IL PROGRAMMA DEL CPPP – LA PSICOLOGIA TORNA SULLA TERRA!

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IL CPPP – COORDINAMENTO PSICOLOGI e PSICOTERAPEUTI PIEMONTESI – HA DECISO, COME MOLTI DI VOI SANNO, DI CANDIDARSI ALLE ELEZIONI PER IL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DEL PIEMONTE. DI SEGUITO TROVERETE UNA SINTESI DEL NOSTRO PROGRAMMA A CUI SEGUIRANNO, NELLE PROSSIME SETTIMANE, ARTICOLI DI APPROFONDIMENTO. 

SE VI VA E VOLETE DARCI UNA MANO: CONDIVIDETE IL PROGRAMMA E IL NOSTRO BLOG.

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Il CPPP, Coordinamento Psicologi e Psicoterapeuti Piemontesi si è costituito nel luglio 2010, con motivazioni e finalità indipendenti da qualsiasi obiettivo elettorale. Nasce sulla scia di un bisogno diffuso entro la categoria che era, ed è tutt’ora, quello di dare voce a tantissimi psicologi e psicoterapeuti che vivono l’appartenenza alla comunità professionale con estremo disagio per la sempre più marcata scarsità di opportunità lavorative nell’ambito della  professione psicologica. Ci riferiamo soprattutto alle nuove generazioni di professionisti che lavorano in cooperative o associazioni con mansioni che si accavallano a quelle di altre professionalità, ai colleghi attivi nei servizi pubblici con ruoli temporanei e suppletivi o a chi è costretto a svolgere impieghi extraprofessionali. I più hanno posizioni lavorative atipiche e flessibili (precarie), con reddito prossimo o inferiore alla soglia di povertà relativa.

Ci rivolgiamo alla miriade di giovani, e meno giovani, in condizioni di precariato o peggio di sfruttamento: ai tanti psicologi con mansioni educative; agli psicologi affidatari, costretti a svendere la propria professionalità; ai tanti tirocinanti indotti ad erogare più prestazioni del dovuto a titolo gratuito; ai consulenti, agli orientatori e alla prima linea dell’associazionismo, fatta di lavoratori altamente professionalizzati ma spesso scarsamente riconosciuti ed esclusi da ogni decisionalità, nel loro difficile lavoro a sostegno di donne, minori, migranti.

Dalla sua nascita il CPPP si è incontrato regolarmente, in riunioni aperte, costituendosi come luogo di confronto e proposta con l’obiettivo di creare un contenitore di idee anche per coloro che non hanno mai avuto voce nell’ambito delle politiche professionali.

Negli anni abbiamo cercato di sollecitare la partecipazione a un progetto di gestione della politica professionale dal basso, nella convinzione che chi vive il precariato sulla propria pelle sia chiamato a impegnarsi in prima persona anziché delegare a coloro che, di questa situazione, non sanno o non vogliono sapere nulla perché (beati loro!) precari non sono.

Abbiamo da sempre sposato una visione pluralista e inclusiva, che desse impulso a proposte e attività il più possibile condivise dai partecipanti.

Rifuggiamo l’ottica del leaderismo, ragion per cui non abbiamo mai puntato sulle singole personalità, ma ci siamo mossi come collettivo facendo prevalere le idee e le azioni su facce e nomi.

Nel corso degli anni molte persone hanno partecipato ai nostri incontri e iniziative mettendo a disposizione tempo ed energie. Il coordinamento è soprattutto un luogo di partecipazione alla politica professionale e continuerà ad esserlo anche dopo le elezioni dell’Ordine.

Tutti i nostri candidati si sono impegnati, anche una volta eletti, a portare avanti nel Consiglio dell’Ordine idee, proposte, azioni elaborate nelle riunioni periodiche del Coordinamento. Il voto ai nostri candidati darà forza alla partecipazione di tutti e non è certo una delega in bianco come è sempre stato finora.

I nostri candidati, inoltre, non occupano posizioni decisionali che possano porli in conflitto di interesse con il loro impegno nel Consiglio dell’Ordine: non siedono all’ENPAP, non dirigono Scuole di specialità, non hanno posizioni di rilievo all’AUPI o in Università, non sono dirigenti delle ASL, ecc. Crediamo che questo sia un aspetto fondamentale per evitare che la politica professionale sia preda di parziali interessi di bottega.

COSA PROPONIAMO:

A) Formazione universitaria

Il Coordinamento ritiene che sia un preciso compito dell’Ordine attivare un dialogo produttivo con l’istituzione universitaria, promuovendo un confronto sui seguenti punti:

  1. dare avvio a politiche di controllo sul numero degli iscritti, non spostando il problema dell’esubero fino al momento dell’Esame di Stato;
  2. offrire un servizio di orientamento, sia in ingresso che in itinere, che abbia l’effettiva funzione di confrontare l’offerta formativa con le aspettative dei singoli e con le reali opportunità occupazionali;
  3. promuovere l’inclusione curriculare di corsi finalizzati alla preparazione dei nuovi professionisti sul campo e ridimensionare proposte lontane da ogni applicabilità (es. psicologia criminale);
  4. monitorare la qualità formativa dei tirocini post-lauream.
  5. ricercare una maggiore coerenza tra l’offerta formativa universitaria e le prove richieste per l’abilitazione professionale.

B) Formazione post-universitaria e formazione continua

Il CPPP vuole lavorare per una formazione di qualità e impedire il fenomeno che abbiamo denominato di “cannibalismo professionale”, per cui una parte della comunità professionale si mantiene attraverso la formazione a spese delle generazioni più giovani. Il tutto in un panorama che vede proliferare Scuole di specializzazione dai requisiti scientifici a volte dubbi e che, con i nuovi obblighi in fatto di formazione continua, rischia di incoraggiare altri fenomeni di speculazione.

Denunciamo inoltre lo sfruttamento legalizzato della professione entro il sistema formativo: interi servizi pubblici vivono e funzionano grazie ai tirocinanti specializzandi, impiegati ben oltre le ore previste ai fini formativi, e con mansioni che esulano ampiamente dagli obiettivi formativi.

Sulla questione dei tirocini, abbiamo sollecitato una trattativa tra CPPP, rappresentanti della Consap e delle Asl, e l’Ordine come mediatore. Questo tavolo è giunto ad elaborare una bozza di regolamento per i tirocini, la cui approvazione definitiva si è poi arenata tra le secche degli interessi di parte.

Alla luce di tali considerazioni, il CPPP propone di:

  1. rendere immediatamente operativa la “Bozza delle linee guida sui tirocini di specialità” e istituire presso l’Ordine uno sportello di monitoraggio;
  2. diffidare formalmente le Scuole che, oltre ai propri allievi psicologi, formino anche counselor;
  3. affrontare il problema dell’equipollenza tra titoli pubblici e privati, opponendosi all’aumento di un anno della formazione in Psicoterapia;
  4. preservare il diritto allo studio provvedendo affinché le Scuole di Specializzazione  accreditate mettano a disposizione una quota annua di “borse di studio”;
  5. fare in modo che l’Ordine si renda garante e propulsore di un sistema della formazione continua di qualità e gratuita per gli iscritti, anche finanziata con i fondi di cui l’Ordine stesso dispone.

C) Lavoro

Per i giovani psicologi il contesto lavorativo, oggi, è caratterizzato dal precariato e dalla mancanza di prospettive occupazionali nell’ambito della propria professione. Questo nonostante i dati (per esempio quelli dall’OMS) evidenzino il quadro di un enorme bisogno di interventi per il benessere psichico, il quale però, nella maggior parte dei casi, non riesce a tradursi in domanda di prestazioni psicologiche. Come mai si è creata questa situazione? Secondo noi, da un lato, la maggior parte dei contenitori disponibili nel pubblico (CSM, SERT, Neuropsichiatria ecc…) sono organizzati per l’intervento sul disagio grave e quindi non sono adeguati al suo accoglimento. Dall’altro, sempre di più “il malessere psicologico” viene visto, interpretato e trattato come una “malattia”, limitando l’intervento al solo farmaco ed escludendo di fatto ogni spazio per interventi di prevenzione primaria e secondaria. Ciò ha avuto, tra l’altro, come esito la progressiva erosione e medicalizzazione degli ambiti clinici associati alla nostra professione.

Inoltre, a nostro modo di vedere, nonostante le prestazioni psicologiche erogate in termini numerici dalla Sanità Pubblica siano numerose, questo non ha mai consentito alla professione di crescere, e ciò anche perché i Servizi hanno preferito approfittare delle prestazioni offerte gratuitamente da Tirocinanti e Volontari  invece di riconoscere  il grande bisogno di professione psicologica nel settore della tutela della salute.

Partendo da queste premesse, il CPPP si esprime a favore di un Ordine che abbandoni il suo ruolo di mera tutela amministrativa e si faccia promotore  della professione psicologica:

  1. all’interno delle ASL, ritiene necessaria la fondazione di Servizi di psicologia autonomi dalla psichiatria, ove autonomia non significa mancanza di collaborazione ma cooperazione su un piano paritetico;
  2. E’ fondamentale l’adozione di serie misure per ridimensionare l’offerta di interventi psicologici alle reali condizioni dei Servizi, misurabili tramite il numero di psicologi effettivamente assunti. Perciò ritiene necessario limitare l’erogazione di prestazioni psicologiche gratuite esclusivamente a quelle previste dai tirocini formativi;
  3. A nostro avviso è necessario opporsi al volontariato psicologico nelle strutture pubbliche, poiché non si tratta di quel genere di attività pro-sociale che tutti consideriamo nobile e a cui nessuno di noi si opporrebbe. Si tratta invece di un fenomeno penoso che si spiega spesso con l’intenzione di ottenere un inserimento lavorativo godendo di una corsia preferenziale e al prezzo di mesi o anni di servilismo.
  4. per dare risposta alla domanda di psicoterapia, non erogabile dal sistema delle ASL, il CPPP propone che l’Ordine, in accordo con la Regione, promuova la strutturazione di una rete territoriale in parte convenzionata e in parte pubblica per la psicologia clinica e la psicoterapia. Tale prospettiva può realizzarsi concretamente in forme differenti, alcune delle quali fanno parte del dibattito intraprofessionale da tempo, e va incontro a quanto delineato nel PSSR (Piano Socio Sanitario Regionale) che ipotizza una rete di ambulatori multidisciplinari nel territorio per le cure primarie.
  5. ritiene che sia compito dell’Ordine avviare un continuo dialogo con le realtà politiche e istituzionali al fine di ottenere un sempre maggiore riconoscimento sociale. A tale proposito un esempio è d’obbligo: nel 2011 il CPPP ha avviato una serie di contatti con la politica regionale, contribuendo all’inserimento, per la prima volta, entro il Piano Socio Sanitario Regionale di una sezione dedicata al ruolo della psicologia.
  6. propone l’istituzione di uno sportello di orientamento al lavoro, con l’obiettivo di orientare i professionisti alla scelta o all’approfondimento di un particolare settore professionale, offrendo informazioni aggiornate sul mercato del lavoro e promuovendo iniziative di accompagnamento alla libera professione.

D) Tutela delle nuove professionalità e della ricerca

Sul mercato del lavoro gli psicologi hanno assunto ruoli in buona parte inediti per i nostri predecessori, figurando come consulenti, educatori, orientatori, operatori scolastici non meglio specificati, ecc. Pensiamo sia compito dell’Ordine comprendere, normare e dare dignità alle nuove professionalità, riconoscendo e valorizzando lo specifico “psicologico” alla base delle loro prestazioni lavorative. Pertanto il CPPP propone:

  1. presenza dell’Ordine nei vari processi decisionali che interessano la professione, evitando l’avvio, spesso tardivo, di discussioni interne prive di ogni effettiva capacità di incisione;
  2. cura delle relazioni con altri Ordini Professionali (avvocati, notai, medici, ecc…), con l’obiettivo di realizzare sinergie e percorsi comuni;
  3. di favorire la ricerca sul territorio piemontese che evidenzi dove e in quali ruoli operano gli psicologi oggi;
  4. avere un ruolo nella divulgazione e promozione dei dati già disponibili in letteratura sull’efficacia degli interventi psicologici.

E) Immagine della professione

Notiamo con rammarico che la società ha un’idea profondamente errata dello psicologo e delle sue mansioni. Tale scorretto convincimento sembra giocare un ruolo su due piani distinti:

  1. nell’immaginario comune, dove lo psicologo viene descritto come uno che “cura i matti” o a cui rivolgersi come ultima spiaggia, possibilmente da evitare;
  2. a livello politico-istituzionale, dove viene considerato una figura necessaria solo per la riduzione del danno, senza riguardo per la natura preventiva dei suoi interventi.

La categoria non è riuscita a trasmettere una concezione autentica del proprio lavoro e delle proprie competenze. Per ottenere tale risultato pensiamo siano necessarie non certo singole e saltuarie iniziative, ma azioni sistematiche e continuative rivolte in primis alle nuove generazioni e organizzate da professionisti del settore pubblicitario sotto la direzione di una commissione ordinistica ad hoc.

F) Gestione trasparente del budget

Il Coordinamento ritiene fondamentale una maggiore chiarezza e trasparenza del bilancio, facilmente accessibile e valutabile da parte degli iscritti. Alcune delle proposte su come utilizzare le entrate:

  1. finanziamento di una ricerca sul territorio piemontese inerente lo stato occupazionale degli psicologi;
  2. serie ed efficienti campagne di pubblicizzazione della professione di psicologo, volte alla promozione della disciplina e ad una maggiore visibilità e informazione;
  3. finanziamento di giornate di formazione, in misura maggiore rispetto a quanto già avviene, per permettere agli iscritti di ottemperare agli obblighi formativi in maniera gratuita;

G) Coinvolgimento degli iscritti nella vita istituzionale

Per contrastare l’attuale scollamento tra l’Ordine e i suoi iscritti, il CPPP propone una serie di cambiamenti volti ad incrementare il senso di appartenenza dei singoli nei confronti dell’istituzione:

  1. ampliamento e flessibilizzazione dell’orario di apertura del servizio di segreteria;
  2. sito internet di più agevole consultazione: deve indicare con maggiore chiarezza le date dei Consigli dell’Ordine, comunicare l’ordine del giorno di ciascuna seduta, rendere accessibili  i verbali;
  3. istituzione di un forum permanente per favorire la condivisione di dubbi e questioni tra gli iscritti;
  4. istituzione di momenti pubblici di ricevimento degli iscritti, nel corso dei quali sia possibile portare istanze all’attenzione del Consiglio.

Blog: coordinamentopsicologi.wordpress.com

FB: coordinamento psicologi psicoterapeuti

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