VERSO IL REFERENDUM DEL CODICE DEONTOLOGICO DEGLI PSICOLOGI ITALIANI: LA POSIZIONE E LE RAGIONI DEL COORDINAMENTO

Cari colleghi,

In questi giorni aprendo la buca delle lettere, tra una bolletta del gas, una cartolina provenienti da mari esotici dei vostri amici non psicologi e la rata di qualche corso di formazione, sarete probabilmente inciampati nel prezioso kit, ad alta tecnologia, con il quale potrete dare il vostro parere rispetto alle modifiche preventivate del nostro amato codice deontologico.

In data 07/07/2012 e 14/12/2012 il CNOP ha deliberato l’avvio della procedura di consultazione referendaria per l’aggiornamento del codice come suo espresso dovere istituzionale sancito dalla legge n° 56/1989 ­ Ordinamento della Professione di Psicologo – all’art. 28 comma 6, lettera c (il Consiglio nazionale dell’Ordine: “predispone ed aggiorna il codice deontologico, vincolante per tutti gli iscritti, e lo sottopone all’approvazione per referendum agli stessi”).

Come espressamente affermato dal presidente del CNOP Giuseppe Luigi Palma: “Le proposte di modifica riguardano gli articoli 1, 5 e 21 del Codice deontologico. In particolare le modifiche degli articoli 1 e 5 riguardano rispettivamente l’estensione esplicita delle regole deontologiche alle prestazioni online e il recepimento di quanto disposto dal DPR 137/2012 in materia di aggiornamento professionale. La proposta di modifica dell’art. 21 intende rendere più efficace l’azione di contrasto da parte degli Ordini all’abuso della professione ed evidenziare la responsabilità degli Psicologi nel tutelare il diritto costituzionale alla salute dei cittadini che viene affidato dallo Stato ai professionisti e che prevale anche sul diritto a diffondere conoscenze e insegnamenti”.

Qui stando alle comunicazioni ufficiali, una delle grandi eccellenze del nostro ricco paese, ma la realtà, come ben sappiamo, è alquanto più faticosa e spesso non così trasparente.

referendum codice1

Proviamo insieme ad approfondire articolo per articolo in maniera critica, attenta e propositiva:

ARTICOLO 1

Vigente:

Le regole del presente Codice Deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all’Albo degli psicologi. Lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza, e l’ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilità disciplinare.

Proposta di modifica:

Le regole del presente Codice Deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all’Albo degli psicologi. Lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza e l’ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilità disciplinare. Le stesse regole si applicano anche nei casi in cui le prestazioni, o parti di esse, vengano effettuate a distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo elettronico e/o telematico.

Osservando attentamente l’articolo vigente se ne denota l’appropriatezza lessicale e giuridica, la capacità, dei “padri costituenti”, di riassumere sinteticamente la sacrosanta responsabilità che ci compete. La specifica aggiunta nella versione in discussione, seppur condivisibile, pare ridondante, specificando un singolo ambito di applicazione. Pur nella consapevolezza che, quando il codice è stato redatto le prestazioni online ancora non erano effettuate, ci chiediamo come mai è nata la necessità di specificare tale applicazione e non altre (le prestazioni in ambito comunitario, sanitario, legale, private ecc.) e anche se si procedesse in futuro in tal senso si rischierebbe di trasformare il codice in una lista della spesa interminabile. Per esplicare ulteriormente la nostra posizione permetteteci un esempio: pensate se alla prima parte dell’articolo 1 della Costituzione italiana (“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”), aggiungessimo i differenti ambiti lavorativi, con la conseguenza immaginabile che la Costituzione occuperebbe l’intero Quirinale e sarebbe di conseguenza spogliata della propria centralità identitaria e giuridica.

A nostro avviso non è il codice deontologico l’ordinamento che si presta a specifiche particolari e contestuali, ma bensì sono necessarie delle linee guida atte a regolare le prestazioni psicologiche fatte online, tralasciando tentativi, più o meno espliciti, di legittimazione di pratiche ancora in discussione nella letteratura di riferimento. Per tali motivazioni il CPPP VOTERÀ NO ALLA MODIFICA DELL’ARTICOLO 1!!

ARTICOLO 5

Vigente:

Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione professionale e ad aggiornarsi nella propria disciplina specificatamente nel settore in cui opera. Riconosce i limiti della propria competenza ed usa, pertanto, solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti ed i riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate.

Proposta di modifica:

Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale, con particolare riguardo ai settori nei quali opera. La violazione dell’obbligo di formazione continua, determina un illecito disciplinare che è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale. Riconosce i limiti della propria competenza e usa, pertanto solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti e riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate.

La necessità di modifica dell’articolo 5 nasce dalle esigenze dettate dal DPR 137/2012 in materia di aggiornamento professionale, uno dei tanti regali fatti alle nuove generazioni, dal governo dei professori, che purtroppo per il nostro paese si sono rivelati mossi da ideali oligarchici.

Specificare in tal senso l’articolo 5 significa, a nostro avviso, vincolarlo ad una legge deliberatamente interessata e strumentale che, siamo ottimisti, in futuro sarà probabilmente cambiata. L’articolo ci appare già, nella sua elegante versione originale, molto chiaro rispetto all’obbligo formativo.

Come già ampiamente affermato in precedenti articoli e nel flash mob all’Ordine degli psicologi del Piemonte dello scorso 24 settembre 2012, siamo contrari alla formazione burocratizzata, coercitiva e finalizzata alla logica della crocetta più che all’acquisizione di conoscenza. Auspichiamo invece una formazione basata sull’impegno e l’etica individuale, sull’esperienza del LAVORO.

La formazione psicologica richiederebbe protocolli di eccellenza chiari, che specifichino il monte ore necessario, i contenuti, le modalità di attuazione. Anche in questo caso, non sembra sensato comprimere una questione complessa e delicata in una breve frase composta con superficialità. Il cambiamento epocale che chiediamo è quello di una FORMAZIONE CONTINUA SOSTENIBILE che non foraggi quello che abbiamo definito cannibalismo professionale, gli ECM pagati degli strutturati da una parte, tra un crocetta e un buffet, e la corsa alla sopravvivenza precaria, tra un corso di specializzazione e nessuna possibilità lavorativa dall’altra. Per tali motivazioni il CPPP VOTERÀ NO ALLA MODIFICA DELL’ARTICOLO 5!!

ARTICOLO 21

Vigente:

Lo psicologo, a salvaguardia dell’utenza e della professione, è tenuto a non insegnare l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati alla professione di psicologo, a soggetti estranei alla professione stessa, anche qualora insegni a tali soggetti discipline psicologiche. È fatto salvo l’insegnamento agli studenti del corso di laurea in psicologia, ai tirocinanti, ed agli specializzandi in materie psicologiche.

Proposta di modifica:

L’insegnamento dell’uso di strumenti e tecniche conoscitive e di intervento riservati alla professione di psicologo a persone estranee alla professione stessa costituisce violazione deontologica grave.Costituisce aggravante avallare con la propria opera professionale attività ingannevoli o abusive concorrendo all’attribuzione di qualifiche, attestati o inducendo a ritenersi autorizzati all’esercizio di attività caratteristiche dello psicologo.

Sono specifici della professione di psicologo tutti gli strumenti e le tecniche conoscitive e di intervento relative a processi psichici (relazionali, emotivi, cognitivi, comportamentali) basati sull’applicazione di principi, conoscenze, modelli o costrutti psicologici.

È fatto salvo l’insegnamento di tali strumenti e tecniche agli studenti dei corsi di studio universitari in psicologia e ai tirocinanti . E’ altresì fatto salvo l’insegnamento di conoscenze psicologiche.

Concentrandoci per ultimo sull’articolo 21 ci appare chiaro un primo punto: i nostri illustri rappresentanti nazionali, forse per la lunga militanza istituzionale, forse per i troppi capelli bianchi e i tanti anni ormai passati da quando erano sui banchi di scuola a prendere bacchettate sulle dita dalle loro rimpiante professoresse, si sono dimenticati le regole grammaticali: urge insomma una formazione continua in tal senso!

Il nuovo articolo risulta ambivalente, si presta a molteplici interpretazioni, scritto senza necessaria competenza giuridica e passibile di ulteriori future modifiche. Ciò nonostante le variazioni proposte appaiono importanti per sancire ulteriormente le specificità della nostra professione e il divieto all’insegnamento ad altri degli strumenti ed atti tipici dello psicologo. Ad onor del vero anche la versione vigente esplicita in maniera chiara i limiti suddetti, ma vista l’incapacità della categoria a fare rispettare tale divieto e l’indole italica a trovare sentieri raggiranti, sembra necessaria un ulteriore e più chiara esplicitazione. Per tali motivazioni il CPPP VOTERÀ SI ALLA MODIFICA DELL’ARTICOLO 21!! 

referendum 2

In conclusione appare necessaria qualche puntualizzazione.

Siamo stati in diverse occasioni critici, in un ottica però sempre propositiva, rispetto alle generazioni di psicologi che ci hanno preceduti; è però necessario riconoscere i progressi fondamentali fatti nei decenni scorsi: la legge n° 56/1989, il codice deontologico, l’ordine e l’ENPAP, rappresentano altrettante fondamentali conquiste della nostra categoria professionale, sta a noi salvaguardarle e “utilizzarle” per il bene dell’intera comunità e non solo per quello di pochi, come oggi viene fatto.

Nonostante l’importanza che riconosciamo ad una revisione periodica del nostro ordinamento, sembra non apparire sui tavoli istituzionale il problema nodale della contemporaneità: la mancanza del LAVORO!!!

Infine ci sembra importante specificare che l’obbligo formativo non dovrebbe riguardare chi, di fatto, nonostante sia iscritto all’ordine, non esercita la professione, non per esigenze personali ma per mancanza del famigerato LAVORO!!!!

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18 thoughts on “VERSO IL REFERENDUM DEL CODICE DEONTOLOGICO DEGLI PSICOLOGI ITALIANI: LA POSIZIONE E LE RAGIONI DEL COORDINAMENTO

  1. mi pare ci sia un errore in questa vostra riflessione sull’Art. 5: nella modifica all’articolo 5 non si parla affatto di ECM obbligatori per gli psicologi. La nuova formulazione sarebbe “Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale, con particolare riguardo ai settori nei quali opera. La violazione dell’obbligo di formazione continua, determina un illecito disciplinare che è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale. Riconosce i limiti della propria competenza e usa, pertanto solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti e riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate.”. Di ECM (sistema per inciso che non apprezzo affatto ) non c’è traccia. Da quel punto di vista non ci sono modifiche rispetto ad oggi !!!

  2. savona ha detto:

    occhio a chi va in giro a consigliare il SI all’articolo 5
    pensateci, chi è quel folle che voterebbe mai il favereggiamento di sanzioni e l’inasprimento di una regola? uno con chiari interessi di parte!!!

    • cara/o savona, visto che poni il tuo post sotto al mio e parli di “chiari interessi di parte” mi piacerebbe sapere se, come mi pare, ti riferisci a me e in base a quali informazioni.

      restando invece sul merito della discussione credo proprio ci sia (o sia fatta volutamente) confusione sugli effetti della modifica dell’art. 5.
      Il messaggio che a me arriva mescola due contenuti : il no “alla formazione burocratizzata, coercitiva e finalizzata alla logica della crocetta più che all’acquisizione di conoscenza” e il no alla modifica dell.art 5 che invece di questo tipo di formazione non parla affatto.
      Si rischia in questo modo di confondere i colleghi portandoli a votare no ad una modifica che – recependo una legge dello Stato – prevede e sottolinea il valore della formazione permanente inducendoli a credere di votare no ad un modello di formazione burocratico .. demenziale .. ecc. ecc.
      Non mi pare un buon servizio per la categoria.

  3. sandra vannoni ha detto:

    Vi invito caldamente a riflettere su quanto scrivete perchè non approvare l’art.5 è proprio un modo per non avere una formazione continua sostenibile, gratuita, e mantenerci TUTTI nel sistema ECM, un sistema iniquo, costoso e senza alcuna effettiva utilità per la nostra formazione. Che io ho combattuto fin dal suo nascere.
    L’inserimento di questa modifica all’art.5 discende direttamente dal DPR137/2012 e offre la possibilità di tentare una forzatura per passare anche noi ( nonostante siamo al ministero della Salute) ad un sistema di formazione continua gestito dagli Ordini anzichè dall’Agenzia Nazionale per la Salute che gestisce il sistema ECM. Il regolamento attuativo è già pronto , ma per ovvi motivi non può essere divulgato finchè non potremo essere sicuri della sua effettiva attuazione. Non sono stata immediatamente favorevole a questa modifica ma poi ho cambiato idea perchè vi ho visto una possibilità per riprendere in mano la nostra formazione. Nel regolamento predisposto viene riconosciuta tutta la formazione che uno psicologo può fare, senza bisogno di pagare balzelli ECM, vi è inserito l’autoaggiornamento, la formazione in gruppi di pari, l’esperienze all’estero, le relazioni ai convegni, gli articoli etcetcetc, e la possibilità per gli Ordini di organizzare eventi gratuiti per i colleghi. Faccio un esempio, noi per anni , in Toscana, con l’aiuto di colleghi esperti in determinati settori applicativi, organizzavamo giornate per i colleghi che rappresentassero un’occasione di effettivo aggiornamento, non solo tecnico ma anche di scenario , su vari settori professionali. Queste giornate , pur riconosciute da tutti come molto utili, non hanno mai prodotto punti ECM: se fossimo stati nel nuovo sistema avremmo potuto certificarle e attribuirvi un valore formativo. E così via …… Quest’anno abbiamo deciso di accreditare con l’ECM queste giornate , in modo da far ottenere ai colleghi almeno un pò di punti ECM gratuitamente attraverso l’Ordine però la complessità , la lungaggine burocratica e i costi notevoli dell ‘accreditamento ECM comportano che possiamo fare molte meno giornate di quelle che effettivamente potremmo organizzare se avessimo un sistema di certificazione diretto.
    Riflettete, please, perchè rischiamo di buttare via una occasione …..

    • Ally ha detto:

      “Il regolamento attuativo è già pronto , ma per ovvi motivi non può essere divulgato finchè non potremo essere sicuri della sua effettiva attuazione. […] Nel regolamento predisposto viene riconosciuta tutta la formazione che uno psicologo può fare, senza bisogno di pagare balzelli ECM, vi è inserito l’autoaggiornamento, la formazione in gruppi di pari, l’esperienze all’estero, le relazioni ai convegni, gli articoli etcetcetc, e la possibilità per gli Ordini di organizzare eventi gratuiti per i colleghi. ”

      BELLO!! Ma, “per ovvi motivi”, finché non lo pubblicherete perché mai dovremmo votare SI? Sulla fiducia? Ma fiducia nei confronti di chi???? Ma qualcuno si rende conto in che situazione siamo? Paghiamo 160€ annui per un Ordine che non ci tutela, non ci pubblicizza, non ci valorizza. Siamo tutti a casa, senza lavoro… non esiste richiesta di psicologi in Italia. I più fortunati lavorano come AEC o come operatori in comunità, sottopagati o con stipendi da fame quando il comune o la regione si decidono a pagarli dopo mesi e mesi di lavoro… ciononostante siamo costretti a pagare il balzello annuale, pena la possibilità (hai visto mai!!!???) di usufruire del titolo che con tanto studio e lavoro GRATUITO (tirocini, volontariati…) ci siamo guadagnati. Ed ora dovremmo anche “spianare la strada” affinché qualcun altro decida per noi quando, ogni quanto, come, dove, a che prezzo formarci? Senza per esempio nessuna tutela per chi NON ESERCITA????

      • sandra vannoni ha detto:

        Forse non vi è chiaro che, anche se votate No, questa norma sarà vigente in quanto proveniente da norme di rango superiore quali sono le leggi dello Stato versus i codici deontologici. Quello che otterremo sarà soltanto la solita figura di cacca degli psicologi rispetto alle altre categorie professionali: l’ennesima dimostrazione di una totale mancanza di consapevolezza delle basi giuridiche della nostra professione e di una totale incapacità a cogliere la nostra collocazione all’interno del mondo delle professioni e della società civile.

      • Giulia ha detto:

        Per me la figura di cacca è accettare sempre e comunque ciò che decidono gli altri. Noi psicologi siamo tanto bravi a lamentarci..poi però accettiamo tutto. Siamo dei perfetti sudditi. La protesta non è stupida e non è da stupidi. Sono consapevole su cosa comporti il dire di no alla modifica ma voglio dare un segnale. Forse qualcuno inizierà a farsi delle domande, magari qualche rappresentante di qualche Ordine. E, per esempio, coinvolgerà di più gli iscritti! Grazie a chi ha scritto l’articolo!

    • Marinella ha detto:

      La modifica richiesta è semplicemente sanzionatoria. Non c’è nessun riferimento ad Ordini che forniranno la formazione ed ancor meno alla gratuità. Al contrario il DPR 7 Agosto 2012 n.132, parla di Associazioni di professionisti e soggetti terzi, che certo non forniranno formazione a gratis! Sveglia! Questa è una polpetta avvelenata! Votate No!

      • sandra vannoni ha detto:

        Il DPR 137/2012 parla esplicitamente di formazione gratuita che dovrà essere erogata dagli Ordini.

      • Giulia ha detto:

        Sandra ho letto e riletto il dpr che menzioni. Non ho trovato da nessuna parte il punto in cui parla di obbligatorietà da parte degli Ordini di erogare formazione gratuita. Puoi indicarmelo? E la modifica all’articolo 5 nemmeno lo prevede.. Non stiamo parlando vero di buone intenzioni?

    • Ivy ha detto:

      Nemmeno io leggo di formazione gratuita erogata in toto dagli ordini. Leggo solo che saranno gli enti preposti a certificare le iniziative, e ovviamente tra queste ci saranno anche quelle private: dovremmo forse dire sì sulla fiducia? E mantenere i carrozzoni formativi che si stanno già scaldando sulla linea di partenza?
      Siamo psicologi, dovremmo avere uno spirito critico per definizione, invece di accettare supinamente tutto ciò che piove dall’alto. Sembra quasi che con questo referendum ci stiano facendo un favore…ma per piacere!

  4. Marinella ha detto:

    Sarò ciecata ma nel DPR 137/12 non c’è traccia di obbligo per gli ordini di erogare la formazione nè tantomeno si parla di gratuità. Qualcuno mi fa la cortesia di indicare dov’è?
    Riportò per comodità l’articolo sulla formazione continua del citato DPR.
    Art. 7
    Formazione continua
    1. Al fine di garantire la qualita’ ed efficienza della prestazione professionale, nel migliore interesse dell’utente e della collettivita’, e per conseguire l’obiettivo dello sviluppo professionale, ogni professionista ha l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale secondo quanto previsto dal presente articolo. La violazione dell’obbligo di cui al periodo precedente costituisce illecito disciplinare.
    2. I corsi di formazione possono essere organizzati, ai fini del comma 1, oltre che da ordini e collegi, anche da associazioni di iscritti agli albi e da altri soggetti, autorizzati dai consigli nazionali degli ordini o collegi. Quando deliberano sulla domanda di autorizzazione di cui al periodo precedente, i consigli nazionali trasmettono motivata proposta di delibera al ministro vigilante al fine di acquisire il parere vincolante dello stesso.
    3. Il consiglio nazionale dell’ordine o collegio disciplina con regolamento, da emanarsi, previo parere favorevole del ministro vigilante, entro un anno dall’entrata in vigore del presente decreto: a) le modalita’ e le condizioni per l’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento da parte degli iscritti e per la gestione e l’organizzazione dell’attivita’ di aggiornamento a cura degli ordini o collegi territoriali, delle associazioni professionali e dei soggetti autorizzati; b) i requisiti minimi, uniformi su tutto il territorio nazionale, dei corsi di aggiornamento; c) il valore del credito formativo professionale quale unita’ di misura della formazione continua.
    4. Con apposite convenzioni stipulate tra i consigli nazionali e le universita’ possono essere stabilite regole comuni di riconoscimento reciproco dei crediti formativi professionali e universitari. Con appositi regolamenti comuni, da approvarsi previo parere favorevole dei ministri vigilanti, i consigli nazionali possono individuare crediti formativi professionali interdisciplinari e stabilire il loro valore.
    5. L’attivita’ di formazione, quando e’ svolta dagli ordini e collegi, puo’ realizzarsi anche in cooperazione o convenzione con altri soggetti.
    6. Le regioni, nell’ambito delle potesta’ a esse attribuite dall’articolo 117 della Costituzione, possono disciplinare l’attribuzione di fondi per l’organizzazione di scuole, corsi ed eventi di formazione professionale.
    7. Resta ferma la normativa vigente sull’educazione continua in medicina (

  5. dario fieni ha detto:

    In questi giorni si è infiammato il dibattito sul referendum. Quello che penso è che ciò sarebbe dovuto capitare prima. Prima di proporre le modifiche. In questo credo che il CNOP abbia sbagliato. Sottovaluta il dialogo tra i professionisti. Ora manda specificazioni e chiede di aspettare che un regolamento dei cosiddetti FCP venga approvato dal Ministero.. Prima di tutto dovevano avvisare i propri iscritti, in secondo luogo non ci si può chieder di votare si ad una cosa sulla fiducia (o speranza) che altre cose vengano approvate dal papà ministeriale. Conosco e ho parlato con molti membri del CNOP. Persone serie e stimabili che hanno fatto molte cose buone ed interessanti. Le modalità con cui sono state fatte queste scelte, però, non le approvo e ci tengo a dirlo. Sempre nell’ottica del dialogo. Grazie a tutti coloro che hanno espresso le loro opinioni – anche diverse dalle mie – senza denigrare l’altro e senza assurgersi a detentore della verità. Questo è il modo di comunicare che ritengo sia utile per la professione tutta.

  6. sandra vannoni ha detto:

    Buondì, avete scritto un sacco e su alcune cose ( vedi un maggior coinvolgimento della base) io sono da sempre d’accordo. In Toscana cerchiamo di attivarlo da sempre e anche su questo avrei dati di realtà su cui discutere: vedi gli incontri dove spesso partecipano sempre i soliti….
    Il DpR 137 si rifà ad una norma primaria in cui veniva riportato l’onere per gli Ordini di fare formazione gratuita. A novembre insieme ad altre professioni faremo un convegno proprio su questo : gli Ordini vengono sempre più esautorati da un ruolo di tutela ( vedi l’uscita della Legge sulle regolamentate) e incaricati/caricati ( a proprie spese , quindi a spese degli iscritti) di supplire a compiti dello Stato senza che poi lo Stato stesso compensi, almeno con facilitazioni fiscali i lib prof. etcetec.
    L’inserirci nel DPR 137 nonostante la norma ci escluda in quanto professione sanitaria, è un tentativo di riuscire a far passare una formazione più tarata sulle nostre esigenze ( che riconosco tutta l’attività formativa che il singolo per suo conto svolge) al posto del famigerato ECM. Quello sì un sistema mangiasoldi senza spesso utilità alcuna. Non è assolutamente detto che ce la facciamo. E il risultato in questo caso non sarebbe quello di poter fare ciò che vogliamo ma , molto più dannosamente, essere costretti tutti ai punti ECM.
    Faccio la libera professionista e il presidente di un Ordine, per cui non posso passare giornate sui social a rispondere a tutti i post, mi piacerebbe anche ma il tempo a mia disposizione non lo consente. Spero di essere riuscita ad introdurre nelle vostre riflessioni anche un altro punto di vista seppur con informazioni limitate dal mezzo stesso.

    • dario fieni ha detto:

      Sandra, assolutamente si, hai introdotto delle ottime riflessioni ed in modo, come sempre, garbato. Non condivido le tue conclusioni ma le capisco. Ti ringrazio (credo di poterlo fare anche a nome del Coordinamento) per questo. Sarebbe molto utile se i confronti fossero sempre così. Educati e non con intenti prevaricatori, senza immagini derisorie o aggettivi giudicanti. Mi auguro in una maggiore moderazione nei toni e nel giudizio sull’operato altrui. A mio avviso ne guadagneremmo tutti. Un saluto, dario

  7. michela ha detto:

    Ringrazio chi ha scritto l’articolo e i commenti che ne sono seguiti perché mi hanno aiutato a riflettere e sono sempre più convinta a votare NO perché penso: a) come si fa votare SI ad un inasprimento delle regole sulla mancanza di formazione quando è evidente che il problema non è certo mancanza di formazione ma mancanza di lavoro; b) come si fa a votare SI sulla base di un regolamento attuativo che attribuirebbe i costi da tale formazione agli ordini, ma di cui nella legge Monti non c’è traccia e chi l’ha mai visto sto regolamento? E poi gli Ordini potessero permettersi tale formazione con le attuali quote, perché non la fanno già adesso?? Non andrebbero forse ad aumentare le quote d’iscrizione?? Io temo di si.; E poi francamente trovo assurdo sentirmi dire che è inutile votare NO perché è già stato deciso tutto. Mi chiedono di votare, quindi mi informo, ragiono e voto.

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