COS’E’ IL CPPP? UN PROGETTO DI GESTIONE DELLA POLITICA PROFESSIONALE DAL BASSO

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CHI SIAMO

Il Coordinamento Psicologi e Psicoterapeuti Piemontesi si è costituito nel luglio 2010, con motivazioni e obbiettivi indipendenti da qualsiasi competizione elettorale. Nasceva sulla scia di un bisogno diffuso entro la categoria che era, ed è, quello di dare voce a tantissimi Psicologi e Psicoterapeuti che vivono l’appartenenza alla comunità professionale come situazione di difficoltà o addirittura di precariato, e che sentono sempre più stringente l’assenza di opportunità di realizzazione entro l’alveo della propria professione.

ImmagineCome dimostra l’indagine di Claudio Bosio, nel corso del tempo si è delineata una marcata polarizzazione tra gli appartenenti all’ordine professionale, agli estremi della quale troviamo coloro che hanno più di 45 anni e dall’altra coloro che ne hanno meno di 35.

I primi lavorano soprattutto come privati o come dipendenti pubblici, sono liberi professionisti oppure usufruiscono di contratti a tempo indeterminato, non risentono di problemi di disoccupazione e hanno redditi ben al di sopra della media della categoria.

I secondi, che costituiscono circa il 55% – 60% degli iscritti, sono attivi per lo più all’interno delle cooperative sociali e dell’associazionismo no profit, oppure svolgono impieghi extraprofessionali. Hanno posizioni lavorative atipiche e flessibili (precarie), con reddito professionale prossimo o al di sotto della soglia di povertà relativa.

Dobbiamo sottolineare che l’indagine di Bosio si basa su dati raccolti entro il 2010 e che molto probabilmente  la crisi economica ha modificato al ribasso i risultati citati, già di per sé allarmanti. Diversi segnali indicano che, in questo momento, ci troviamo al centro di vera e propria crisi intraprofessionale, con la fisionomia di un’emergenza sociale che però investe solo una parte della categoria.

A nostro parere questa situazione è solo parzialmente frutto della crisi economica, la quale sembra aver fatto precipitare una situazione già disperata, generata da anni di politiche inadeguate o di parte.

Il Coordinamento ha portato al centro dell’attenzione questi fenomeni, cercando di imporre nel dibattito politico le questioni che riguardano una fetta enorme della categoria, finora completamente priva di rappresentanza.

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Ci rivolgiamo alla miriade di giovani, e meno giovani, che non sono riusciti a ritagliarsi uno spazio adeguato entro il contenitore della professione e che svolgono le mansioni più disparate, spesso in condizioni di precariato o peggio ancora di sfruttamento:

ai tanti psicologi-educatori, sempre meno riconosciuti e sempre più spinti ai margini da professionalità contigue; agli psicologi-affidatari, costretti a svendere la propria professionalità per qualche obolo; all’esercito di colleghi sfruttati sotto il paravento dei tirocini, che regalano ore e ore di prestazioni professionali non dovute; a tutti i colleghi attivi nell’associazionismo no profit, orientatori, consulenti, e a tutta la prima linea sul fronte della lotta al disagio e all’emarginazione, nel lavoro quotidiano con donne, minori o migranti, tra le cui fila troviamo lavoratori altamente professionalizzati, ma in ruoli troppo spesso poco riconosciuti e remunerati, e con scarso margine di decisionalità.

ImmagineDenunciamo l’uso indiscriminato di volontari che, nella speranza di una borsa lavoro o di un qualche straccio di opportunità professionale, svalutano sé stessi e tutta la professione; denunciamo la macchina universitaria che, riversando sul mercato circa 5000 psicologi ogni anno, ha agito secondo logiche di potere interno e non certo nell’interesse della disciplina. Denunciamo il business della formazione, che consente alle generazioni più vecchie e affermate di continuare a campare sulla pelle di quelle più giovani e precarizzate.

Dalla sua nascita, il Coordinamento si è incontrato regolarmente in riunioni aperte, creando un luogo di confronto e proposta, con l’obiettivo di aprire — finalmente! — un dibattito allargato anche agli “emarginati“ della professione.

Durante i nostri tre anni di attività, abbiamo cercato di sollecitare la partecipazione a un progetto di gestione della politica professionale dal basso, nella convinzione che chi vive il precariato sulla propria pelle sia chiamato a impegnarsi in prima persona anziché delegare a coloro che, di tutto questo, non sanno o non vogliono sapere nulla, per il semplice motivo che (beati loro!) precari non sono.

COME FUNZIONIAMO

Iniziamo da qui, spiegando come funzioniamo, perché abbiamo in questo aspetto un nostro punto fondante e siamo convinti che il modo di concepire le idee e metterle in pratica sia altrettanto, se non più importante delle idee stesse.

Da sempre abbiamo sposato una visione pluralista e inclusiva, che puntasse a proposte e attività il più possibile condivise, non secondo la mera logica secondo cui “la maggioranza vince”, ma ricercando in ogni momento la più ampia condivisione tra i partecipanti.

Rifuggiamo l’ottica del leaderismo, ragion per cui non abbiamo mai puntato sulle personalità di qualcuno in particolare, ma ci siamo mossi come collettivo facendo prevalere le idee e le azioni sui nomi dei singoli.

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Nel corso dei tre anni di esistenza del Coordinamento molte persone hanno partecipato a incontri, riunioni e iniziative, mettendo a disposizione il loro tempo e le loro energie quando erano nelle condizioni di farlo, oppure continuando a seguirci più da lontano quando le esigenze della vita glielo impedivano. Non sono mai state richieste tessere o credenziali per poter partecipare, né l’imposizione di convinzioni precostituite. Siamo dunque fin dalla nostra nascita un luogo di partecipazione e inclusione e continueremo a esserlo anche dopo le elezioni.

La decisione stessa di candidarci alle elezioni per l’Ordine degli Psicologi del Piemonte è stata presa dopo un lungo dibattito, che ha visto confrontarsi posizioni molto differenti tra loro. Alla fine abbiamo deciso di esprimere una nostra lista, e tuttavia continuiamo a ritenere che la partecipazione al Consiglio dell’Ordine non sia lo scopo ultimo del nostro impegno, ma solamente una delle possibili azioni per perseguire il nostro obiettivo: mettere al centro dei dibattiti la psicologia e gli psicologi, ma tutti gli psicologi, per conquistare alla nostra professione terreni da tempo abbandonati ad altre categorie più unite ed organizzate della nostra.

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Insomma, il nostro compito non inizia e non si esaurisce con queste elezioni.

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In un’ottica di trasparenza nei confronti di chi sta pensando di votare per noi, crediamo sia utile rendere noto come sono stati scelti i candidati. Innanzitutto, nessuno dei nostri candidati si è proposto ex-novo, giusto in tempo per partecipare alle elezioni. Si tratta esclusivamente di persone che da lungo tempo hanno partecipato in maniera disinteressata alle battaglie del Coordinamento, molto prima che si pensasse a una possibile candidatura, e che sono state scelte con una votazione democratica interna.

Tutti loro si sono impegnati, anche una volta eletti, a continuare a partecipare alle riunioni del Coordinamento e a portare avanti nel Consiglio dell’Ordine le indicazioni che riceveranno dal Coordinamento stesso.

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Questo sistema di rappresentanza garantisce continuità nell’ascolto delle problematiche degli iscritti, offre la possibilità di partecipare al dibattito professionale anche una volta espresso il voto, favorisce la responsabilizzazione di tutti noi psicologi.

Insomma, votando i nostri candidati daremo loro la nostra fiducia, non una delega in bianco.

Votando loro avremo la possibilità di essere tutti, realmente, parte delle decisioni prese in seno all’Ordine.

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I nostri candidati, inoltre, a differenza di quelli delle altre liste (facile verificare con una breve ricerca su internet), non occupano posizioni decisionali in realtà che possano porli in conflitto di interesse con il loro impegno nel Consiglio dell’Ordine. Per capirci: non siedono all’ENPAP, non dirigono Scuole di specialità, non hanno posizioni di rilievo all’AUPI o in Università, non sono dirigenti delle ASL, ecc.

Crediamo che anche questo sia un aspetto fondamentale per ridare vita ad un luogo decisionale che, per molti anni, è stato preda di singoli interessi di bottega.

IL CPPP

I CANDIDATI DEL CPPP – Massimo

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Sono Massimo Campisi.

Vivo a Torino. Ho 43 anni. Convivo e sono papà di una stupenda bambina di 8 anni.

Ho iniziato giovanissimo (avevo 22 anni) a svolgere la professione di Insegnante nella scuola superiore e grazie a questa attività mi sono pagato gli studi in Psicologia. Nel 2004 mi sono laureato, ho svolto attività di tirocinio post laurea presso il centro Adolescenti  della ASL 2. Dopo l’esame di Stato ho iniziato a frequentare la Scuola di specializzazione in Psicoterapia SPP, svolgendo il tirocinio di specialità presso il Centro di Salute Mentale della ASL 2 di Via Leoncavallo a Torino. Ho conseguito il titolo di Psicoterapeuta nel 2011. Negli anni della specialità ho cominciato ad esercitare la professione psicologica privatamente nello studio di una collega; dopodiché si sono aggiunti altri colleghi e abbiamo fondato uno Studio di Psicologia e  Psicoterapia ove tutt’ora esercito. Mi sono occupato di sportelli di ascolto per adolescenti e di formazione. Faccio parte dell’Associazione Caleidoscopio che si occupa di interventi nel sociale.

Sono il meno giovane dei coordinati e questo credo abbia avuto un ruolo nella nascita di alcune idee del Coordinamento. Dico questo perché sono entrato nel mondo del lavoro molto prima dei miei colleghi psicologi  con cui ho condiviso il percorso formativo e mi è sempre risultato stridente il contrasto tra il concetto con cui io mi sono avvicinato al mondo del lavoro in altro ambito, anni fa, e il percorso di ingresso nel mondo del lavoro dei miei compagni di percorso psicologi, trentenni.

Durante gli anni di tirocinio vivevo questa dissociazione continua tra la mattina in cui vestivo i panni del lavoratore tutelato; dove tempi, mansioni e ruoli erano normati, contrattati e dove, manco a dirlo, ogni operazione svolta era pagata e il pomeriggio in cui, come tirocinante, oltre a non essere pagato (cosa a cui ci siamo abituati ma che a me appare innaturale),  il lavoro di tirocinio svolto da Psicologi iscritti all’albo, non avesse tutele e regole. Era un ambito lavorativo totalmente non normato lasciato alla libera interpretazione di Tutors, direttori di servizio, talvolta di infermieri e donne delle pulizie. Questo, naturalmente, non significava automaticamente essere schiavizzati, ma dipendeva molto da chi ti capitava di incontrare  sul pecorso. Per mia fortuna ho incontrato alcune persone splendide, da cui ho imparato molto, soprattutto la Dott.ssa Carola Palazzi con cui, anche come Coordinamento, ci siamo confrontati e abbiamo condividiso tante idee. Il fatto di avere messo in evidenza lo sfruttamento nei tirocini non ha a che fare con la mia esperienza personale, ma con le tante storie di sfruttamento ascoltate da parte di molti che prestavano servizio come tirocinanti nei vari servizi e dall’idea che il lavoro di tirocinio come tutte le attività lavorative, necessitino di regole per evitare che la vita di qualcuno sia decisa dall’arbitrio di qualcun’altro.

Negli anni di specialità ho potuto osservare uno spaccato che  mi ha davvero indignato e preoccupato, una intera generazione di Psicologi precarizzati, ridotti ad inseguire un sogno professionale subendo lo sfruttamento dei tirocini, costretti a “prostituirsi” come volontari per potere avere la possibiilità di una borsa lavoro o un qualche straccio di posto pagato, occupati in mansioni educative o di altro genere nelle residenzialità  senza riconoscimenti, affannati nello svolgere mille attività per sbarcare il lunario e, infine, i tanti che tentano di intraprendere la professione di Psicoterapeuta tranne ritrovarsi magari con uno o due pazienti da anni: meno male che c’è un’altro lavoro o meno male che ci sono mamma e papa! Benvenuta precarietà!

A un certo punto ho pensato che a tutto questo qualcuno doveva dire basta, che bisognava fare qualcosa, che non si poteva più stare a guardare, che era necessario andare al di là della semplice lamentela e smettere di delegare a persone che non solo non hanno intenzione di fare nulla, ma che, oltretutto, dalla loro prospettiva, il problema non lo vedono neanche.

E’ stato così che insieme ad altri con cui condividevamo questo sentire è nato il Coordinamento Psicologi Psicoterapeuti Piemontesi.

Mi sono avvicinato alla politica professionale per caso, non certo mosso dall’idea di occupare poltrone e questa è una cosa che mi accomuna con i compagni del Coordinamento. Abbiamo cercato di essere per anni un semplice movimento di Psicologi che faceva politica al di fuori dei canali istituzionali e proprio questo ci ha convinti, alla fine, che nessuno poteva farsi interprete del nostro punto di vista e che le idee da noi portate avessero necessità  anche di una rappresentanza istituzionale e politica per potersi realizzare. Ecco perché siamo candidati alle prossime elezioni per l’Ordine degli Psicologi del Piemonte.

Mi sono posto come obiettivo quello di rappresentare il mondo degli Psicologi e degli Psicoterapeuti in affanno professionale e il mio impegno sarà quello di lavorare perché il governo della professione  cessi di  curare solo gli interessi di una parte della categoria e cerchi invece di dare dignità a tutti gli Psicologi e Psicoterapeuti, partendo proprio da coloro che ora sono più in difficoltà e che si trovano in condizione di maggiore debolezza.

I CANDIDATI DEL CPPP – Jgor

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Sono Jgor Francesco Luceri e ho 36 anni.

Mi sono laureato in psicologia clinica e di comunità nel 2005 a Torino. Sono stato uno studente-lavoratore per necessità e ciò mi ha portato, nel 2003, a fare l’educatore in psichiatria; lavoro iniziato per caso ma portato avanti con convinzione e impegno per cinque anni. Dopo il tirocinio post lauream svolto nell’ambito dell’intercultura in cui mi sono occupato di sostegno psicologico a minori e ho lavorato nelle scuole facendo laboratori con le classi, ho percorso la strada dei concorsi con la velleità, ahimè scoperta sul campo, di iniziare a lavorare come psicologo nelle ASL. Ho scoperto sulla mia pelle che la laurea in psicologia aveva poco valore dato che quasi tutti i concorsi richiedevano come criterio la specializzazione anche per svolgere mansioni da psicologo; qui mi sono imbattuto nella prima grande delusione che mi ha riservato la psicologia. Con le pive nel sacco mi sono guardato intorno e quando la cooperativa per cui fortunatamente ancora lavoravo mi ha proposto di iscrivermi all’interfacoltà se avessi voluto continuare a fare l’educatore, ho preso la decisione della mia vita: mi sono iscritto alla scuola di specializzazione (Scuola Gestalt Torino) e mi sono licenziato; nei quattro anni della scuola ho svolto il tirocinio presso il Dipartimento di NPI di via Tamagno – Torino dove mi sono occupato essenzialmente dell’area del Tribunale (adozioni, affidi e supporto a situazioni difficili) e dell’ambito dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Nel frattempo sono tornato a lavorare in psichiatria ma questa volta come psicologo e seguendo il progetto IESA (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti con disturbi psichiatrici) con l’equipe di Settimo T.se. Inoltre ho continuato a fare esperienze diverse cercando di connetterle al mio interesse personale, così sono stato psicologo dell’emergenza in Croce Rossa, fornendo supporto alle squadre e intervenendo in maxi-emergenze come il terremoto a L’Aquila nel 2009; ho anche partecipato ad un progetto di intervento nelle emergenze quotidiane in collaborazione con il 118, presso un’associazione di Torino.

Attualmente sono psicoterapeuta e ho uno studio privato insieme ad altri colleghi in cui mi occupo di psicoterapia e supporto psicologico a minori e famiglie; sono Giudice Onorario presso il Tribunale dei Minorenni di Torino dal 2011 e ho cominciato da poco un progetto di intervento nell’ambito dei DSA.

Mi sono sempre impegnato in quello in cui credo e sono entrato a far parte del Coordinamento perché penso che oltre alle parole ci sia l’azione; tutti quanti sappiamo bene quali siano i problemi o i disservizi della nostra professione ma in pochi, molto pochi, ci muoviamo attivamente e uniti per proporre cambiamenti.

Mi candido alle elezioni dell’Ordine perché credo nella partecipazione attiva del singolo come strumento per influenzare l’ambiente e apportare cambiamenti, in un’ottica di responsabilizzazione personale: questo atteggiamento poco praticato all’interno della nostra categoria professionale ha creato abulia e disinteresse nei componenti facendo diventare l’Ordine, una torre d’avorio e un’istituzione sempre più scollegata dalla realtà.

Inoltre credo che noi tutti dovremmo impegnarci in un lavoro di costruzione della professione psicologica che comprende il chiarire ambiti e competenze e consente la costruzione di reti interprofessionali e rappresentatività sociale e politica.

I CANDIDATI DEL CPPP – Michela

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Sono Michela Roccello e ho 34 anni.

Sono nata e cresciuta nel saluzzese, abito a Torino dal 1998.

Mi sono laureata nel 2005 alla facoltà di Psicologia dell’Università di Torino con una tesi di Psicologia di Comunità. Dopo la laurea ho seguito un affido con i servizi sociali della circoscrizione 7 e ho fatto  il servizio civile volontario in una comunità per pazienti psichiatrici dove poi mi sono fermata a lavorare saltuariamente come educatrice fino a quando non ho cominciato un altro stage nel privato sociale, nel mondo della Cooperazione Sociale di tipo B. Lo stage è diventato lavoro e ancora oggi mi occupo di politiche attive del lavoro e di orientamento scolastico in qualità di orientatrice, tutor e responsabile di progetti.

Nonostante il mio lavoro mi occupasse (e mi occupi) full time e lo trovi pertinente con le mie competenze e con ciò che mi ha spinto a scegliere questa professione, nel 2011 ho rimesso mano alla mia voglia di “clinica”. Ho regolato il mio conto in sospeso con l’Esame di Stato, mi sono iscritta all’Ordine e ad una scuola di Specialità ad orientamento sistemico che tutt’ora frequento; soddisfatta, seppur compressa tra mirabolanti incastri di impegni.

Ho cominciato a frequentare il coordinamento incuriosita dai racconti di una cara amica che mi parlava di questo gruppo di persone che si riuniva per discutere delle difficili condizioni lavorative e della professione in generale. Ritrovavo in quei discorsi parte dei motivi che mi avevano fatta allontanare da un mondo che mi aveva deluso, quello accademico e del tirocinio post-lauream in cui mi ero ritrovata, tra altre insensatezze, a piantonare una stanza vuota affinché si presumesse che lì fosse attivo uno sportello di ascolto di cui nessuno era a conoscenza.

Nonostante la fatica che emergeva dai racconti dei miei colleghi e il redivivo fastidio per un sistema formativo spesso impostato più  sugli interessi di chi forma e non di chi viene formato, la passione per questo lavoro non si è sopita e, armata di nuova consapevolezza, nel 2012 ho ripreso il mio percorso formativo per diventare psicoterapeuta.

Mi candido all’Ordine perché come coordinamento abbiamo fatto questa scelta considerandola la più coerente e responsabile rispetto al percorso portato avanti fino a qui. Mi candido all’Ordine perché anche se non vivo sulla mia pelle una condizione di precariato trovo ingiusta la condizione di chi ambisce a fare questo lavoro e insensato che la politica professionale sia portata avanti da chi rappresenta una fetta ormai minoritaria della nostra categoria professionale, a fronte di un esercito di colleghi formati e motivati che potrebbero fornire prestazioni di qualità in un welfare che trarrebbe giovamento da una diversa visione del nostro lavoro.

I CANDIDATI DEL CPPP – Alessandro

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Mi chiamo Alessandro Livelli, ho 31 anni e vivo a Torino dal 2006.

Sono nato a Piacenza, città in cui ho vissuto fino a 23 anni coltivando le mie passioni per il rugby, il cinema, il teatro e le scienze.

Ho conseguito la laurea triennale in Psicologia presso l’Università di Parma e successivamente, interessato alla neuropsicologia e alla psicologia sperimentale, mi sono trasferito a Torino dove ho frequentato la laurea magistrale in Scienze della Mente, corso di studi appassionante, di cui mi ritengo soddisfatto.  Dopo la laurea ho svolto il tirocinio presso un servizio di neuropsicologia clinica e conseguito il Master di Neuropsicologia all’Università Cattolica di Milano.

Per mantenermi durante gli studi, oltre all’impagabile appoggio che ho sempre ricevuto dalla mia famiglia,  mi sono barcamenato tra svariati lavori quali cameriere, manovale edile ed affidatario del Comune di Torino, attività che ho proseguito, in aggiunta a svariati impegni precari a progetto, per i due anni successivi alla laurea. Fin dalle prime esperienze di tirocinio e di impiego nei servizi sociali, mi è sembrato incomprensibile lavorare senza ricevere un congruo compenso, in quanto ho sempre pensato che con un’onesta retribuzione si riconosca in primo luogo la dignità dell’individuo oltre che la sua professionalità.

Attualmente mi occupo di neuropsicologia clinica e sperimentale; dal 2011 lavoro presso il Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia grazie ad una borsa di ricerca finanziata dalle Fondazioni CRT e G. Goria. Ho da poco avviato, in collaborazione con alcuni colleghi, un ambulatorio di servizi psicologici.

Faccio parte del CPPP da tre anni e mezzo, un gruppo speciale fatto di persone autentiche e per le quali nutro profonda stima. In questi anni abbiamo condiviso  idee, esperienze, frustrazioni e preoccupazioni derivanti dall’essere psicologo nel mondo del lavoro contemporaneo, trasformandole in pensiero comune e azioni propositive concrete.

Mi candido all’Ordine in quanto rappresentante di una generazione di psicologi spogliata dal fondamentale diritto ad un lavoro stabile e giustamente retribuito, sancito dalla nostra Costituzione, sommersa sotto una incessante pioggia di formazione di massa a pagamento, generatrice di ricchezza per i formatori e vuoto occupazionale per formandi e formati. Penso sia giunto il momento che proprio tale generazione di professionisti, sia protagonista del cambiamento necessario per assicurare il presente ed il futuro che merita la nostra professione.

I CANDIDATI DEL CPPP – Glenda

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Mi chiamo Glenda Nicolini e ho 34 anni.

glenda bisSono nata a Cuneo e sono cresciuta a Saluzzo fino a quando, nel 1998, mi sono trasferita a Torino per studiare Psicologia.Scegliere Psicologia è stato naturale: fin da ragazzina i pensieri e i comportamenti delle persone mi incuriosivano ed erano fonte di gran dibattiti interiori…

Mi sono laureata in Psicologia Clinica e di Comunità nel 2006 e ho mosso i primi passi nel mondo del lavoro nell’ambito del trattamento delle dipendenze: tirocinio post-lauream in un SerT, Servizio Civile Nazionale in un Centro Crisi e il primo impiego, come educatrice ovviamente, in una comunità di doppia diagnosi.

Senza dubbio è stata una gran gavetta ed è stato, dal punto di vista contrattuale, un inizio folgorante, perché avevo un contratto, udite udite, a tempo indeterminato che, ci mancherebbe, non ho più avuto la fortuna di trovare. Però mi sentivo un po’ stretta in un lavoro che contemporaneamente richiedeva e disconosceva le mie competenze psicologiche …

E poi io desideravo proprio fare la psicoterapeuta. (Sogno nel cassetto: psicologa nel pubblico… beata ingenuità!!)

Così nel 2009 mi sono iscritta alla Scuola di specializzazione di Psicoterapia Psicoanalitica che ho finito nel 2013. Parallelamente ho lavorato, a prestazione occasionale, come educatrice, con giovani adulti psichiatrici e ho svolto il tirocinio in un CSM dove ho imparato tanto, ma dove ho toccato con mano l’aberrazione dell’industria dei tirocinanti : con le nostre prestazioni, non sempre a fini formativi, fornivamo una gran manodopera completamente gratuita. E la mia frustrazione saliva…

Finchè tre anni fa sono entrata a far parte del Coordinamento che ha dato un senso propositivo a tutte le mie lamentele e ha trasformato in azione costruttiva la mia dilagante insoddisfazione!

Ora lavoro come orientatrice in un’associazione Onlus che si occupa di orientamento al lavoro, principalmente, a beneficio di donne ex vittime di tratta e sfruttamento. Qui ho un contratto a progetto che, data la condizione del sociale, è sempre più pericolante…

Mi candido all’Ordine, perché provo stima e fiducia nelle persone che fanno parte del Coordinamento e perché è ora che anche noi precari e “diversamente psicologi” alziamo la testa e lottiamo per avere tutele e considerazioni. Mi candido perché finora la mia generazione ha troppo fiduciosamente delegato ad altri il proprio futuro professionale e questi altri non hanno avuto la lungimiranza di pensare alle giovani generazioni di psicologi che noi abbiamo il diritto di essere.

I CANDIDATI DEL CPPP – Enrica

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Sono Enrica Locati e ho 28 anni.

enricaMi sono laureata in Psicologia Clinica e di Comunità nel 2009, corso di studi che mi è piaciuto molto, e poi mi sono subito iscritta ad una scuola di psicoterapia, dove ho appena concluso il quarto anno (la tesi all’anno prossimo!).

Nonostante la rapidità e la determinazione con cui sono andata avanti, l’enorme quantitativo di energie, tempo e investimento economico che mi ha richiesto questo percorso di studi mi ha spesso fatto sentire scoraggiata, arrabbiata, frustrata. Diciamo che in questi anni ho pensato: se a tutto questo sforzo poi corrisponde un lavoro, abbastanza ben retribuito, che mi piace e a cui mi dedico con passione, ne vale la pena. Ecco, non lo so proprio se ne è valsa la pena..

In questo momento sono, fortunatamente, vincitrice di una borsa di studio presso l’Ospedale Maria Vittoria, dove mi occupo di pazienti oncologici. Inoltre lavoro per una Società che si occupa di servizi alla prima infanzia. Insomma, quest’anno non mi posso lamentare. L’anno scorso posso solo dire grazie ai miei genitori per avermi pagato l’affitto, se no sarei dovuta tornare a casa. L’anno prima lavoravo, e non scherzo, in 7 posti diversi (tutti lavoretti limitrofi alla psi).

Allora mi candido alle prossime elezioni dell’Ordine degli psicologi. Perché? Perché credo nella rappresentanza (ero già rappresentante degli studenti in Facoltà all’Università), perché credo che finchè all’interno dell’Ordine non ci sono persone che sanno cosa vuol dire avere 5 lavori diversi se no non arrivi a fine mese, portarsi sempre il baracchino da casa perché non si hanno i soldi per mangiare al bar, trovarsi TUTTI GLI ANNI a cercare lavoro perché i contratti sono, quando va bene annuali, nessuno farà delle azioni utili a noi. Non perché gli strutturati, coloro che hanno un lavoro fisso, gli psicologi di altre generazioni che hanno gli studi privati che vanno a gonfie e vele, siano brutti e cattivi. Ma semplicemente perché non hanno la minima idea di che vita facciamo, di come sia il nostro mondo del lavoro, e di conseguenza non sono attenti e non lottano per ciò che cambierebbe la vita a noi.

Chi voglio rappresentare candidandomi? I precari, coloro che vorrebbero fare gli psicologi ma si ritrovano a fare mille altri lavori, magari limitrofi alla psicologia, i tirocinanti. Insomma, voglio rappresentare la mia generazione.