IL PROGRAMMA DEL CPPP: PUNTO 3, IL VOLONTARIATO

Servilismo e sfruttamento camuffati da lavoro volontario

Da anni assistiamo al moltiplicarsi delle prestazioni lavorative svolte a titolo gratuito dai colleghi. Molti di loro si dedicano ad attività di “volontariato” nei servizi in cui svolgono o hanno svolto tirocinio.

Detta così dovremmo essere orgogliosi di una categoria che in misura così massiccia si dedica all’aiuto del prossimo in maniera disinteressata. Ma le cose stanno proprio così? Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Noi del CPPP siamo decisamente favorevoli al volontariato, un’attività che favorisce la creazione di comunità solidali e contribuisce allo sviluppo umano. Siamo orgogliosi di avere molti colleghi impegnati a 360 gradi, attivi nelle associazioni piemontesi che lottano ogni giorno per mettere al centro i bisogni delle persone e dare qualità alle relazioni.

Proprio perché siamo coscienti del contributo del volontariato alla nostra comunità, ci opponiamo fortemente a chi, furbescamente, si serve della parola “volontariato” (ammantandolo così di un’aura di nobiltà) per nascondere quella forma di lavoro gratuito, teso a dimostrare fedeltà e abnegazione al tutor di turno, in attesa della ricompensa.

NOVOLONTARIATO

Il volontariato, per come lo intendiamo, è un’attività volta alla solidarietà e all’altruismo, ha lo scopo di mettere a disposizione il proprio tempo per essere utili alla comunità. Ciò che avviene nelle ASL piemontesi assume invece la forma di un “volontariato” egoista e forzoso:

–          Egoista, perché non pone al centro l’altro bisognoso, ma il volontario stesso, che, più che a dare un contributo, mira ad acquisire qualche stelletta in più agli occhi del tutor in vista di una possibile borsa o, magari, di un concorso ritagliato su misura.

–          Forzoso, perché i colleghi che vi si sottopongono sono indotti dai loro tutor a regalare all’ASL delle ore, con l’antico metodo del bastone (se non accetti ce ne sono altri mille pronti a farlo) e della carota (vedrai che in futuro avrai la ricompensa per il tuo impegno).

foto presidio su leggo 20-10-11

Negli ultimi tempi anche queste briciole di retribuzioni “regalate” (come se fossero di tasca loro…) cominciano a scarseggiare e la lotta si fa sempre più agguerrita. Alcuni psicologi strutturati non fanno mistero di impegnarsi per favorire persone che, nel loro modo di pensare, mostrano “determinazione” e “forte motivazione”. Ci sono addirittura casi in cui gli aspiranti tirocinanti vengono rifiutati preventivamente se non si dichiarano disponibili al lavoro volontario.

Per questi tutor senza scrupoli, i colleghi in specializzazione sono poco più che carne da macello da utilizzare per smaltire una mole di lavoro insostenibile, che permette loro di poter arrivare tranquilli alla pensione, senza dover battere i pugni e scontrarsi con i superiori.

Dal nostro punto di vista il cosiddetto volontariato nelle ASL non fa altro che impedire l’emergere delle gravi mancanze del servizio pubblico e si pone come ostacolo all’accesso dei pazienti verso i colleghi che operano nel privato.

Ma c’è un altro aspetto che ci preoccupa profondamente:

scegliendo il personale della sanità sulla base di questi criteri, che tipo di selezione stiamo operando? Siamo sicuri di premiare capacità e competenze o stiamo, forse, premiando il servilismo? Questa pratica è deleteria per tutta la categoria, non solo da un punto di vista strettamente economico, ma anche perché incentiva a portare le borse al potente di turno che, se siamo fedeli, potrà forse farci un favore in futuro. Possiamo ben immaginarci come questi colleghi, a loro volta, sceglieranno i loro collaboratori. Sono questi gli psicologi che vogliamo? È questa la comunità professionale che ci proponiamo di costruire?

Come CPPP, ci proponiamo di metter in atto una lotta senza quartiere all’erogazione di prestazioni professionali a titolo gratuito

che si tratti di ore in più di “tirocinio”, di “volontariato”, di “promozione” o di qualsiasi altro nome si voglia dare loro per provare a renderle legittime!

Per raggiungere questo obiettivo, riteniamo indispensabile:

1. Far pressione affinché le ore di volontariato non compaiano tra i titoli preferenziali per accedere ai concorsi pubblici (vedi, ad esempio: Avviso pubblico per il conferimento di numero 2 incarichi di collaborazione esterna a psicologi per lo svolgimento dell’attività prevista nell’ambito del progetto “bambini in adozione” presso la S.S.D. Psicologia dell’età evolutiva, ASL to1, 13 agosto 2013);

2. Istituire uno sportello di monitoraggio che tuteli da richieste illegittime di ore di “volontariato” e raccolga segnalazioni sull’uso di professionisti “volontari” al posto di forze-lavoro regolarmente retribuite.

3. Richiedere che le segnalazioni pervenute siano sottoposte all’attento vaglio della commissione etica, visto che la svendita o l’erogazione gratuita di prestazioni lavorative lede la dignità della professione.

bigliettodavisita

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