IL PROTOCOLLO DI INTESA SUI TIROCINI: A CHE PUNTO SIAMO?

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Come anticipato dedichiamo un approfondimento al Protocollo di Intesa sui tirocini di specialità.

A partire da criticità e problematiche dei tirocini di specialità descritti nel precedente post,  anni fa, abbiamo cercato di coinvolgere tutti gli attori coinvolti nel tentativo di trovare una soluzione condivisa che tenesse conto  delle necessità dei tirocinanti, di quelle delle scuole di specialità e delle Aziende sanitarie coinvolte.

Il risultato è stato un tavolo promosso dall’Ordine che riuniva il CPPP, i rappresentanti della Consap (CONferenza Scuole Abilitanti Psicoterapia), una rappresentanza delle ASL (responsabili di Tirocinio delle ASL Piemontesi, una di Torino, una della Provincia di Torino, e poi i  rappresentanti della Asl di altre due Provincie). Dopo circa un anno di lavoro si è giunti a un accordo di massima sui Tirocini: un Protocollo di Intesa che delinea i principi ai quali dovrebbe aderire ogni singola esperienza di tirocinio.

In esso vengono delineati gli aspetti che caratterizzano la cornice dei tirocini e che tutelano e riconoscono l’attività svolta dagli specializzandi nei luoghi di tirocinio. Tra questi ricordiamo:

  • L’esperienza di Tirocinio di specialità deve caratterizzarsi soprattutto per la pratica della Psicoterapia. Ci sembra importante ribadire questo principio che dovrebbe essere scontato ma spesso non è: la formazione è orientata alla Psicoterapia ma spesso sappiamo che accade invece che allo specializzando in Psicoterapia venga richiesto di svolgere mansioni di natura psicologica o altro.
  • Le prestazioni prestate dagli specializzandi vanno censite e rese pubbliche. Si tratta di un modo per riconoscere e rendere visibile la gran mole di prestazioni psicologico-cliniche prestate dai tirocinanti nei servizi pubblici. Sappiamo bene la situazione economica attuale non consente di ipotizzare una retribuzione per gli specializzandi in Psicoterapia (come succede per i medici), ma crediamo che sia giusto riconoscerne ufficialmente le prestazioni. Ricordiamo infatti nei sistemi informativi le prestazioni degli specializzandi vengono spesso associate al personale organico, come se, di fatto, venissero svolte dal tutor di riferimento.
  • Il monte ore annuale per il tirocinio di specialità deve essere compreso tra le 100 e le 200 ore. Non dare una precisa cornice temporale ai tirocini rischia di favorire situazioni in cui il monte ore richiesto rischia di sfiorare il quadruplo di quanto sufficiente per legge. Si tratta di un aspetto centrale: i tirocinanti hanno diritto di sapere quante ore devono essere prestate, come è per ogni lavoratore o studente. È un principio di tutela nei loro confronti e una misura di protezione che evita il rischio che la loro attività di formazione diventi il pretesto per compensare difficoltà di organico dei singoli servizi.
  • L’esistenza di un’anagrafica dei luoghi di tirocinio e dei tutor (preferibilmente completa dei loro orientamenti teorici) a cura dell’Ordine per facilitare la ricerca per i tirocinanti della sede ove svolgere la propria esperienza, possibilmente attinente con l’orientamento della scuola frequentata.

Quale valore ha oggi il  Protocollo di intesa?

Il protocollo di intesa deve ancora essere recepito e ratificato ufficialmente dalle ASL e nei prossimi mesi continueremo a lavorare per sottoporre il documento ai direttori generali.

Questo però non significa che si tratti ora di lettera morta: il protocollo è stato approvato all’unanimità dal Consiglio dell’Ordine nel suo spirito di fondo e nei  suoi principi. Inoltre è stato approvato presso il TIPS (Tavolo Interistituzionale della Psicologia Sanitaria), l’organismo tecnico della Regione Piemonte che lo ha recepito come documento valido nei suoi punti essenziali. Il processo istituzionale dovrà ora proseguire con una approvazione del Protocollo da parte del Consiglio Regionale e con la sua trasformazione in legge regionale.  Questo significa che da varie parti arriva un sostegno ai principi e che vari organismi ritengono necessario che le regole per il funzionamento dei tirocini di specialità siano quelle delineate dal protocollo stesso.

In altre parole, chi non si attiene ai principi contenuti nel protocollo viene meno ai principi che l’Ordine degli Psicologi ha riconosciuto in materia di tirocini di specialità e viene meno a una serie di regole che altri organismi (es. TIPS ) hanno ritenuto essere una guida valida nel dotare di una cornice normativa la materia.

Cosa significa questo per i gli specializzandi?  

Man mano che verrà attuato quanto riportato nel protocollo di intesa, i tirocinanti potranno:

  • Avere un servizio dell’Ordine che potrà orientarli e assisterli nella scelta e nello svolgimento del tirocinio in virtù di un insieme di regole organico e riconosciuto. Ricordiamo che questo sportello già c’è ma l’approvazione del protocollo potrebbe rendere molto più incisiva ed efficace la sua azione.
  • Svolgere una esperienza di tirocinio entro un monte ore certo.
  • Vedere riconosciuto il proprio contributo alla salute dell’utenza e della collettività, se non in termini economici, almeno con la conoscenza di quanto gli specializzandi fanno per le aziende sanitarie Piemontesi
  • Non essere sfruttati per finalità che non attengano alla formazione prettamente Psicoterapica.
  • Infine, restringendosi la libertà per le Aziende Sanitarie di fare ricorso ai tirocinanti per coprire i propri bisogni di organico in ambito psicologico, diamo uno stimolo a nuove assunzioni. Così ogni specializzando avrà una speranza in più domani, una volta specializzato, di potere trovare una occupazione nel pubblico o eventualmente nel privato.

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