RESOCONTO DAL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DEL 19/5

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Il consiglio dell’ordine parte con un’aggiunta all’Odg, approvato all’unanimità: le cure primarie .

Viene inoltre indetto un consiglio straordinario per votare i candidati triennalisti al CNOP

A proposito di cure primarie…
Lombardo riferisce di avere ricevuto la delibera dalla regione relativa al progetto cure primarie. Nella delibera non compaiono però le richieste che l’ordine aveva avanzato e approvato nel consiglio del 14 aprile, cioè di scegliere i criteri di selezione degli psicologi e di inserire due consiglieri nel comitato scientifico del progetto. Questi due punti non compaiono nella delibera ricevuta in data 16 maggio, inviata a Lombardo come presidente e a Zennaro come rappresentante dell’Università

Come se non bastasse, nella delibera attuale, l’Ordine risulta l’unico finanziatore del progetto. Progetto a cui, ricordiamo, sono stati destinati 140.000 euro e dal quale è sparito l’impegno della regione a finanziare 400.000 euro.
Dal 14 aprile, data in cui era stato approvato il progetto, l’Ordine non è più stato interpellato.
Questo lo stato dell’arte.
Lombardo propone di bloccare il progetto e non firmare il protocollo d’intesa, ritenendo che la fretta della Regione sia dettata dal volerlo approvare il 21 maggio, prima delle elezioni; propone inoltre di annullare il protocollo di intesa precedente, ma ribadisce l’intenzione di portare avanti la questione “cure primarie” con la nuova giunta, definendola un tema centrale.

Zennaro evidenzia la fregatura: abbiamo chiesto di avere titolarità nello scegliere le persone candidate a portare avanti il progetto ma, secondo la versione attuale della delibera, i candidati sarebbero individuati tra psicologi che già la lavorano nelle Asl.
L’idea era quella di reclutare nel progetto 20 nuovi psicologi e non quello di dirigere il finanziamento a persone già selezionate!!!
Laezza è intenzionata a fermare il finanziamento stando così le cose, ma sostiene la necessità di mantenere la versione pregressa, frutto del lavoro del precedente consiglio dell’Ordine e sul quale erano state aggiunte modifiche dal corrente consiglio in data 14 aprile.

I 140.000 euro previsti sono destinati a pagare i colleghi? Non è chiaro come dal momento che il personale è pagato dalle asl..
Campisi rimarca che l’idea di finanziare un progetto di cure primarie con i soli fondi dell’Ordine, rinunciando per ora al previsto finanziamento regionale e la prospettiva di impiegare quelle risorse senza alcuna partecipazione al progetto di giovani psicologi,disoccupati o precari, sia semplicemente irricevibile. Inoltre questa proposta costituisce, da parte della regione , l’ennesima mortificazione della professione psicologica e rivela una visione miope sul tema delle cure primarie; l’indisponibilità a impegnare fondi regionali su tale tematica, dimostra che non è stato ancora compreso che le cure primarie non sono un balzello ma un’opportunità di benessere per i cittadini, un’opportunità di lavoro per tanti giovani psicologi in difficoltà occupazionale e soprattutto un’enorme occasione di risparmio per le casse regionali! Il progetto doveva essere un’apertura verso nuove forze e non contribuire a mantenere una situazione di staticità asl-centrica.

Fachin sottolinea l’importanza di coinvolgere anche ordine dei medici in un progetto del genere come co-finanziatore.
Zennaro definisce la vicenda come una frettolosa necessità della regione di prendersi la medaglia del progetto, che poi verrà messo in cassa alla nuova amministrazione!
Per quanto riguarda la questione “ordine dei medici”, ricorda come il vecchio protocollo era stato approvato da federazione italiana dell’ordine dei medici, tranne due sindacati minori, ma non come finanziatori

Laezza esprime la preoccupazione che se anche il primo protocollo dovesse essere disapprovato, si potrebbero creare delle lungaggini di lavoro e un lavoro di molti anni andrebbe perso.

Zennaro pone la questione del come a e a chi comunicare il dissenso che sta emergendo unanime in consiglio e propone una lettera aperta a tutte le parti.

Laezza propone di ribadire di non approvare quest’ultimo protocollo e di sottoporre nuovamente nel protocollo i punti che stati aggiunti successivamente (consiglio del 14 aprile).
Lombardo dice che il protocollo ha valore solo per noi. Le nostre richieste non sono mai state accolte, propone di annullare il vecchio documento per evitare il rischio che venga preso, già firmato da noi e Università così come era è portato avanti senza modifiche dalla nuova giunta.

Lombardo torna a sottolineare che ci è stato fatto uno sgarbo imbarazzante e avvallare una cosa di questo tipo è grave; Zennaro d’altro canto pone l’accento sul fatto che se adesso noi facciamo troppo casino sulla vicenda e la annulliamo rischiamo di essere quelli che la fanno saltare e ribadisce la sua proposta di scrivere una lettera aperta su quello che NON troviamo sul protocollo rispetto agli accordi presi.

Su questo punto, nonostante il sostanziale accordo di tutti i consiglieri sull’irricevibilità dell’attuale protocollo, emergono posizioni differenti che vedono Lombardo insistere per rifiutare entrambi i protocolli (il precedente in quanto firmato solo da Università e Ordine) e di riunirsi al più presto per redarre un nuovo documento che tenga conto delle nostre posizioni. Laezza sostiene la bontà del precedente protocollo. Fachin esprime perplessità sull’opportunità di dare vita ad un gruppo di lavoro per questo dato il grosso lavoro fatto precedentemente e le possibili lungaggini che questo comporterebbe.
Infine, dopo una lunga mediazione, il Consiglio decide all’unanimità di non avvallare la proposta di delibera ultima e si vota per esprimere l’interesse e la necessità di realizzare un progetto di cure primarie. Si decide di riproporre un protocollo di intesa che, per essere sottoscritto dall’Ordine degli Psicologi, dovrà contenere i seguenti punti: co-finanziamento della Regione di 400.000 €, assunzione di 20 colleghi, presenza dell’Ordine nel comitato che decide i criteri di selezione dei candidati.
Non verrà creato un gruppo di lavoro ad hoc ma si scriverà questo documento così come deciso in questa sede.
Il tempo in consiglio stringe…sono ormai le 22.30 passate e si passa al secondo punto all’OdG: il lavoro della commissione tutela.
Cikada prende la parola e chiede delucidazioni su alcuni punti redatti dal gruppo del CPPP; soprattutto esprime preoccupazione per la formula usata, parlando delle professioni limitrofe a quella di psicologo, di “negoziazione” dei confini della pratica professionale. Altri, tra cui Lombardo e Parpaglione si uniscono alla preoccupazione di Cikada. Fachin risponde spiegando le necessità di parlare con gruppi di professionisti che si siano dati un’organizzazione; questo non significa ammettere degli illeciti ma di fatto costruire delle regole considerando le professioni “confinanti”. Il clima si surriscalda parecchio, parlano Campisi, Graziato e altri prenotano il turno di parola.

Apriamo una breve parentesi per approfondire la posizione del CPPP in tema di tutela.

L’idea del Coordinamento sulla questione della tutela è che la professione va tutelata non solo da “aggressioni” provenienti dall’esterno ma anche da distorsioni che nel tempo si sono create all’interno della categoria. Ci riferiamo per esempio a Psicologi, spesso più anziani, che non mostrano sufficiente cura nel difendere i più giovani dal rischio di precarizzazione e sfruttamento in vari contesti come i tirocini e la formazione.

L’idea del Coordinamento rispetto ai Counselor, ad esempio, è che la questione va affrontata su vari piani. Certamente gli illeciti vanno perseguiti, là ove si configuri un abuso professionale è necessario intervenire con forza per fare rispettare la legge; su questo siamo d’accordo con i colleghi di AP. Così come sulla necessità di usar,e come arma di tutela, l’informazione alla cittadinanza sui rischi di sottoporsi a trattamenti psicologici svolti da non Psicologi.
Ciò su cui c’è disaccordo è che per tutelare efficacemente le prerogative della nostra professione sia indispensabile anche contemplare quei casi dove non si configura un abuso palese. In tutti quei casi (a nostro avviso la maggior parte) che si fa? Ricordandoci che le professioni limitrofe non sono sotto la giurisdizione dell’Ordine degli Psicologi, riteniamo che agire in quello spazio intermedio e un po’ indistinto solo con la forza delle carte bollate e dello scontro legale sia, oltre che un costo insostenibile, una modalità che rischia di essere inefficace o addirittura pericolosa (che succede se viene scritta una sentenza a sfavore degli Psicologi? Sarebbe un precedente che farebbe scuola! Avremmo ottenuto, invece che la tutela, l’effetto opposto!). Per questo pensiamo che per tutelarci non possiamo semplicemente dire che con i counselor non ci si parla perché sono illegittimi. Questa linea ci pare inadeguata perché le professioni limitrofe continuerebbero ad esistere nonostante il nostro legittimo sdegno. Ecco perché pensiamo siano necessarie anche altre azioni che producano atti su un piano più generale e politico anche per mezzo di iniziative prese dall’Ordine Nazionale.

In questo contesto, riteniamo indispensabili il dialogo tra rappresentanze di categoria, magari conflittuale e duro, ma necessario e funzionale ad aumentare l’efficacia delle azioni di tutela che l’Ordine vuole intraprendere.

La semplicistica interpretazione o accusa che il Coordinamento remi contro la tutela perché vuole parlare con i counselor la rispediamo al mittente.

Tornando alle mirabolanti gesta di via San Quintino… 
Lombardo sottolinea come ormai manchino pochi minuti alla chiusura…si decide di rimandare la decisione al prossimo consiglio. Chiude la seduta non prima di aver ricordato ai colleghi che il Consiglio è un organo deliberativo e che i dibattiti e i confronti sui temi rallentano il lavoro. In sottofondo Graziato afferma che l’organo si è strutturato in un certo modo e tutti dovrebbero accettarlo (in realtà l’organizzazione dell’Ordine è un punto rimasto in sospeso e attualmente un gruppo di colleghi sta lavorano ad una proposta che possa trovare il consiglio d’accordo).

Le Osservazioni di chi ha redatto questo resoconto sono di un clima scarsamente collaborativo, molto rallentato da resistenze più o meno esplicite.
Il dibattito, nonostante acceso, appare spesso fittizio perché non porta ad alcuna mediazione. Nonostante il tempo passato a sentire i contributi di tutti, di fatto il dialogo produce poco e si torna al punto presentato in origine dal gruppo AP che apparentemente permette il dialogo, salvo non ammettere correttivi alcuni alla sua linea e redarguire per il tempo “perso” a discutere.

 

 

 

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