Giovani psicologi

UNA COLLEGA DEL CPPP CI HA “DONATO” UN RACCONTO IN CUI HA RIPERCORSO LA PROPRIA STORIA PROFESSIONALE E FORMATIVA. IL RISULTATO È DAVVERO INTERESSANTE ED UTILE.

NELL’AUGURARVI BUONA LETTURA VI RICORDIAMO I PROSSIMI APPUNTAMENTI DEL CPPP:

– 1 MAGGIO COL CPPP: I COORDINATI SI RITROVERANNO ANCHE QUEST’ANNO AL CORTEO DEL PRIMO MAGGIO. VIENI CON NOI?

– 15 MAGGIO, IMPERDIBILE APERITIVO DEI COORDINATI ALLE ORE 20.30 AL ROUGH IN VIA PRINCIPE TOMMASO 3 A TORINO (COSTO 6 EURO).

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La professione dello psicologo è un lungo percorso, una strada da percorrere con sulle spalle uno zaino, a tratti asfaltata e a volte non battuta, fatta di selciati, pianure, montagne; si attraversano paesi, metropoli, deserti, campagne e in ogni contesto si mette qualcosa nel proprio zaino, esperienze che serviranno per affrontare il paesaggio.

Ripensando al mio cammino, ricordo la partenza con uno zaino vuoto e con tanto desiderio di riempirlo.

L’università, un mondo nuovo e sconosciuto, negli anni in cui la facoltà di psicologia era agli inizi e le aule di Palazzo Nuovo erano stracolme di giovani pieni di entusiasmo. Io, col mio zaino leggero, in mezzo alla confusione, ma con il desiderio di apprendere.

Durante quegli anni, il mio zaino si è cominciato a riempire di conoscenze teoriche e vissuti personali che hanno permesso di dar forma a un’idea che si stava concretizzando.

Nel periodo universitario ho salito una strada con tante curve, che mi ha portato su una collina da cui si vedeva un panorama variegato con il cielo sereno.

Il mio percorso è continuato con un tirocinio  in Asl, dove ho cominciato a incontrarmi nel quotidiano con la professione di psicologo.

Terminato il tirocinio e superato l’Esame di Stato, mi sono trovata davanti a un incrocio con tante strade e ho deciso di fermarmi, svuotare lo zaino e riflettere su cosa ci avevo messo dentro di significativo.

Decido di iscrivermi alla specializzazione in psicoterapia e arrivo alla consapevolezza che tra i vari indirizzi il più vicino a me è quello sistemico relazionale.

Rimetto tutto nello zaino e riparto, intraprendendo questa strada che comincia a essere meno asfaltata delle precedenti e il cielo meno limpido.

Durante i quattro anni di formazione si alterna il periodo didattico, dove è come essere in un paese in cui tutti si conoscono,  la base sicura dove è possibile un continuo confronto con i colleghi, con dei vissuti di serenità  e contemporaneamente il tirocinio, in un contesto con un’utenza difficile, ma stimolante, anch’esso caratterizzato da emozioni positive.

Intanto la mia vita personale evolve e passo ad un’altra fase del ciclo di vita, in cui sento il bisogno di una  indipendenza economica e comincio con timore ad affacciarmi al mondo del lavoro, in cui le offerte sono scarse e mi accontento di lavori affini alla psicologia, con l’obiettivo di specializzarmi e aspettare per avere gratificazioni professionali.

Terminato il percorso formativo, arriva finalmente un lavoro come psicologa in un contesto difficile quale è il carcere, in cui non si hanno contatti diretti con il mondo esterno, dove è tutto amplificato con mille sfaccettature. Il mio zaino credo sia abbastanza pieno per il salto e così inizio finalmente a lavorare come psicologa.

Dopo un anno finisce l’esperienza e con il mio zaino mi rilancio sul territorio, ma mi trovo in mezzo a un deserto alla ricerca di un’oasi.

Incomincio a mandare i curricula a numerose comunità terapeutiche per tossicodipendenti, ma la risposta è che  il loro personale deve essere automunito e nel frattempo mi specializzo, pensando che con il titolo da psicoterapeuta le cose saranno sicuramente diverse.

Ho tutti i titoli per “provare” concorsi in Asl, ma ad un concorso nell’ambito di mia piena competenza, dopo il colloquio mi sento dire “sei piaciuta molto, ma sai come vanno queste cose”. Comincio ad essere demotivata e guardando dentro il mio zaino mi domando se riuscirò a far diventare il fare lo psicologo la mia professione. Intanto porto curricula in centri privati della città, a volte riesco ad avere anche un colloquio, ma la risposta è sempre la stessa “la nostra équipe è già formata … sa c’è la crisi, facciamo fatica … e via dicendo”.

Rifletto su quello che desidero fare e decido di ricontattare un centro, per cui avevo svolto una ricerca,  che si è intrecciato con la mia vita durante l’università,  dove si lavora con una disabilità acquisita, argomento che avevo volutamente accantonato per anni e a cui mi sentivo pronta a riavvicinarmi.

Nell’incontro con la responsabile del centro, la collega cordialmente mi offre un anno di tirocinio, dopodiché un anno a contratto co.co.co. con stipendio dimezzato e poi forse l’assunzione.

Sono amareggiata, stanca, demoralizzata e davanti a me vedo una strada piena di buche; gli unici spiragli di luce sono nella libera professione, dove ci sono gratificazioni personali. Ricordo quando a una paziente  chiesi se si era ripetuto il problema che l’aveva spinta a intraprendere un percorso terapeutico, sorridente mi disse che ormai il problema era stato superato.

Belle gratificazioni personali, ma economicamente costretta a continuare a fare lavori affini alla psicologia per riuscire ad avere un reddito.

Confrontandomi con alcuni colleghi, li sento entusiasti e sicuri del futuro professionale e aumentano in me vissuti di inadeguatezza e diversità, fin quando un giorno in rete mi imbatto nel gruppo Coordinamento  Psicologi e Psicoterapeuti, vado ai loro incontri, momenti per costruire un pensiero comune, in cui si condividono le proprie esperienze e non mi sento più sola.

Secondo i dati raccolti dal CNOP il gruppo degli psicologi mostra un profilo di età più giovane rispetto a quello della popolazione in generale, under 45 che vivono sulle proprie spalle la crisi odierna, in una società dove sono presenti  grandi difficoltà nel trovare un lavoro, nel mantenerlo e nel progettare un futuro, a causa della carenza delle risorse e dei numerosi tagli.

A tali complessità dettate dalla crisi economica che si sta attraversando, per il giovane psicologo  si aggiunge il ritardo all’accesso nel mondo del lavoro connesso all’obbligo del tirocinio  e percorsi formativi sempre più lunghi e gravosi.

Giovani psicologi, che tentano di orientarsi in un mondo professionale in continua evoluzione e con sempre meno punti di riferimento, in cui non si trova più l’occupazione attraverso i concorsi pubblici, ma in cui il lavoro bisogna “inventarselo” attraverso  nuovi canali comunicativi.

La condizione di giovane non penso che debba essere intesa come una limitazione nell’attesa che si diventi grandi; siamo psicologi che abbiamo cose da dire e abbiamo un modo di farlo che può essere utile alla società, ma anche alla comunità scientifica.

Credo sia importante riconsiderare i giovani psicologi non solo come un fascia da formare,  ma vederli come una risorsa di evoluzione e progresso.

Cristina Monti

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3 pensieri su “Giovani psicologi

  1. Barbara ha detto:

    Bellissimo!! Condivido in pieno tutto quello che hai scritto, sono una giovane psicologa e anche io sento tutte queste difficoltà giorno dopo giorno, ma sono sicura che con pazienza e determinazione un giorno saremo in cima alla montagna a goderci il panorama!!

  2. Glz ha detto:

    grazie Cristina per la bella testimonianza che ben rende l’idea di come stiamo noi giovani e diversamente psicologi e mi permetto di rafforzare quello che dici alla fine: aver incontrato persone come me e vederle e ragionare con loro all’ interno del Coordinamento davvero mi fa sentire meglio: è un piccolo passo per lo psicologo alzarsi dal divano delle lamentele ed entrare nella stanza dell’azione, ma è un grande passo per la categoria 😉

  3. ciao Cristina, il ritratto personale che fai è l’autoritratto perfetto di tantissimi giovani psicologi , categoria nella quale mi sento di rientrare a pieno anch’io, con in spalla quello zaino da riempire e “svuotare” in continuazione come tu stessa hai scritto. E questo esercizio di riordino continuo accompagna perennemente il nostro avanzare ed indietreggiare tra le strade impervie della realtà lavorativa e professionale che ci riguarda… Prima o poi si raccolgono i frutti dei nostri investimenti, la passione e l’amore per ciò in cui si crede deve dirigerci sempre a testa alta anche se quelle spalle hanno sempre il grande peso addosso del ricambio continuo di zaini ed equipaggiamento…necessari! in bocca al lupo!

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