e quindi non sono in grado di valutare se la Regione, nel rivedere gli standard, ha tenuto conto di un livello medio di servizio compatibile anche con la sua sostenibilità economica. Certo dirimente sarebbe sapere quale tavolo di lavoro (e con che composizione) ha lavorato sulla delibera.

3) L’approvazione della D.G.R. ha portato con sé numerose polemiche, molte delle quali sono relative al come si è giunti alla sua stesura ed alla sua approvazione. Che pensiero ha al riguardo?

Penso che l’Assessore Saitta abbia fatto proprio il modello di governo che caratterizza il governo del nostro Paese in questo periodo… Quindi la situazione ci deve preoccupare sia come cittadini che come operatori perché la dgr sul sistema dei servizi territoriali psichiatrici non è che uno degli atti che ci devono preoccupare. Ne rammento almeno altri due: la revisione dei distretti sociosanitari (cd distretto forte) e un ‘Patto per il Sociale’ in cui la sanità è il grande assente… Il mio sentore, per quanto riguarda l’integrazione socio sanitaria, è quello di un ritorno ante L 833/78!!!

4) Preso atto dell’approvazione della delibera, pensa che essa sia da mantenere così com’è o sia necessario introdurre cambiamenti ed integrazioni? In quest’ultimo caso quali modifiche apporterebbe?

Da quanto leggo (dichiarazioni e quant’altro..) non credo ci sia alcuno spazio per la revisione della delibera. L’unica cosa che si deve e può fare -pena l’implosione del sistema dei servizi socio assistenziali- è la sua integrazione attraverso un atto con cui la Regione (mettendo in pratica un’ intenzione espressa in primavera ad un incontro tra Reschigna, Saitta e Ferrari e gli EE GG -compreso Comune di Torino-) è trasferire agli EEGG la spesa già sostenuta dalle ASL su questa partita, garantendo ovviamente, almeno in una prima fase, la spesa storica per ogni territorio. Contabilmente quest’operazione dovrebbe essere fattibile (la Regione diminuisce la spesa sanitaria ed aumenta quella sociale di pare importo) perché se è vero che questi interventi non sono più imputabili alla spesa sanitaria è altrettanto vero che sono imputabili alla spesa sociale e quindi…. A quel punto gli EEGG (dopo avere applicato il principio della partecipazione del cittadino nella misura che già hanno previsto per tutti gli altri servizi) sarebbero in grado di mantenere un sistema costruito con anni di lavoro e con risultati

indiscutibili.