Dire, fare, sanare.

nessuno mi può giudicare

Lunedì 24/02 c’è stato un consiglio dell’Ordine piuttosto animato.

Per sommi capi ecco quanto accaduto.

Dopo alcuni annunci di carattere generale ed un sollecito di Bianciardi (che chiedeva se Altra Psicologia avesse comunicazioni da fare rispetto alla cumulatività delle cariche e alla loro incompatibilità con il regolamento dell’Ordine) caduto in: “non ci sono comunicazioni” , un no comment duro e puro degno del miglior legal-thriller americano (ndr. Per chi si fosse perso qualche succosissimo passaggio delle istituzioni della nostra professione, alcuni consiglieri di AP oltre alla carica all’Ordine ne hanno un’altra all’Enpap), si è passati alla presentazione della proposta di organizzazione dell’Ordine da parte di AP.

Questo ha generato un accesso di dibattito di “si, mi piace”, “no non mi piace”, “mi piace ma ci devo pensare”, “non mi piace ma ci devo pensare”, “non mi piace pensare che mi piace”, etc. che ha portato ad un ostacolo tecnico ossia, per mettere in pratica quanto proposto occorre modificare il già citato regolamento, questo dilungherebbe di molto i tempi e, forse forse, la comunità votante e trepidante non muore dalla voglia di vedere il nuovo consiglio alacremente al lavoro per modificare un regolamento interno all’Ordine che poco ha a che fare con le urgenze pressanti che vivono quotidianamente i colleghi (lavoro e formazione continua per citarne solo due)

In questo impasse piuttosto paludoso e stagnante ci si è rimasti un po’, forse anche grazie all’abilità mediatrice di AP che, dopo avere dato spazio di parola a tutti, non si è comunque spostata di un millimetro dalle sue posizioni e non ha proposto un’alternativa di metodo all’adozione di suddetta proposta.

E’ toccato al CPPP proporre una mediazione che è consistita nel portare avanti la riflessione su di un’organizzazione nuova interna all’Ordine che non mutui necessariamente l’esistente e, nel frattempo, andare avanti secondo il vecchio modello per affrontare questioni urgenti, ad esempio la psicologia in ambito sanitario.

A quel punto, nonostante le reticenze di AP a sposare un metodo di lavoro diverso da quello proposto, si è rotolati velocemente e inaspettatamente verso le votazioni per la referenza alla sanità. Punto che, non era previsto nell’ODG e che, la consigliera Laezza ha più volte sollecitato a discutere subito.

Antonella Laezza si candida dunque per la carica. Il CPPP candida Dario Fieni, candidatura che scalda gli animi di qualche uditore che – abbandonando la propria sedia – si avvicina ad un gruppo di CPPPini per domandare delucidazioni a riguardo, ovvero se sia giunti ad un accordo sul nome prima della votazione in Consiglio.

Ecco, questo non è più accettabile. Non è inaccettabile il fatto che Dario Fieni parli di ricattabilità, come dicono i colleghi di Insieme per la Psicologia, questo è anzi un tema che andrebbe approfondito anziché bandito/criticato.

Pensiamo sia inaccettabile piuttosto che si urli al complotto appena le situazioni volgono in direzioni inaspettate per chi ha gestito l’Ordine fino a ieri.

Chi candida il CPPP è una decisione che viene presa, anche faticosamente, all’interno di riunioni, discussioni, incontri. Non nei seminterrati dell’Ordine. E questo è bene che venga ricordato. Il Coordinamento è interessato ad essere coerente con il programma che gli elettori hanno sostenuto, non a stringere accordi sottobanco.

Dario Fieni è stato candidato in quanto competente rispetto alla tematica, competenza derivante, come quella di tutti noi, dalla nostra professionalità e dall’esperienza maturata in questi 4 anni di attivismo politico professionale all’interno del CPPP e in mezzo ai colleghi, fuori dalle vecchie logiche del clientelismo sostituite da quelle della partecipazione politica.

Laezza si candida in quanto diretta interessata (è una dipendente pubblica del servizio di psicologia dell’ASLTO3) e conoscitrice del mondo ASL.

Fieni si candida perché NON appartiene al mondo ASL e il CPPP crede che quel ruolo debba essere svincolato da interessi altri che non siano quelli ordinistici di tutela e promozione della professione. Fieni aggiunge inoltre di “non essere digiuno a riguardo” … per fortuna c’è qualcuno che si interessa a qualcosa anche se non è coinvolto in prima persona.

Fachin (CPPP) aggiunge che nel programma del CPPP, centrato sulla parola d’ordine LAVORO, uno degli obiettivi che il CPPP si dava era allargare l’ottica e smettere di pensare che psicologia in ambito sanitario coincidesse con mondo ASL. Solo una piccolissima fetta di iscritti all’ordine ormai appartiene al mondo degli strutturati nel servizio pubblico mentre spopola un mondo fatto di consulenti (neanche tanti), specializzandi, borsisti e privato sociale in varie forme ed il nostro obiettivo è proprio cambiare il ruolo, il peso e il modo di pensare la psicologia in ambito sanitario.

Il nostro perseguire quello scopo non risponde a nessuna logica di stelletta da esibire o, peggio, di dispetto, risponde ad uno logica strumentale al perseguimento degli obiettivi del nostro programma e i contenuti del nostro programma sono il motivo per cui ci siamo candidati e siamo stati votati.

Chi scomoda le logiche complottiste o accordi sotto banco forse dovrebbe scendere a patti con il fatto che “I GIOVANI” non sono una parola di cui fregiarsi nei discorsi istituzionali politically correct, ma una mondo di persone pensanti con istanze e obiettivi che spesso non coincidono con quelle dei meno giovani.

Perché invece che gridare al complotto e relegarci a presuntuosi un po’ maldestri e digiuni di come va il mondo, perché non confrontarsi semplicemente da colleghi?!

Capiamo che sia dura capire questa logica per chi fino a ieri era seduto su quelle poltrone, dal momento che era abituato a considerare l’Ordine come una “cosa sua” e non una cosa di tutti.

Capiamo la tendenza a vedere complotti e alleanze dappertutto, anche dove non ce ne sono.

Capiamo che chi ha sempre condotto le politiche professionali, basandosi sulla prassi del favore all’amico e del contentino al nemico, pensi automaticamente che anche gli altri facciano così…

Capiamo tutto e soprattutto capiamo la frustrazione di chi era abituato a disporre in totale libertà e senza remore del proprio compito e ora si sente messo da parte.

Lo capiamo umanamente e per questo ricordiamo che quel modo di fare politica professionale che veniva da Marte è finito e ora finalmente si torna sulla Terra.

E’ successo con la referenza sanità e succederà con il resto, tanto vale farsene una ragione.

E ricordiamo anche questo piccolo importante particolare: non è il caso che il vecchio modo di fare politica professionale si senta escluso e minacciato, quelli finora esclusi siamo stati noi, proprio esclusi dai pensieri di chi ci ha preceduto.

L’abbiamo subìto e ne vediamo le conseguenze sulla nostra pelle, e, per strano che possa apparire, non saremo così vendicativi o sadici o immaturi da fare il dispetto di dimenticarci delle istanze che non ci riguardano.

 Il CPPP

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