I CANDIDATI DEL CPPP – Massimo

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Sono Massimo Campisi.

Vivo a Torino. Ho 43 anni. Convivo e sono papà di una stupenda bambina di 8 anni.

Ho iniziato giovanissimo (avevo 22 anni) a svolgere la professione di Insegnante nella scuola superiore e grazie a questa attività mi sono pagato gli studi in Psicologia. Nel 2004 mi sono laureato, ho svolto attività di tirocinio post laurea presso il centro Adolescenti  della ASL 2. Dopo l’esame di Stato ho iniziato a frequentare la Scuola di specializzazione in Psicoterapia SPP, svolgendo il tirocinio di specialità presso il Centro di Salute Mentale della ASL 2 di Via Leoncavallo a Torino. Ho conseguito il titolo di Psicoterapeuta nel 2011. Negli anni della specialità ho cominciato ad esercitare la professione psicologica privatamente nello studio di una collega; dopodiché si sono aggiunti altri colleghi e abbiamo fondato uno Studio di Psicologia e  Psicoterapia ove tutt’ora esercito. Mi sono occupato di sportelli di ascolto per adolescenti e di formazione. Faccio parte dell’Associazione Caleidoscopio che si occupa di interventi nel sociale.

Sono il meno giovane dei coordinati e questo credo abbia avuto un ruolo nella nascita di alcune idee del Coordinamento. Dico questo perché sono entrato nel mondo del lavoro molto prima dei miei colleghi psicologi  con cui ho condiviso il percorso formativo e mi è sempre risultato stridente il contrasto tra il concetto con cui io mi sono avvicinato al mondo del lavoro in altro ambito, anni fa, e il percorso di ingresso nel mondo del lavoro dei miei compagni di percorso psicologi, trentenni.

Durante gli anni di tirocinio vivevo questa dissociazione continua tra la mattina in cui vestivo i panni del lavoratore tutelato; dove tempi, mansioni e ruoli erano normati, contrattati e dove, manco a dirlo, ogni operazione svolta era pagata e il pomeriggio in cui, come tirocinante, oltre a non essere pagato (cosa a cui ci siamo abituati ma che a me appare innaturale),  il lavoro di tirocinio svolto da Psicologi iscritti all’albo, non avesse tutele e regole. Era un ambito lavorativo totalmente non normato lasciato alla libera interpretazione di Tutors, direttori di servizio, talvolta di infermieri e donne delle pulizie. Questo, naturalmente, non significava automaticamente essere schiavizzati, ma dipendeva molto da chi ti capitava di incontrare  sul pecorso. Per mia fortuna ho incontrato alcune persone splendide, da cui ho imparato molto, soprattutto la Dott.ssa Carola Palazzi con cui, anche come Coordinamento, ci siamo confrontati e abbiamo condividiso tante idee. Il fatto di avere messo in evidenza lo sfruttamento nei tirocini non ha a che fare con la mia esperienza personale, ma con le tante storie di sfruttamento ascoltate da parte di molti che prestavano servizio come tirocinanti nei vari servizi e dall’idea che il lavoro di tirocinio come tutte le attività lavorative, necessitino di regole per evitare che la vita di qualcuno sia decisa dall’arbitrio di qualcun’altro.

Negli anni di specialità ho potuto osservare uno spaccato che  mi ha davvero indignato e preoccupato, una intera generazione di Psicologi precarizzati, ridotti ad inseguire un sogno professionale subendo lo sfruttamento dei tirocini, costretti a “prostituirsi” come volontari per potere avere la possibiilità di una borsa lavoro o un qualche straccio di posto pagato, occupati in mansioni educative o di altro genere nelle residenzialità  senza riconoscimenti, affannati nello svolgere mille attività per sbarcare il lunario e, infine, i tanti che tentano di intraprendere la professione di Psicoterapeuta tranne ritrovarsi magari con uno o due pazienti da anni: meno male che c’è un’altro lavoro o meno male che ci sono mamma e papa! Benvenuta precarietà!

A un certo punto ho pensato che a tutto questo qualcuno doveva dire basta, che bisognava fare qualcosa, che non si poteva più stare a guardare, che era necessario andare al di là della semplice lamentela e smettere di delegare a persone che non solo non hanno intenzione di fare nulla, ma che, oltretutto, dalla loro prospettiva, il problema non lo vedono neanche.

E’ stato così che insieme ad altri con cui condividevamo questo sentire è nato il Coordinamento Psicologi Psicoterapeuti Piemontesi.

Mi sono avvicinato alla politica professionale per caso, non certo mosso dall’idea di occupare poltrone e questa è una cosa che mi accomuna con i compagni del Coordinamento. Abbiamo cercato di essere per anni un semplice movimento di Psicologi che faceva politica al di fuori dei canali istituzionali e proprio questo ci ha convinti, alla fine, che nessuno poteva farsi interprete del nostro punto di vista e che le idee da noi portate avessero necessità  anche di una rappresentanza istituzionale e politica per potersi realizzare. Ecco perché siamo candidati alle prossime elezioni per l’Ordine degli Psicologi del Piemonte.

Mi sono posto come obiettivo quello di rappresentare il mondo degli Psicologi e degli Psicoterapeuti in affanno professionale e il mio impegno sarà quello di lavorare perché il governo della professione  cessi di  curare solo gli interessi di una parte della categoria e cerchi invece di dare dignità a tutti gli Psicologi e Psicoterapeuti, partendo proprio da coloro che ora sono più in difficoltà e che si trovano in condizione di maggiore debolezza.

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