COUNSELOR SI? COUNSELOR NO? COUNSELOR FORSE?

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Partendo dalla constatazione che la tanto discussa legge per le professioni senza albo è stata approvata (ecco un articolo a tal riguardo: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-12-19/lavoro-camera-professioni-regolamentate-203703.shtml?uuid=AbLUVhDH ), è necessario continuare il dibattito al nostro interno per riuscire ad avere una posizione la più condivisa e appoggiata possibile sul tema.

Noi del CPPP, come sempre, abbiamo deciso di dare spazio a tutte le voci. A fronte di ciò abbiamo chiesto a due colleghi di scrivere due articoli che potessero essere considerati come una buona sintesi dei due principali punti di vista. 

Eccoli:

https://coordinamentopsicologi.wordpress.com/2012/12/21/lasciate-in-pace-carl-rogers/

https://coordinamentopsicologi.wordpress.com/2012/12/21/quale-strada-per-la-tutela-della-professione/

Vi invitiamo a leggerli e ad esprimere le vostre opinioni. Il dibattito reale, come è consuetudine per noi, avverrà alle riunioni serali del CPPP.

È possibile riuscire a giungere ad una buona sintesi tra i diversi punti di vista? Riusciremo a trovare una indispensabile unità? Noi del CPPP crediamo fermamente di si e lavoriamo da più di due anni per giungere a tale scopo.

Alle prossime riunioni,

il CPPP

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One thought on “COUNSELOR SI? COUNSELOR NO? COUNSELOR FORSE?

  1. Stefano Bocci ha detto:

    Ho trovato molto interessante il secondo articolo “quale strada per la tutela della professione” per l’apertura a nuovi orizzonti, per non fossilizzarsi sul difendere i propri confini, lasciando trapelare la visione di un’attività svolta con la finalità del benessere dell’utente finale (cosa che mi ha fatto particolarmente piacere, soprattutto dopo aver letto il primo “lasciate in pace Carl Rogers”, che mi ha lasciato interdetto per il mero attaccamento alla pecunia e al muovere il pensiero in base a quel desiderio). E’ bene porsi delle domande, allargarle a più realtà possibili. Siamo di fronte alla possibilità di un gran cambiamento. Per cambiare sappiamo ciò che lasciamo ma per fare il salto abbiamo bisogno di osservare in modo nuovo, il che vuol dire “non con la stessa modalità in cui abbiamo osservato finora”. Qualcuno prima di me aveva detto che bisogna lasciar morire qualcosa per poter creare una nuova possibilità, non possiamo trovarla se ci guardiamo attorno con lo stesso sguardo, non possiamo risolvere un problema utilizzando le stesse modalità che l’hanno reso palese. Per me questo rappresenta l’unico modo per perseguire il benessere, è necessario lo scambio di idee, energie, pensieri, motivazioni, sensazioni e sentimenti. Personalmente credo sia l’unica modalità per convivere, per relazionarsi in modo costruttivo e per le mie capacità di osservare il mondo, vedo che è in quella direzione che tutti Noi abbiamo una possibilità di Essere e in quel “Noi” non mi limito all’identificazione professionale.

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