Delibera Residenzialità Psichiatrica. Intervista a Silvio Magliano

La seconda intervista ci è stata concessa da Silvio Magliano, del Nuovo Centro Destra, Vice Presidente del Consiglio comunale di Torino e Presidente del Centro Servizi per il Volontariato.

La regione Piemonte ha approvato da poco una delibera – D.G.R. n. 30-1517 del 3 giugno 2015 – che mette mano alla residenzialità psichiatrica regionale, apportando grandi novità e cambiamenti.

1) Ne era a conoscenza? Se si, attraverso quali canali è stato informato?

Ne ero a conoscenza attraverso la mia attività di Consigliere Comunale, ma anche in funzione del mio impegno nel Volontariato, come Presidente del Centro Servizi per il Volontariato di Torino ho incontrato numerose associazioni attive nel sostegno alle famiglie di malati psichiatrici. Il 29 maggio ho partecipato al convegno “Psichiatria senz’anima?”, organizzato dalle più importanti associazioni di familiari e utenti, tra cui l’Associazione per la Difesa degli Ammalati psichici Onlus (Di.A.Psi. Piemonte) e l’Associazione per la Lotta contro le malattie mentali (ALMM), in cui si è discusso proprio di rapporti tra Sanità e Famiglie. Lo scorso 6 luglio ho partecipato al convegno “Informarsi per condividere”, organizzato da Fenascop, in cui si sono dibattute proprio le tre delibere della Regione Piemonte sulla riorganizzazione dei servizi psichiatrici, della rete territoriale e di quella ospedaliera.

2) Cosa pensa nel merito dei contenuti della delibera? Dal suo punto di vista di politico quali pensa che saranno le possibili conseguenze?

Da troppo tempo viene messo al centro il servizio erogato e non l’utente, calcolando gli interventi in base al ritorno economico e non alla necessità della persona che vive la difficoltà psichiatrica. Porsi domande su questo problema solo dopo l’emanazione della delibera in oggetto, sottolinea la volontà politica di risolvere in fretta il problema da parte della Regione, scaricandolo sui comuni e sulle famiglie.

3) L’approvazione della D.G.R. ha portato con sé numerose polemiche, molte delle quali sono relative al come si è giunti alla sua stesura ed alla sua approvazione. Che pensiero ha al riguardo?

Siamo di fronte all’assurdità della convocazione di un Tavolo di lavoro dopo l’emanazione di un atto deliberativo. Ma dovremmo affrontare con la necessaria attenzione anche il tema dell’assistenza domiciliare e le modalità con cui vengono trattati gli operatori: continuare ad intervenire su questa attività, senza discuterne con associazioni e cooperative, dimostra l’incapacità del ‘pubblico’ di dialogare con il ‘privato’ quando si affrontano problematiche di questo tipo

4) Preso atto dell’approvazione della delibera, pensa che essa sia da mantenere così com’è o sia necessario introdurre cambiamenti ed integrazioni? In quest’ultimo caso quali modifiche apporterebbe?

Penso che la delibera così com’è sia semplicemente uno strumento con cui la Regione vuole caricare sulle famiglie la spesa per l’assistenza delle persone affette da patologie psichiatriche, sapendo che queste ultime non permetteranno che i malati ricevano assistenza inadeguata e quindi alla fine, se potranno, sopporteranno l’onere. Così facendo il problema, non solo economico, ma anche sociale e legato alla “sensibilità istituzionale” viene scaricato sui Comuni che, però, non rientrando l’assistenza psichiatrica nei LEA, potrebbero anche non stanziare fondi per erogare il servizio per chi non è in grado di pagarlo: una parte dei malati ritornerebbero in carico alla Sanità, magari in strutture o in servizi non specificatamente preparati, con evidenti ricadute, inaccettabili, sulla qualità dell’assistenza. È evidente, quindi, che la delibera va modificata, razionalizzando e riordinando la residenzialità psichiatrica, coinvolgendo nel processo tutti gli attori, dagli operatori, alle Associazioni, agli Enti Locali, mettendo al primo posto l’interesse, non economico, ma di qualità della vita e dell’assistenza, delle persone malate e delle loro famiglie.

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