TRA OBBLIGHI E PRECARIETA’: IL FUTURO INCERTO DELLA PROFESSIONE PSICOLOGICA

Equazione Psicologica

Il 25 Febbraio 2013 il Coordinamento Psicologi Psicoterapeuti era presente, come consuetudine, alla riunione del Consiglio dell’Ordine degli Psicologi Piemontesi. La nostra è una presenza silenziosa ed attiva che ha lo scopo di vigilare, sottoporre all’attenzione e proporre alcuni temi specifici all’interno della comunità professionale.

E anche questa volta, come molte altre volte, gran parte del consiglio è stato dedicato, su nostra richiesta e con la nostra partecipazione, ad un dibattito non urlato, propositivo e, soprattutto, centrato sulla concretezza.

Prima di esplicitare i temi affrontati durante il Consiglio vorremo fare alcune precisazioni.

Da anni il CPPP sta faticosamente cercando di rendere visibile una questione per noi imprescindibile: LE NUOVE LEVE DI PSICOLOGI DEVONO ESSERE ASCOLTATE, SUPPORTATE E, SOPRATTUTTO, DEVONO DIVENTARE PARTE ATTIVA DEL DIALOGO.

La crisi sta falcidiando una intera generazione e questo vale anche – e forse in particolar modo – in ambito psicologico, all’interno del quale il 70 per cento dei suoi professionisti appare essere, senza giri di parole, totalmente alla deriva (Per approfondire il tema potete leggere il seguente articolo: https://coordinamentopsicologi.wordpress.com/2012/09/11/la-psicologia-e-giovane-ma-e-per-giovani-ovvero-la-generazione-abbandonata/). Carenza di lavoro e continui cambi di prospettive rendono improponibile ciò che dovrebbe essere ovvio: avere delle aspettative, pianificare il proprio futuro e riuscire a condurre una vita dignitosa. Le nuove leggi, costi spesso immotivati che si aggiungono di mese in mese e l’emergere di altre professioni, o sedicenti tali, inaspriscono la situazione. Cosa deve succedere ancora affinché si comprenda che questo problema è IL PROBLEMA FONDAMENTALE E PRIMARIO dal quale ogni gruppo di professionisti seri dovrebbe partire? Come non comprendere che ciò è a discapito di tutta la professione? La psicologia oramai è composta da un numero sempre più risicato di psicologi nei servizi pubblici e da un numero altissimo di colleghi “diversamente psicologi” che sono sottopagati o il cui sostentamento economico dipende solo in piccolissima parte da lavoro psicologico. È giusto e fondamentale cercare di salvaguardare le oasi di lavoro nel SSN. La chiusura di alcuni importantissimi servizi o il loro impoverimento è uno scandalo che bisogna contrastare in tutti i modi. Dovrebbe essere però altrettanto giusto e fondamentale – e ribadiamo, ovvio – anche tentare di fare qualcosa per quel già citato 70 per cento. E finora abbiamo avuto l’impressione che ciò non sia stato fatto, quantomeno non a sufficienza.

È come se, per evitare l’estinzione di una specie, si decidesse di fare di tutto per salvaguardare un piccolo gruppo di esemplari adulti, tralasciando totalmente le numerose nuove generazioni. Sarebbe folle, non trovate?

L’incontro del 25 Febbraio da noi richiesto aveva i suddetti obiettivi e verteva sulle sollecitazioni da noi formalmente poste, attraverso una lettera consegnata al consiglio dell’Ordine degli Psicologi, durante il Flash-mob del 24 Settembre scorso (lettera che potete trovare integralmente in questo articolo: https://coordinamentopsicologi.wordpress.com/2012/09/25/flash-mob-del-24092012/). Dopo cinque mesi era doveroso chiedere conto su ciò che era stato messo in cantiere per dare delle risposte concrete a tutti gli iscritti all’Albo. Per questo abbiamo richiesto che venisse dedicato parte del consiglio dell’Ordine a tali temi attraverso un dibattito in forma aperta (al consiglio dell’Ordine chiunque può presenziare ma non si può intervenire, salvo appunto richiesta esplicita).

LE QUESTIONI SONO SINTETICAMENTE QUESTE:

1)      FORMAZIONE CONTINUA PERMANENTE

È una realtà alla quale nessuno psicologo potrà più sottrarsi. Per fortuna e purtroppo. Per fortuna perché una professione che si forma è una professione che cresce e si migliora. Purtroppo perché, se gestita male, essa potrebbe non divenire altro che una NUOVA TASSA per le nuove generazioni. Sembra assurdo, per esempio, che un giovane psicologo, dopo un decennio tra formazione, tirocini e corsi, si ritrovi a dover affrontare nuovi – e costosi – percorsi formativi. Non era sensato prevedere tale aspetto e renderla obbligatoria solamente dopo un periodo prestabilito dal termine di un ciclo di formazione (laurea o specializzazione)? Altro aspetto che salta agli occhi è che per alcuni professionisti, e cioè gli psicologi dipendenti pubblici, esiste già la formazione obbligatoria (e cioè gli ECM – educazione continua in medicina) che però non ha costi aggiuntivi. Il rischio dunque è che l’esigua fetta di psicologi “più fortunata” potrà continuare ad usufruire del servizio gratuitamente, mentre le nuove generazioni saranno costrette a rientrare nei costosissimi circuiti di formazione a pagamento (sembra quasi che le ultime generazioni siano condannate ad essere formate perennemente da quelle precedenti, le quali, per inciso, non hanno dovuto sottostare in tal misura a tale iter). Ciò non è assolutamente accettabile.

L’Ordine ha accolto le nostre riflessioni e ha affermato che tali decisioni avvengono a livello nazionale. A dire dei consiglieri l’Ordine Nazionale ha a mente tali criticità. Saranno gli ordini, infatti a determinare le modalità di formazione, modalità che dovranno, però, essere approvate a livello ministeriale. Tra le possibilità vi è la creazione degli ECP (educazione continua in psicologia), formazione prettamente psicologica che potrebbe essere gestita direttamente dagli Ordini regionali. Al vaglio vi è la possibilità che vengano considerate come formazione le Supervisioni e la terapia personale. Possibile è anche

Il presidente dell’Ordine del Piemonte Barcucci ha anche ventilato la possibilità che sia l’Ordine stesso a mettere in cantiere seminari formativi senza costi per gli iscritti. Su nostra esplicita richiesta di sapere i tempi di attuazione di ciò che è stato fin qui descritto, ha affermato che verso metà maggio dovrebbero esserci novità più chiare e definitive.

Vigileremo e diffonderemo ogni nuova notizia.

2)      ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA

Anche l’assicurazione, come prospettato oramai da mesi, sarà obbligatoria per tutti gli psicologi e per tutte le professioni (D.Lgs. n. 138/2011). Tutti si iscritti all’Albo si dovranno assicurare? Anche chi non ha pazienti o non lavora prettamente come psicologo lo dovrà fare? La legge prevede che essa sia da esibire su richiesta del paziente.

Allo stato attuale le compagnie assicurative non hanno previsto nuovi e diversi costi per l’assicurazione, ma l’Ordine Nazionale sta valutando l’idea, forse attraverso un capitolato di gara, di proporre alla compagnia che offrirà sconti maggiori qualche forma di convenzione. È tema questo assai delicato poiché l’Ordine non può per legge stipulare una assicurazione collettiva, ma potrebbe però predisporre una comunicazione a tutti gli iscritti, che potrebbe avere come oggetto la pubblicizzazione della suddetta/e compagnia/e. Secondo il consigliere Zennaro bisognerebbe pensare ad una maggiore equità tra i professionisti, pensando ad una applicazione delle leggi e dei nuovi regolamenti più proporzionata (ha ipotizzato un doppio regime di iscrizione). Al momento attuale però non vi è proposta concreta di tale suddivisione. Vi terremo aggiornati.

3)      FORMAZIONE POST UNIVERSITARIA

La formazione è un punto sul quale noi del CPPP abbiamo chiesto da anni maggiore attenzione. Ma veniamo ai due punti da noi sollevati durante il flash-mob:

a)      bozza dei tirocini

Come molti di voi sapranno il CPPP ha partecipato ad un tavolo (da noi richiesto e promosso dall’Ordine a cui hanno aderito alcuni rappresentanti delle ASL piemontesi, la Conferenza Piemontese delle Scuole Abilitanti alla Psicoterapia ed alcuni nostri rappresentanti) che ha prodotto una bozza sulla regolamentazione dei tirocini (per maggiori informazioni potete leggere il seguente articolo: https://coordinamentopsicologi.wordpress.com/2012/10/18/per-le-asl-non-abbiamo-diritto-a-regole-per-i-tirocini/). Tale bozza sarebbe dovuta diventare un regolamento che, per noi del Coordinamento, è un passo fondamentale per la tutela degli psicologi in formazione e per la professione tutta. Ciò non è ancora avvenuto e l’iter prospettato dall’Ordine più di un anno fa non è stato rispettato – non è chiaro ancora il perché (e soprattutto a causa di chi). Più membri del consiglio dell’Ordine hanno però assicurato che a breve esso dovrebbe diventare realtà e che con molta probabilità approderà al TIPS (tavolo interistituzionale della Psicologia Sanitaria), bypassando verosimilmente molte tappe. Staremo a vedere: i tempi previsti per avere novità più concrete sono per metà aprile.

b)      quinto anno scuola di specializzazione.

Il prospettato aumento a cinque anni delle scuole di specializzazione (in quelle pubbliche ciò è già avvenuto) non è al momento, secondo il presidente Barcucci, materia trattata ed auspicata dall’Ordine Nazionale. Secondo più consiglieri ciò non avverrà ed anzi è possibile che si vada nella direzione opposta e cioè quella di riportare tutte le scuole a quattro anni. Il passaggio a cinque anni era stato prospettato per la questione della equipollenza tra i titoli (le scuole di specializzazione in medicina durano infatti cinque anni).

 

Continueremo a vigilare l’operato di chi ha, oggi, la possibilità di affrontare e risolvere queste e tutte le problematiche che riguardano la nostra professione. L’obiettivo del Coordinamento Psicologi Psicoterapeuti Piemontesi è, come già detto, quello di porre all’attenzione criticità, di chiedere di fare luce sulle responsabilità, di incalzare chi ha ruoli istituzionali e, soprattutto, di proporre. Proporre una visione più unitaria ed equa di intendere la professione psicologica.

Non offriamo formazione, lavori o scorciatoie per giungere alle soluzioni; non vogliamo prendere il posto di qualcuno e nessuno di noi crede di essere meglio di qualcun altro. Riteniamo semplicemente che per il bene comune sia necessario l’apporto di tutti.

Per questo chiediamo e chiederemo, sempre, una maggiore mobilitazione di tutti gli psicologi.

Per questo vi chiediamo di non delegare il cambiamento a qualcuno, ma di farlo in prima persona attraverso la partecipazione.

Per questo siamo contrari ai personalismi e agli scontri tra colleghi che, spesso, appaiono più lotte tra egocentrismi.

Per questo riteniamo che i temi riportati in queste pagine non siano lotte del CPPP ma di tutti coloro, anche di differenti gruppi e generazioni, che si ritrovano in esse.

 

Il CPPP

 

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