Come siamo arrivati all’istituzione dello Sportello Tirocini.

In un precedente articolo vi abbiamo parlato dell’istituzione dello Sportello Tirocini che, ricordiamo è attivo tutti i venerdì presso la sede dell’ordine degli Psicologi in via San Quintino 44, previo appuntamento.

Oggi vi raccontiamo qual è stato il percorso che ci ha portati fin qui, che è un po’ anche la storia di come è nato il CPPP.
L’istituzione dello sportello è infatti una delle tappe di un percorso che dura da anni nel tentativo di dare una regolamentazione ai tirocini di specialità nel rispetto di tutti gli attori coinvolti: specializzandi, in primis, ma anche scuole di psicoterapia e Aziende Sanitarie.
coord31.jpgDa diversi anni il Coordinamento Psicologi Psicoterapeuti Piemontesi è impegnato nel cercare di istituire un regolamento per i tirocini di specialità: non si tratta di un fatto esclusivamente di principio ma di qualcosa che riteniamo sostanziale. Siamo partiti con la constatazione che i tirocini di specialità, in alcuni casi, rischiavano di travalicare la loro natura formativa per divenire una modalità con cui le ASL compensavano le loro strutturali difficoltà di organico, arrivando in alcuni casi a veri e propri episodi di sfruttamento; complice lo scarso monitoraggio della scuole di psicoterapia firmatarie delle convenzioni che, dipendendo dalla collaborazione delle strutture pubbliche per poter riconoscere il titolo di psicoterapeuta ai loro iscritti, non sono certamente nella posizione di poter dettare regole o anche solo porsi da mediatori in situazioni conflittuali.
La constatazione di queste esperienze ci indusse a cercare la riprova in dati che corroborassero la nostra percezione e arrivammo a scoprire che il 60% delle prestazioni psicologiche pubbliche circa erano erogate da tirocinanti e volontari; le ore settimanali richieste ai singoli tirocinanti in alcuni casi erano ben oltre le 4 ore settimanali circa previste dalla legge e, in altri casi ancora, il tirocinio si caratterizzava per uno scostamento dalle attività di psicoterapia e un adeguamento ai bisogni del singolo servizio.

Tanti tirocinanti avevano messo in evidenza come quella del tirocinio potesse essere una attività formativa che rischiava di mimetizzare un fenomeno di sfruttamento ormai strutturato e accettato da tutti come prassi. Inoltre tale (dis) funzionamento rischiava di soddisfare una quota significativa di bisogno di prestazioni cliniche senza tramutarsi in lavoro per chi aveva finito il percorso di specializzazione, con evidenti ricadute sulle possibilità occupazionali della categoria.
La metafora che ci parse utile a descrivere il meccanismo in questione fu quello della malattia auto-immune: più cresce la categoria degli psicoterapeuti in formazione, più ore vengono elargite gratuitamente, più si compromette la possibilità futura di lavorare. Nulla in contrario, ovviamente, ad un servizio pubblico prodigo di servizi di psicoterapia per i cittadini, ma non a carico di colleghi che prestano il loro servizio gratuitamente e che non hanno pressoché nessuna speranza di essere assunti come psicologi in futuro dai servizi in questione.

mafalda
Ovviamente le difficoltà nello svolgere l’attività di Psicologo e Psicoterapeuta dipendono da molti fattori, ma questa ci sembrò una difformità su cui si era riflettuto troppo poco per il buon gioco di alcune ASL e scuole di psicoterapia e buona pace di tanti colleghi carichi di belle speranze e buona volontà (e genitori ignari che pagano puntuali le rate delle scuole di psicoterapia…quale miglior investimento per il futuro della formazione dei propri figli?!).

Ci fu chiaro che solo noi, in quanto diretti interessati, potevamo farci carico dell’emersione del problema e cominciammo un lungo cammino di cui oggi lo sportello tirocini e il protocollo di intesa (di cui parleremo dettagliatamente nel prossimo articolo) sono una delle tappe.

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