7 aprile: Giornata europea a difesa dei Sistemi Nazionali Sanitari

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“La dimensione relazionale è centrale nel rapporto di cura, e coinvolge il paziente come persona all’interno delle proprie reti familiari e sociali. Per questo serve un approccio multidisciplinare, in stretta sinergia con l’ambito di intervento sociale”
Manifesto 7 Aprile della Rete Sostenibilità e Salute

Il 7 Aprile, in tutta Europa, si terrà una mobilitazione europea contro la commercializzazione della salute. Alcuni psicologi del settore pubblico e privato che aderiscono a tale mobilitazione si interrogano e interrogano la propria comunità professionale anche alla luce della recente pubblicazione del Decreto sui nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) in Gazzetta che sancisce il diritto dei cittadini all’assistenza psicologica come norma dello Stato che rischia di rimanere una dichiarazione giusta nelle intenzioni ma senza consistenza.

Laddove le politiche professionali sono riuscite a sperimentare forme di collaborazione con i medici si è potuto osservare un incontrovertibile miglioramento della presa in carico delle forme di crisi dei cittadini ed una riduzione della spesa pubblica. Non è forse il tempo di riconoscere che anche noi psicologi possiamo e dobbiamo portare il proprio contributo nell’ambito della salute pubblica? Non dobbiamo forse occuparci anche noi di questo bene comune? Come mai è difficile ritrovarci ai tavoli di sanità pubblica con gli altri operatori della salute, in particolare i medici, per portare il nostro contributo rispetto alla dimensione relazionale e di significato della sofferenza. Crediamo non abbia valore?

La sofferenza che la crisi economica impone ai cittadini e alle istituzioni che dovrebbero farsene carico non può essere affrontata senza uno sguardo scettico verso un paradigma neoliberista che, privatizzando e mercificando la salute mentale, relega sempre più il contributo della nostra comunità professionale nel libero mercato. È così vero che la privatizzazione ha favorito l’assunzione delle giovani generazioni? E se le assunzioni sono avvenute, a quali condizioni si lavora oggi nell’ambito sanitario privato?

Può essere difficile combattere per la salute pubblica, settore da cui ci siamo esclusi come professionisti, relegandoci nella giungla delle cooperative e del privato sociale. Ma in qualità di cittadini salvaguardare il sistema sanitario nazionale è in primis un gesto verso la comunità tutta oltre che verso noi stessi. È auspicabile che la psicologia entri di diritto all’interno di un sistema sanitario universalistico che sia realmente attento ai bisogni della cittadinanza. Quanto costa, oggi, comprarsi un pezzo di salute?

Come professionisti siamo portatori di un sapere realmente utile per tutta la collettività, il nostro lavoro è stato sancito come diritto per chi dovrebbe beneficiarne. Ne siamo consapevoli? Quanto siamo pronti a ribadire l’importanza di adottare una visione olistica dell’uomo, dell’importanza della relazione al di fuori del nostro studio? Quanto vorremmo che tutti possano beneficiare del frutto di quello che sappiamo funzionare e dei nostri strumenti?
L’occasione di questa mobilitazione europea ci offre il pretesto per riflettere su quale direzione di sviluppo il nostro operato quotidiano stia favorendo. La possibilità di riflettere ed incontrarsi per discutere e costruire un fronte comune di lavoro sono le basi per la costruzione di una consapevolezza che non sia solo individuale ma collettiva.

Per info e sottoscrizioni : sportelloconnessioni@gmail.com

Primi Aderenti:

Leopoldo Grosso
David Ruben Barbaglia
Matteo Bessone
Guido Leonti
Marcella Cernicchiaro
Maria Teresa Fenoglio
Simone Martino
Stella Brancato
Stefano Berta
Pietro Sarasso
Chiara Tarantino
Marco Sassoon
Mara Mazzocchi
Alice Decker
Enrica Locati
Manuel Sedda
Nicoletta Chiaracane
Francesca Monoli
Francesca Malandrone
Sara Bondoli
Alessandro Livelli
Giulia Lorenzi
Simona Lucà
Marina Panato
Enrica Sarotto
Giuseppina Maila Scimemi
Gianna Sgaramella
Giulia Tirelli
Federica Torrente
Enrico Todesco
Giulia Bondone
Paolo Rabajoli
Giorgia Reiser
Viola Galleano
Dario Fieni
Caterina Laria
Massimo Campisi
Bianca Casella

Il CPPP in rete con il GASP – Gruppo Autonomi Soccorso Precari

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GASP” non è solo una delle esclamazioni che pronunciamo di fronte alle nostre disavventure da psicologi precari (o aspiranti tali): è la sigla che identifica il neonato Gruppo Autonomi Soccorso Precari.

Il CPPP entra così in rete con altri liberi professionisti e lavoratori precari per rivendicare tutele e diritti.

Oggi, solo nel Nordovest d’Italia, sono 450 mila i professionisti che lavorano come autonomi: di questi, una buona percentuale è costituita da freelance a partita Iva, impegnati con diversi committenti. Se a questi aggiungiamo i precari nel senso stretto del termine (ovvero con un unico datore di lavoro) il dato cresce a dismisura.
La condizione di precarietà riguarda ormai gran parte delle professioni un tempo considerate come “privilegiate” e che oggi invece vivono un disagio che è spia di un problema diffuso: giornalisti, ricercatori, psicologi, ingegneri, architetti, medici, avvocati, agronomi, archivisti, bibliotecari, lavoratori del mondo dello spettacolo e tanti altri. Il disagio è condiviso anche dagli studenti universitari, comprensibilmente preoccupati per il loro futuro prossimo.
Freelance e precari sono sempre più numerosi e sempre più abbandonati a se stessi.

È assolutamente necessario porre un’argine a questo fenomeno, intervenendo subito. Spinti dall’urgenza di uscire dall’isolamento (che è il primo svantaggio del lavoratore autonomo) qui in Piemonte alcuni professionisti di varia estrazione, tutti attivi nel campo dei lavori cognitivi, si sono incontrati per rivendicare insieme dal basso diritti che sembrano dimenticati. Il risultato è il progetto Gasp (Gruppo autonomi soccorso precari), che si prefigge di affrontare questioni comuni quali l’assistenza sanitaria, la sicurezza sul lavoro, l’accesso al credito, uno stipendio decoroso e continuo.

Come Gasp proponiamo un manifesto per provare ad individuare dei punti, degli obiettivi e delle proposte comuni al più alto numero di persone e categorie lavorative.

il percorso di GASP è aperto a chiunque condivida la voglia e la necessità di fare rete e riflettere su tutele, diritti e alternative costruttive per il nostro futuro.

Il Coordinamento ha seguito le fasi di creazione di Gasp e partecipa attivamente alle sue iniziative, ribadendo l’importanza di far rete di fronte a problematiche comuni a categorie professionali diverse.

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I partecipanti del flash mob #letutelenosonoungioco , tenutosi sotto il palazzo del Consiglio Regionale del Piemonte e che ha visto la presenza anche del CPPP

Per ulteriori informazioni : La pagina Facebook di GASP

Cosa è rimasto delle Giornate Basagliane?

volantinooraDue giorni intensi, pieni di dibattiti, discussioni, suggestioni e qualche nota polemica, indispensabile condimento di qualsiasi incontro aperto al rischio di un confronto a tutto tondo. Anche se a ben vedere un vero e proprio “tutto tondo” purtroppo non c’è stato, vista la  rumorosa assenza della Regione.

Una delibera molto utile, ad ogni buon conto, dato che per la prima volta è stato possibile ritrovare in un unico fronte di opposizione tutte le diverse frange, le diverse voci, i diversi interessi della psichiatria, raccogliere ecumenicamente in un unico consesso familiari, esperti, operatori del settore, sindacati, enti gestori e non da ultimo qualche utente, coraggioso portavoce di chi per vari e comprensibili motivi fa più fatica ad articolare e dar voce alle proprie ragioni, pur essendo il maggiore interessato dalla riforma. Uno schieramento variegato, unito dal tentativo di difendere importanti diritti sul punto di essere cassati: diritto di poter continuare ad abitare “a casa propria” e di non essere smistato via come un pacco; diritto di ricevere cure adeguate anche senza estrarre, con sicura esibizione di forza, il bancomat-colt che risolve ogni problema (a chi ce l’ha); diritto a condizioni “sostenibili” di lavoro (bisognerebbe dire “buone”… ma tant’è); diritto a veder riconosciute e non umiliate le proprie competenze; diritto a progettare e a gestire una buona psichiatria; diritto ad un uso della scienza volto a promuovere nuove possibilità evolutive, e non a difendere interessi di parte o a fornire forbite razionalizzazioni alla rottamazione di diritti fondamentali come quello alla salute.

Vari attori tutti schierati a difendere la possibilità di continuare a vivere, abitare, lavorare, gestire, curare …

Il provocatorio intervento che ha concluso la prima giornata, quello del famoso psichiatra basagliano Beppe Dell’Acqua, a detta del quale tutte le strutture residenziali rappresenterebbero in fondo residui manicomiali da abbattere, ci ha riportato con nostalgia al momento del glorioso movimento che ha portato la psichiatria, e non solo quella italiana, ad un fondamentale punto di non ritorno. Certo, a più d’uno sarà apparso piuttosto riduttivo considerare come unica via di cura quella dell’ambulatorio aperto 24 ore, azzerando con un colpo di spugna altre importanti tradizioni coeve alla psichiatria basagliana come la Comunità  terapeutica di stampo inglese o la Politica di settore francese; avrà provato un certo fastidio per l’indiscriminata equazione residenzialità psichiatrica = manicomio, sulla base della quale è negata ogni differenza tra le diverse strutture esistenti sul territorio, soprattutto in un momento in cui tante residenze psichiatriche ben funzionanti rischiano l’estinzione e tanti utenti sono su punto di perdere il tetto sopra la testa. Eppure, un orecchio romanticamente affezionato al glorioso passato ma anche attento nel fare distinzioni e soprattutto calato nella realtà attuale non potrà che aver colto anche con una certa simpatia le provocazioni di chi, comunque, continua a spingerci a riflettere su domande centrali e mai del tutto risolvibili, come: cos’è la “malattia mentale”? cos’è la “psichiatria”? che rapporto c’è tra follia e realtà, tra malattia e società, tra diritto alla cura e politiche sociali, tra bisogno di cura e libertà?

Detto tutto ciò, cosa resta delle Giornate Basagliane?

Non solo il ricordo di due belle giornate, ma soprattutto la consapevolezza di quanto è importante continuare a porsi questi interrogativi declinandoli nella dimensione concreta delle attuali politiche sanitarie e dell’imminente riforma della residenzialità psichiatrica.

Per chi è interessato ad affrontare questi temi, resta un appuntamento, sabato 21 novembre alle ore 14.30.

Potremo incontrarci per raccogliere spunti e idee, cercando di capire se può essere utile continuare ad incontrarsi ancora: per cercare mezzi e strumenti utili ad affrontare la situazione attuale, oppure per perseguire obiettivi di più lunga durata, forse costituendoci come un osservatorio permanente sulla psichiatria, o altro ancora che speriamo di poter scoprire insieme. Insomma, sarà un’occasione per incontrarci con più calma, aggregare idee, visualizzare risorse disponibili e forse aprirsi alla possibilità di perseguire obiettivi comuni.

L’incontro avrà luogo, naturalmente, presso il Caffè Basaglia!

Diciamo Basta! ai bandi che sbandano: ecco perché

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Il CPPP e la CUB Sanità stanno organizzano un flash mob che si terrà mercoledì 1 aprile alle ore 10 presso l’ASLTO1 (Via San Secondo 29, Torino).
Questa iniziativa nasce per una serie di motivazioni ben precise, esposte nel comunicato ufficiale che riportiamo di seguito:

Di recente all’ASLTO1 un concorso è stato vinto da una psicologa consulente alla figlia del direttore del personale di quella stessa ASL.
L’attuale scandalo è soltanto la punta di un iceberg ben più profondo, radicato nell’intero Paese.
In sanità (e non solo!) sono la norma bandi ad personam, candidati pro-forma, richieste di requisiti di dubbio valore scientifico ma efficaci nell’individuare il candidato designato, regole e deroghe alle stesse regole concordate. Così come è ‘normale’ non far circolare le informazioni e non effettuare i controlli previsti, alla faccia della trasparenza e dei vari Comitati Consultivi Zonali e Regionali che, sotto la guida dell’assessore alla Sanità, dovrebbero garantire “la corretta ed uniforme interpretazione ed applicazione delle norme” (art.25 ACN professionisti psicologi).
Questa volta l’assessore Saitta si è messo di traverso, forse per dimostrare che il suo governo è diverso dai precedenti.
Noi psicologi del CPPP e della CUB siamo qui oggi perché non ci rassegniamo a questo stato di cose e rivendichiamo il diritto a procedure di selezione più eque e trasparenti.
In Piemonte, 593 psicologi attendono in lista di essere assunti nelle ASL, mentre altri 5.500 si arrabattano come possono, la maggior parte dei quali senza alcuna possibilità di un lavoro stabile e/o corrispondente alla loro qualifica.
La psicologia nelle ASL sta morendo: gli psicologi dipendenti sono ormai una razza in via di estinzione poiché, a causa del blocco del turn over, chi va in pensione o muore non viene sostituito. Si fa fronte all’emergenza con incarichi di varia natura: borse di studio, consulenze, convenzionamenti a tempo determinato e più raramente indeterminato, acquisto di attività psicologica tramite cooperative sotto la voce beni e servizi, finanziamenti di progetti vari e convenzioni con Enti e Associazioni; ma è soprattutto la grande massa di lavoro gratuito fornito da tirocinanti non retribuiti e dalla svendita della professione nella forma di volontariato a fornire molto del servizio psicologico erogato dalle ASL, nella completa ignoranza da parte dell’utenza.
La scarsità, la frammentazione, la precarietà e la mancanza di continuità dei nostri incarichi come convenzionati; lo sfruttamento del nostro bisogno formativo come tirocinanti per sopperire a bisogni aziendali non più coperti dal budget; l’incentivazione di pratiche clientelari o di atteggiamenti servilistici e di autosfruttamento come la mala pratica del volontariato non favoriscono di certo la qualità dei Servizi.
Ci siamo resi conto che non possiamo più aspettarci tutela da chi trova così abilmente modi per aggirare le norme che esistono proprio in nome di tale principio, per questo oggi siamo qui a dire a gran voce che non ci stiamo, che chiediamo una presa in carico del problema nella sua globalità e che ci stiamo attivando in prima persona per raccogliere segnalazioni di bandi, incarichi, consulenze ‘sospetti’ quando non chiaramente pilotati per chiederne conto alle Dirigenze ASL e all’Assessorato.
CPPP – COORDINAMENTO PSICOLOGI PSICOTERAPEUTI PIEMONTESI
CUB – CONFEDERAZIONE UNITARIA DI BASE – SANITÀ

Presidio del 5/11/2013: il CPPP parla al Consiglio Regionale del Piemonte

consiglio regionale piemonte1Il Coordinamento Psicologi e Psicoterapeuti Piemontesi in occasione del presidio che si terrà Martedì 5 Novembre davanti al palazzo della Regione Piemonte (Via Alfieri 15), contro il rischio di licenziamento di molti Psicologi operanti nelle strutture pubbliche e del privato sociale, ha chiesto ed ottenuto (lo abbiamo saputo ieri) un incontro con il Consiglio Regionale. La vicenda è ormai nota e, per chi volesse un riassunto delle puntate precedenti, può leggere sul nostro blog l’articolo “Presidio: la Psicologia non deve morire!”

https://coordinamentopsicologi.wordpress.com/2013/10/27/presidio-la-psicologia-non-deve-morire/

Di seguito riportiamo le nostre posizioni alla base del presidio e le argomentazioni che la delegazione invitata a conferire con il Consiglio Regionale porterà:

  1. Due consiglieri regionali, il dott. Vignale e il dott. Burzi, hanno depositato una proposta di modifica ad una DGR sulla residenzialità leggera, cioè tutti quei servizi che si prendono cura di persone con disturbi psichiatrici non gravi. Quando abbiamo letto il testo ci siamo resi conto che la psicologia era stata presa in minima considerazione con il rischio di vedere licenziati molti colleghi una volta attuata. A gran voce abbiamo chiesto l’intervento dell’Ordine che ha istituito un gruppo di lavoro, a cui abbiamo attivamente partecipato insieme ad altri colleghi, con l’obiettivo di proporre una modifica che tutelasse maggiormente la nostra categoria. Siamo riusciti a redigere un testo che l’Ordine ha consegnato in Regione e secondo noi è un buon risultato, ma allo stato attuale E’ SOLO UNA PROPOSTA DI MODIFICA e, pur con i migliori auspici, l’Iter di approvazione potrebbe impiegare qualche settimana come svariati mesi. Il primo motivo per cui facciamo il Presidio Martedì prossimo è proprio quello di sollecitare tempi brevissimi! Non è solo un capriccio: mentre si attende, le ASL stanno presentando i bandi di gara per i servizi di residenzialità leggera, e gli Psicologi scompaiono dalle professionalità richieste! Un esempio è quello della ASL 2, il cui bando scade a Novembre e che, oltre ad escludere gli Psicologi, li sostituisce con laureati in scienze della comunicazione. A questo proposito sarebbe interessante aprire un dibattito su concezione e presupposti scientifici sottostanti alla riabilitazione e reinserimento di soggetti deboli di ambito psichiatrico, visto che gli psicologi vengono esclusi in favore di laureati in scienze della comunicazione! Ma ci riserveremo di aprire questo dibattito in un’altra occasione… La delegazione che sarà ricevuta dal Consiglio farà presente l’importanza dei tempi di approvazione e chiederà una approvazione il più possibile celere.
  2. L’intento del presidio però è anche quello di denunciare il fatto che, se la modifica suddetta risolverebbe, in parte, il problema nella residenzialità leggera, questo non succederebbe per tutti gli altri contesti ove gli psicologi sono stati impiegati in ruoli educativi. Ci riferiamo alle tante Comunità e ai CSM, ai differenti ambiti della salute mentale e dell’area minori. Se affrontassimo la sola questione della residenzialità leggera, l’ecatombe di Psicologi non si fermerebbe! Secondo noi è necessario chiedere alle Istituzioni regionali una riflessione più ampia sul ruolo dello Psicologo nei contesti suddetti. Questo non è, a nostro avviso, solo nell’interesse degli Psicologi che svolgono funzioni educative, ma dell’intera categoria, che deve riappropriarsi di ambiti che le sono specificatamente propri. In quali ambiti, se non in quelli di cui stiamo parlando, sono centrali le funzioni di prevenzione, diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno psicologico rivolte a persone, gruppi, organismi sociali e alla comunità? Ecco, si dà il caso che queste funzioni siano il fondamento e l’identità della nostra professione, ciò per cui abbiamo studiato e investito per una vita. Gli Psicologi non possono accettare di essere esclusi proprio da questi settori in cui le loro competenze e la loro professionalità costituiscono un contributo essenziale. La delegazione che sarà ricevuta dal Consiglio Regionale sottolineerà l’importanza di tutto questo e chiederà la tutela occupazionale degli Psicologi tutti, anche di quelli che non lavorano presso la residenzialità leggera.
  3. Uno degli obiettivi del CPPP è stato, fin dalla sua nascita, quello di rendere tangibile nel dibattito istituzionale e politico, la situazione della professione psicologica. Una professione che, di anno in anno, vede crescere in maniera esponenziale il numero di professionisti a fronte di scarsissime possibilità di collocazione e, in un contesto ove, parallelamente, i bisogni di professionalità psicologica sono enormi. La professione è divenuta negli anni un ricettacolo di disoccupati e precari, paradossalmente in una condizione di bisogno sociale di competenze psicologiche, e nella totale incapacità da parte degli organi di autogoverno di contrastare tale situazione. Secondo il Coordinamento, il problema occupazionale non si risolve solo con il marketing e la fantasia. E’ necessaria una azione politica, istituzionale, sociale per imporre la presenza negli ambiti che ci sono più congeniali, quelli relativi alla tutela della salute, ed è necessario fare passare un concetto essenziale: più Psicologia e più Psicoterapia pubblica non costituiscono un costo aggiuntivo, ma un risparmio per le casse pubbliche! La delegazione che sarà ricevuta dal Consiglio Regionale non mancherà di fare presente tutto questo, oltre alla necessità che la politica e le Istituzioni guardino alle competenze psicologiche come una opportunità e come una risorsa sociale, non certo come un onere assistenziale.

Infine, nella convinzione che le questioni da noi messe al centro dell’attenzione in occasione del presidio, appartengano a tutti e non siano certo di esclusivo interesse del Coordinamento, chiediamo agli altri gruppi che si occupano di politica professionale (ci riferiamo soprattutto al Consiglio dell’Ordine degli Psicologi e alle altre liste che si presenteranno alle elezioni per il rinnovo del Consiglio stesso) di aderire al Presidio e, se in accordo con quanto detto sopra, di prendere parte della delegazione che incontrerà Martedì 5 il Consiglio Regionale.

Il CPPP

PRESIDIO: LA PSICOLOGIA NON DEVE MORIRE!

CHE COSA SUCCEDE? 

IMG_20131027_194528In molti in questo ultimo periodo avranno sentito parlare della “questione psicologi che lavorano come educatori”. E di come essi siano a rischio licenziamento. Tantissimi colleghi che non troverebbero più posto nei servizi dove, in molti casi, lavorano da anni.

Questo perché?

La questione, come molti sanno, è relativa ai titoli di studio e alla qualifica.

Lo psicologo non ha titolo di studio riconosciuto per poter fare il lavoro di educatore. Però – e questo è il primo punto che ci teniamo a sottolineare – gli psicologi  si sono/ sono stati nel tempo massicciamente impiegati come educatori. Dal centro diurno, alla comunità al gruppo appartamento.

La Regione da anni sta cercando di normare la situazione, anche perché obbligata per legge. Fino a poco tempo fa, senza clamore ed in sordina, erano state proposte modifiche che avrebbero portato di fatto all’impossibilità per gli psicologi, questa volta definitiva, di lavorare nella residenzialità leggera (gruppi appartamento per intenderci). Quindi al licenziamento. Ed in alcune Asl piemontesi, prima dell’estate,  le nuove gare d’appalto ci avevano già escluso da queste mansioni (recentemente questo è successo nella Asl TO2).

Le voci che circolavano erano spesso le seguenti: tutti i servizi a breve avrebbero dovuto attenersi a questo riassetto dell’organico, non soltanto nella residenzialità leggera.

Una catena di eventi che, se non bloccata sul nascere, avrebbe messo a rischio centinaia e centinaia di posti di lavoro. Perché, come molti di voi che ci seguite da tempo sapete, moltissimi psicologi sotto i 45 anni, per forte necessità di un impiego che manca altrove e – spesso, anche se non sempre – per desiderio di un’esperienza CLINICA in contesti a più stretto contatto con la quotidianità degli utenti, si sono inseriti nel mondo del lavoro facendo proprio l’educatore.

COSA SI E’ FATTO?

Per impedire tutto ciò il CPPP ha attivato, con tutte le sue forze, differenti canali per “imporre” che si arrivasse, più possibilmente nell’unità della categoria, ad un intervento per scongiurare tre grossi eventi:

1il licenziamento di molti colleghi (più di 600 secondo le nostre stime)

2la mortificazione della professione tutta (che ancora una volta verrebbe penalizzata a favore di altre togliendole lo spazio che le spetterebbe di diritto – psicologi assunti come psicologi – e escludendo altre forme di impiego – psicologi assunti come educatori)

3 l’aumento esponenziale di psicologi senza lavoro, saturando sempre più un mercato pressoché fermo

Quindi abbiamo iniziato a dialogare con la politica, unica detentrice della possibilità di modificare lo status quo, e lo abbiamo fatto non certo negli ultimi mesi. Un dialogo serrato e continuo che ha permesso, anche faticosamente, di rendere nota la situazione della psicologia (non solo su questo tema) e di poterci permettere, ora, di proporre qualche cosa.

DSCN5438Abbiamo poi incalzato il Consiglio dell’Ordine (prima la vecchia maggioranza, poi la nuova) costringendolo (non solo articoli ma anche azioni concrete) ad aprire un tavolo di lavoro a cui abbiamo e stiamo partecipando (tre coordinati sono presenti). Va detto che, pur avendo dimostrato di essere totalmente all’oscuro di questa situazione e dei grossi rischi che tutta la psicologia stava rischiando di correre (non ne sapevano davvero nulla!), la nuova maggioranza ha deciso di ascoltarci ed ha, appunto, cercato di creare un gruppo di lavoro che potesse giungere ad una soluzione, anche con il supporto di tanti altri colleghi interessati al tema (facenti parte di molte di quelle che saranno le liste candidate alle prossime elezioni).

Questo spirito, anche se tardivo (se c’avessero ascoltato prima, chissà..), ha permesso di giungere a delle proposte che sono il frutto di un compromesso e che, anche solo temporaneamente, dovrebbero arginare il problema. L’unitarietà, anche nella differenza e senza paura di esprimere con chiarezza e decisione i propri diversi punti di vista, porta a dei risultati.

Siamo tutti contenti? Il risultato è già raggiunto? Ovviamente ed assolutamente no!

La situazione non è affatto risolta ed anzi, se non si passa dall’unitarietà di pochi a quella di tutti i professionisti, si rischia di perdere una grande occasione per riconsegnare dignità alla psicologia (e per tutelare tanti posti di lavoro).

NEL DETTAGLIO

La questione qualifica e titolo di studio è di vecchia data.

Dalla Deliberazione del Consiglio Regionale del 1997 (DCR 28 gennaio 1997, n.357 –1370, nel link il testo completo (http://www.comune.torino.it/servizisociali/vigilanza/normativa/dcr357-1370_97.pdf ) alla Legge Regionale dell’8 Gennaio 2004

(http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2004/02/siste/00000003.htm ). Dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2006 (che di fatto ha cancellato il comma che più ci riguardava, ecco il testo http://www.edscuola.it/archivio/norme/varie/sencc153_06.pdf ) alla Deliberazione n. 94 – 13034 del 30 dicembre 2009 (http://www.regione.piemonte.it/polsoc/formazione/dwd/94_13034.pdf ).

In sintesi hanno cercato di normare la situazione e di definire la figura dell’educatore che, di volta in volta (ed in alcuni casi, di anno in anno) ha subito profondissime modificazioni (ma non entreremo nei dettagli perché non ci compete).

A questo punto però vanno chiarite, anche se sono ovvie, alcune cose.

1lo psicologo non è un educatore

2in tutti questi anni però i vari Enti, le varie Cooperative e la Politica o hanno fatto finta di nulla – perlopiù per convenienze economiche – o si sono disinteressati e/o non hanno visto il problema – la miopia non è una giustificazione per la non azione

3molti psicologi si sono “adattati” alla situazione, complice anche l’immobilismo e l’indifferenza dei colleghi che, per ruolo, avrebbero dovuto vegliare sulla situazione e porre rimedio (l’Ordine, per esempio..)

Fino a pochi mesi fa quasi tutti hanno fatto finta di nulla (anche se in alcune parti della Regione così non è stato e da tempo la situazione non sussiste).

Ma all’improvviso, pian piano e con sempre maggiore intensità, si sono susseguite azioni e voci che hanno portato ad una vera emergenza. Dalla residenzialità leggera – da cui vengono esclusi gli psicologi nelle èquipe in cui erano impiegati fino a ieri – alle comunità, in cui viene, quando va bene, ritagliato un profilo di psicologo spesso slegato dalle reali esigenze della struttura (vedi comunità minori, dove lo psicologo  sempre più contemplato come esterno ed escluso nella quotidianità con i ragazzi).

Attualmente è in discussione in regione una proposta di modifica dell’attuale disciplina regionale (D.C.R. n. 357-1370 del 28.1.1997) e concerne i Gruppi Appartamento per pazienti psichiatrici. Si tratta della proposta di deliberazione consigliare stesa da Burzi e Vignale che prevede una nuova articolazione dei Gruppi Appartamento psichiatrici, in virtù della quale essi sarebbero suddivisi in due grandi tipologie, ovvero in gruppi appartamento di tipo A, cioè di tipo riabilitativo (alta e media intensità), e gruppi appartamento di tipo B, cioè di tipo assitenziale (alta e media intensità).

La delibera Vignale/Burzi (dai nomi dei suoi primi firmatari) prevede, tra le altre cose, la definizione delle professioni che devono essere presenti all’interno della residenzialità leggera, attraverso un sistema definito di minutaggio (sempre che sia possibile definire il lavoro relazionale in termini di quantità e non, piuttosto, di qualità) delle prestazioni che divide, sostanzialmente, il lavoro socio-educativo da quello sanitario e ne delimita le percentuali (60% e 40%).

Gli psicologi, finora inseriti nelle èquipe, verrebbero esclusi da quel 60% e inseriti, insieme a MEDICI,INFERMIERI E OSS, nel restante 40%. Ci chiediamo: in un crescente clima di medicalizzazione dei servizi, quanto spazio si potrà realmente riservare al lavoro psicologico?

Il tavolo dell’Ordine, tanto voluto da noi e al quale oltre a tre coordinati hanno contribuito più colleghi, ha recentemente lavorato per proporre delle modifiche alla suddetta Delibera (che così com’era avrebbe di fatto impedito da subito agli psicologi di essere assunti come educatori e dunque di rientrare nel 60% del personale) ed ha cercato di inserire la figura dello psicologo (e banalmente anche solo la parola “psicologo”) in entrambe le due percentuali (proponendo di modificarle, salvaguardando gli psicologi che fanno gli educatori e riconoscendo l’importanza e la necessità di quelli assunti come psicologi).

L’ASSEMBLEA PUBBLICA DEL 24 OTTOBRE 2013

DSCN5443Il Coordinamento ha indetto una assemblea pubblica giovedì passato, 24 ottobre, oltreché per informare come sempre tutti i colleghi psicologi, anche per porre all’attenzione 4 questioni per noi fondamentali:

1la Vignale/Burzi è una proposta. Deve essere votata e nulla ci garantisce che ciò avvenga. Abbiamo lavorato affinché, maggioranza ed opposizione in Regione, si trovassero d’accordo sulle modifiche. Il nostro dialogo di anni può, in questo, essere prezioso. Ma dobbiamo far comprendere a tutti quanto questo tema sia fondamentale per il destino della psicologia tutta

2il nostro obiettivo non è far sì che lo psicologo diventi un educatore. Vogliamo garanzie per i tanti colleghi che, per i motivi già menzionati, lavorano come educatori. Un sistema che ha accettato (ed ha approfittato) della debolezza di una categoria e dell’esigenza dei singoli non può risolvere i problemi con il licenziamento. Non si può permettere, soprattutto oggi, che altri colleghi perdano il lavoro

3questa è una soluzione parziale (riguarda solo una parte degli psicologi assunti come educatori) e temporaneamente limitata

4vogliamo che ci sia più psicologia (e quindi più psicologi assunti come tali) all’interno del sistema sanitario regionale

IL PRESIDIO

L’assemblea pubblica è arrivata, dopo una discussione di più di due ore, alla consapevolezza che, per fare capire che finalmente gli psicologi hanno trovato unità di intenti e di obiettivi, è necessario scendere in piazza e chiedere che le nostre ragioni vengano accolte. Tutti insieme. Se non si faranno pressioni di categoria (per intenderci tanta gente, tante voci) tutto lo sforzo potrebbe essere vano e a rimetterci sarebbe l’intera nostra categoria (non solo coloro che rischiano il posto).

Si è deciso, dunque, di indire un giorno di PRESIDIO per MARTEDI’ 5 NOVEMBRE sotto il consiglio Regionale. Verranno al più presto comunicate le modalità (si pensava a qualcosa di simbolico, siam pur sempre psicologi!), l’ora ed il luogo.

Il CPPP

Video

DIVERSAMENTE PSICOLOGI. Spettacolo teatrale dei Coordinati all’aperitivo del 15/05/2013

Lo spettacolo messo in scena da alcuni membri del Coordinamento Psicologi Psicoterapeuti Piemontesi durante un aperitivo. Un momento di condivisione, riflessione e divertimento. Un grazie particolare a Valeria Bianchi Mian per l’organizzazione, le idee ed il supporto. Purtroppo la qualità del video non è delle migliori per la luce e perché, per chi l’ha girato, è stato assai difficile non ridere a crepapelle durante le riprese!
Il CPPP