COS’E’ IL CPPP? UN PROGETTO DI GESTIONE DELLA POLITICA PROFESSIONALE DAL BASSO

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CHI SIAMO

Il Coordinamento Psicologi e Psicoterapeuti Piemontesi si è costituito nel luglio 2010, con motivazioni e obbiettivi indipendenti da qualsiasi competizione elettorale. Nasceva sulla scia di un bisogno diffuso entro la categoria che era, ed è, quello di dare voce a tantissimi Psicologi e Psicoterapeuti che vivono l’appartenenza alla comunità professionale come situazione di difficoltà o addirittura di precariato, e che sentono sempre più stringente l’assenza di opportunità di realizzazione entro l’alveo della propria professione.

ImmagineCome dimostra l’indagine di Claudio Bosio, nel corso del tempo si è delineata una marcata polarizzazione tra gli appartenenti all’ordine professionale, agli estremi della quale troviamo coloro che hanno più di 45 anni e dall’altra coloro che ne hanno meno di 35.

I primi lavorano soprattutto come privati o come dipendenti pubblici, sono liberi professionisti oppure usufruiscono di contratti a tempo indeterminato, non risentono di problemi di disoccupazione e hanno redditi ben al di sopra della media della categoria.

I secondi, che costituiscono circa il 55% – 60% degli iscritti, sono attivi per lo più all’interno delle cooperative sociali e dell’associazionismo no profit, oppure svolgono impieghi extraprofessionali. Hanno posizioni lavorative atipiche e flessibili (precarie), con reddito professionale prossimo o al di sotto della soglia di povertà relativa.

Dobbiamo sottolineare che l’indagine di Bosio si basa su dati raccolti entro il 2010 e che molto probabilmente  la crisi economica ha modificato al ribasso i risultati citati, già di per sé allarmanti. Diversi segnali indicano che, in questo momento, ci troviamo al centro di vera e propria crisi intraprofessionale, con la fisionomia di un’emergenza sociale che però investe solo una parte della categoria.

A nostro parere questa situazione è solo parzialmente frutto della crisi economica, la quale sembra aver fatto precipitare una situazione già disperata, generata da anni di politiche inadeguate o di parte.

Il Coordinamento ha portato al centro dell’attenzione questi fenomeni, cercando di imporre nel dibattito politico le questioni che riguardano una fetta enorme della categoria, finora completamente priva di rappresentanza.

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Ci rivolgiamo alla miriade di giovani, e meno giovani, che non sono riusciti a ritagliarsi uno spazio adeguato entro il contenitore della professione e che svolgono le mansioni più disparate, spesso in condizioni di precariato o peggio ancora di sfruttamento:

ai tanti psicologi-educatori, sempre meno riconosciuti e sempre più spinti ai margini da professionalità contigue; agli psicologi-affidatari, costretti a svendere la propria professionalità per qualche obolo; all’esercito di colleghi sfruttati sotto il paravento dei tirocini, che regalano ore e ore di prestazioni professionali non dovute; a tutti i colleghi attivi nell’associazionismo no profit, orientatori, consulenti, e a tutta la prima linea sul fronte della lotta al disagio e all’emarginazione, nel lavoro quotidiano con donne, minori o migranti, tra le cui fila troviamo lavoratori altamente professionalizzati, ma in ruoli troppo spesso poco riconosciuti e remunerati, e con scarso margine di decisionalità.

ImmagineDenunciamo l’uso indiscriminato di volontari che, nella speranza di una borsa lavoro o di un qualche straccio di opportunità professionale, svalutano sé stessi e tutta la professione; denunciamo la macchina universitaria che, riversando sul mercato circa 5000 psicologi ogni anno, ha agito secondo logiche di potere interno e non certo nell’interesse della disciplina. Denunciamo il business della formazione, che consente alle generazioni più vecchie e affermate di continuare a campare sulla pelle di quelle più giovani e precarizzate.

Dalla sua nascita, il Coordinamento si è incontrato regolarmente in riunioni aperte, creando un luogo di confronto e proposta, con l’obiettivo di aprire — finalmente! — un dibattito allargato anche agli “emarginati“ della professione.

Durante i nostri tre anni di attività, abbiamo cercato di sollecitare la partecipazione a un progetto di gestione della politica professionale dal basso, nella convinzione che chi vive il precariato sulla propria pelle sia chiamato a impegnarsi in prima persona anziché delegare a coloro che, di tutto questo, non sanno o non vogliono sapere nulla, per il semplice motivo che (beati loro!) precari non sono.

COME FUNZIONIAMO

Iniziamo da qui, spiegando come funzioniamo, perché abbiamo in questo aspetto un nostro punto fondante e siamo convinti che il modo di concepire le idee e metterle in pratica sia altrettanto, se non più importante delle idee stesse.

Da sempre abbiamo sposato una visione pluralista e inclusiva, che puntasse a proposte e attività il più possibile condivise, non secondo la mera logica secondo cui “la maggioranza vince”, ma ricercando in ogni momento la più ampia condivisione tra i partecipanti.

Rifuggiamo l’ottica del leaderismo, ragion per cui non abbiamo mai puntato sulle personalità di qualcuno in particolare, ma ci siamo mossi come collettivo facendo prevalere le idee e le azioni sui nomi dei singoli.

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Nel corso dei tre anni di esistenza del Coordinamento molte persone hanno partecipato a incontri, riunioni e iniziative, mettendo a disposizione il loro tempo e le loro energie quando erano nelle condizioni di farlo, oppure continuando a seguirci più da lontano quando le esigenze della vita glielo impedivano. Non sono mai state richieste tessere o credenziali per poter partecipare, né l’imposizione di convinzioni precostituite. Siamo dunque fin dalla nostra nascita un luogo di partecipazione e inclusione e continueremo a esserlo anche dopo le elezioni.

La decisione stessa di candidarci alle elezioni per l’Ordine degli Psicologi del Piemonte è stata presa dopo un lungo dibattito, che ha visto confrontarsi posizioni molto differenti tra loro. Alla fine abbiamo deciso di esprimere una nostra lista, e tuttavia continuiamo a ritenere che la partecipazione al Consiglio dell’Ordine non sia lo scopo ultimo del nostro impegno, ma solamente una delle possibili azioni per perseguire il nostro obiettivo: mettere al centro dei dibattiti la psicologia e gli psicologi, ma tutti gli psicologi, per conquistare alla nostra professione terreni da tempo abbandonati ad altre categorie più unite ed organizzate della nostra.

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Insomma, il nostro compito non inizia e non si esaurisce con queste elezioni.

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In un’ottica di trasparenza nei confronti di chi sta pensando di votare per noi, crediamo sia utile rendere noto come sono stati scelti i candidati. Innanzitutto, nessuno dei nostri candidati si è proposto ex-novo, giusto in tempo per partecipare alle elezioni. Si tratta esclusivamente di persone che da lungo tempo hanno partecipato in maniera disinteressata alle battaglie del Coordinamento, molto prima che si pensasse a una possibile candidatura, e che sono state scelte con una votazione democratica interna.

Tutti loro si sono impegnati, anche una volta eletti, a continuare a partecipare alle riunioni del Coordinamento e a portare avanti nel Consiglio dell’Ordine le indicazioni che riceveranno dal Coordinamento stesso.

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Questo sistema di rappresentanza garantisce continuità nell’ascolto delle problematiche degli iscritti, offre la possibilità di partecipare al dibattito professionale anche una volta espresso il voto, favorisce la responsabilizzazione di tutti noi psicologi.

Insomma, votando i nostri candidati daremo loro la nostra fiducia, non una delega in bianco.

Votando loro avremo la possibilità di essere tutti, realmente, parte delle decisioni prese in seno all’Ordine.

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I nostri candidati, inoltre, a differenza di quelli delle altre liste (facile verificare con una breve ricerca su internet), non occupano posizioni decisionali in realtà che possano porli in conflitto di interesse con il loro impegno nel Consiglio dell’Ordine. Per capirci: non siedono all’ENPAP, non dirigono Scuole di specialità, non hanno posizioni di rilievo all’AUPI o in Università, non sono dirigenti delle ASL, ecc.

Crediamo che anche questo sia un aspetto fondamentale per ridare vita ad un luogo decisionale che, per molti anni, è stato preda di singoli interessi di bottega.

IL CPPP

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