Conflitto d’interessi, questo Conosciuto

 

italia conflitto interessi

In diverse occasioni, in più campi della nostra vita collettiva, nei più svariati ambienti professionali, esiste quella condizione nota come conflitto d’interessi, vale a dire la condizione in cui un professionista occupa due ruoli differenti contemporaneamente, con possibilità di interferenza di un ruolo sull’altro.

Beh, il fatto che lo stia scrivendo qui credo lasci intendere che nemmeno la psicologia (e la sua relativa politica professionale) sia esente da quello che si configura come un fenomeno portatore di enormi criticità.

Quello che troverete in queste pagine non è una denuncia di una situazione illegale, ma piuttosto una riflessione relativa ad un vero e proprio vuoto legislativo, dato che, allo stato attuale, non esiste  nel nostro Paese alcuna normativa che vieti il cumulo di cariche presso organi istituzionali differenti.

Il mio intento è aprire un campo di discussione e confronto con la comunità professionale relativamente a quella che, a mio avviso, ha le caratteristiche di una matassa piuttosto intricata.

Ci tengo a precisare che tutti i dati qui riportati sono reperibili online; io mi sono occupata semplicemente di accorparli in queste pagine.

Ci tengo inoltre a sottolineare che, nel corso dell’articolo, verranno citati alcuni frammenti di regolamenti tratti da siti di scuole di specializzazione, ma il mio citarli non vuole essere una generalizzazione a tutti gli istituti di formazione (che, giusto per tenerlo a mente, in Italia sono, secondo un dato del 2009, 509  (http://www.miur.it/UserFiles/2887.pdf), bensì uno sguardo su una situazione che, almeno da qualche parte, esiste. E, credo, dobbiamo smettere di far finta che non esista o adeguarci, continuamente e passivamente, allo stato delle cose.

La mia riflessione non parte dal presupposto che le persone (e dunque nemmeno quelle che andrò ad elencare) inserite in più contesti istituzionali siano “disoneste” a priori, bensì dal fatto che, se da una parte abbiamo un incarico di rappresentanza (e di potere decisionale) di categoria, dall’altra è possibile e potenzialmente attuabile privilegiare i propri interessi professionali in altri luoghi/ruoli. Poichè, per l’appunto, all’interno della stessa categoria.

Io credo si apra qui uno scenario di verosimile conflitto d’interessi. Ma, d’altronde, nessuna legge lo vieta, né tenta di scongiurare il verificarsi di un tale conflitto. Tutto dipende da posizioni soggettive. Non pensiamo sia necessaria una normativa precisa a riguardo? Come integrare l’esperienza professionale del singolo con l’interesse del collettivo?

L’attuale Presidente (uscente) dell’ Ordine degli Psicologi della Toscana, Sandra Vannoni, ha dichiarato apertamente di aver rinunciato (per sua scelta, non perchè le sia stato imposto) ad ogni incarico professionale che potesse essere letto come un conflitto d’interessi:

Dal 2006, eletta Presidente dell’Ordine, ho rinunciato ad ogni incarico professionale che potesse configurare un conflitto d’interesse. Sono didatta ordinario della FISIG (Federazione Italiana Scuole Istituti Gestalt) , svolgo inoltre attività di CTU e CTP per il Tribunale di Firenze, tutte attività che ho sospeso da quando ricopro il ruolo di Presidente dell’Ordine in quanto ritengo che il ruolo di Presidente di un Ordine debba essere ‘super partes ”.

(http://www.progettoperlaprofessione.it/index.phpoption=com_content&view=article&catid=34%3Acurriculum&id=62%3Asandra-vannoni&Itemid=55 ).

Essendo io una psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi del Piemonte, partirò “dal gioco in casa”: il nostro Presidente dell’Ordine ricopre – oltre alla suddetta carica – un ruolo di responsabile presso il Sert dell’ASL TO 5, ma è anche docente della Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica dell’Università di Torino. Ciò significa che, contemporaneamente, è presente all’interno di tre differenti istituzioni (Ordine, ASL e Università).

Ma andiamo avanti, visto che siamo solo alla carica che dovrebbe essere “super partes”.

Il Vicepresidente, Professore Ordinario di Psicologia dinamica presso l’Università degli Studi di Torino, è anche Presidente del Corso di Laurea Triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche della Facoltà di Psicologia di Torino, oltre che essere membro del Comitato Scientifico di una Scuola di Specializzazione in Psicoterapia.

Il Segretario invece esercita come psicologo presso un servizio di Psicologia del Sistema Sanitario Nazionale, è docente presso una Scuola lombarda di Specializzazione in Psicoterapia ed è anche consigliere ENPAP.

Infine, il Tesoriere, è “solamente” tesoriere e, al contempo, consigliere ENPAP.

E con questo quadro il Piemonte si conquista quattro cariche su quattro tra le figure del Consiglio Direttivo che occupano, contemporaneamente, altre cariche di rilievo in altri organi su cui possono potenzialmente avere un’influenza.

Facendo un giro per il web, ho poi scoperto che:

–        il Presidente dell’ Ordine degli Psicologi della provincia di Trento è attualmente anche Direttore dell’Unità Operativa di Psicologia n. 2 dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia di Trento.

–        il Presidente dell’ Ordine degli Psicologi del Veneto è anche consigliere ENPAP, mentre il Vicepresidente è docente di Psicologia Giuridica presso la Facoltà di Psicologia di Padova

–        il Segretario dell’ Ordine degli Psicologi della Liguria è attualmente anche didatta presso una Scuola ligure di Specializzazione in Psicoterapia, oltre che Dirigente Psicologo all’interno dell’ ASL 3 “Genovese”

–        il Presidente dell’ Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna è responsabile di una struttura distrettuale di Salute Mentale dell’Infanzia dell’ AUSL di Ferrara ed è stata recentemente eletta componente del Consiglio di Indirizzo Generale dell’ENPAP, mentre il Vicepresidente dello stesso Ordine è anche un consigliere ENPAP

–        il Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio è Dirigente Psicologo nel SSN e membro ordinario e didatta con funzioni di training dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo (istituto il cui regolamento prevede che “la formazione personale specifica, necessaria all’acquisizione della capacità di conduzione di gruppo, prevede che l’allievo, all’interno del corso quadriennale, porti a compimento una psicoanalisi di gruppo condotta da un Didatta dell’IIPG per non meno di 240 ore complessive, in ottemperanza ai dettami dello Statuto europeo della EFPP, di cui l’IIPG è organizzazione componente. La conclusione dell’esperienza di gruppo deve ottenere il consenso dell’analista conduttore. Fermo restando il vincolo delle ore totali, la frequenza settimanale delle sedute di gruppo è decisa a discrezione dal Didatta conduttore, da un minimo di 1 ad un massimo di 3. La formazione analitica personale individuale, considerata nella tradizione dell’IIPG esperienza altrettanto indispensabile alla competenza dell’analista di gruppo, è richiesta per l’associatura all’IIPG, fermo restando che essa non deve sovrapporsi a quella di gruppo. Il trattamento psicoanalitico individuale deve essere effettuato, e certificato, con analisti indicati dal Comitato locale del Training, fra psicoanalisti membri dell’I.P.A e membri Didatti dell’IIPG. Nel caso in cui il candidato al Training presenti nel suo curriculum esperienze di analisi di gruppo e/o individuali pregresse o in corso, certificate, il medesimo Comitato si riserva il diritto di convalidarle o meno ai fini del training. In ogni caso, in ottemperanza ai sensi della legge sulle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia, per cui un diplomato viene abilitato all‘esercizio della psicoterapia, sarà cura della Scuola dell’IIPG predisporre, nell’ambito della formazione teorica e pratica, insegnamenti e supervisioni attinenti la psicoterapia individuale. Tutte le esperienze analitiche effettuate dovranno essere certificate dall’analista conduttore, precisando inizio, frequenza settimanale delle sedute e fine del trattamento, ed il loro costo sarà a carico dell’allievo”. Tratto da http://www.iipg.it/scuola-di-specializzazione-in-psicoterapia/regolamento/).

–        sempre in Lazio, anche il Vicepresidente e il Segretario sono didatti all’interno di una Scuola di Specializzazione

–        il Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania è, al contempo, Dirigente Psicologo dell’Azienda Sanitaria Locale Napoli 2 Nord, mentre il Vicepresidente è didatta interno e coordinatore presso una Scuola di Specializzazione napoletana e Dirigente Psicologo dell’ASL Napoli 1

–        In Abruzzo abbiamo un Presidente dell’Ordine che è Dirigente Sanitario di ruolo presso il Servizio di Psichiatria dell’attuale ASL Lanciano-Vasto e un Vicepresidente che è, al contempo, direttore di una Scuola di Specializzazione in Psicoterapia (scuola che peraltro –  sempre per la serie curiamo in primis gli interessi dei formatori e poi quelli dei formandi – nel regolamento prevede che “all’atto dell’ammissione ai corsi, il candidato dovrà iniziare una analisi personale, minimo a una seduta individuale ed una di gruppo settimanali, con psicoterapeuti didatti della scuola o riconosciuti dalla stessa” Tratto da http://www.ipaae.org/formazione.html).

–        in Puglia il Vicepresidente è Dirigente Psicologo presso l’ASL di Lecce e il Segretario Dirigente presso l’Unità Operativa Consultoriale dell’ ASL di Bari.

–        il Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Basilicata è anche Dirigente Psicologo presso il SERT, il Vicepresidente è dirigente psicologo nell’area minori dell’ASL e il Segretario  dirigente psicologo presso l’ASL di Matera

–        in Calabria il Presidente è anche responsabile dell’Unità di Psicologia dell’ASL di Crotone, il Vicepresidente è responsabile dell’Azienda Sanitaria provinciale di Reggio Calabria e il Segretario è Psicologo Dirigente presso il CSM di Vibo Valentia

–        il Presidente dell’ Ordine degli Psicologi della Sicilia è dipendente presso l’ASL di Catania e professore a contratto all’Università (Facoltà di Lingue e Facoltà di Medicina)

–        il Vicepresidente dell’ Ordine degli Psicologi in Sardegna, così come il Segretario, sono dirigenti psicologi presso il SSN, e il segretario è anche docente interno presso una Scuola di Psicoterapia (“con l’ammissione alla Scuola è richiesto, oltre alla frequenza dei corsi, un’analisi personale effettuata con uno psicoanalista IPA qualificato,indicato dalla Commissione Didattica”. Tratto da “http://www.apsia.it/la_scuola.html”).

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Che dire.

Varrebbe la pena riflettere chi ciascuna di queste figure va a rappresentare. O, detto diversamente, varrebbe la pena riflettere che ruolo occupano nel mondo del lavoro la MAGGIORANZA degli iscritti agli Ordini di tutta Italia. Chi li rappresenta davvero? Come si può lavorare per una buona rappresentanza di tutti?

Aggiungerei inoltre che, come tutti sappiamo, dal 2013 sarà obbligatoria per tutti gli iscritti all’Ordine la formazione continua (ECM). E, come è già stato fatto presente dal Coordinamento Psicologi tempo fa in occasione del Flash mob, questo meccanismo andrà ad alimentare un fenomeno che potremmo definire “cannibalismo professionale”, dove i formatori manterranno la loro posizione (o meglio, le loro posizioni, in più luoghi!) e i formandi (la fetta più consistente degli psicologi italiani, i più giovani), saranno lì a formarsi. Continuamente, per l’appunto. Pagando continuamente per esercitare una professione che di fatto, al momento, non presenta le condizioni necessarie per essere esercitata (se non da una ristretta nicchia).

Credo sia davvero giunto il momento di “fare ordine”, di riprendere (o di creare da zero?) i nostri diritti (e doveri) e di far sentire la nostra voce. Tutti insieme però.

Simona Lucà

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6 pensieri su “Conflitto d’interessi, questo Conosciuto

  1. Luca ha detto:

    Ottimo. Per la questione del vicepresidente dell’Ordine Campania, aggiungo che è la moglie di Paolo Valerio, Ordinario di Psicologia Clinica alla Federico II, direttore del centro SINAPSI, direttore delle Scuole di specializzazione in Psicologia clinica e di Psicologia del ciclo di vita della stessa Università.

  2. I miei complimenti all’autore dell’articolo, per il lavoro di ricerca che deve essere stato impegnativo.

    Dal mio punto di vista non è strano che le persone abbiano più di un incarico: chiunque faccia politica professionale ha anche uno o più lavori come psicologo da qualche parte, e può essere che all’interno di una associazione di categoria si scelga di candidare persone in due diverse istituzioni, ENPAP e Ordini, a fronte dell’alternativa di candidare persone meno conosciute o affidabili.

    Piuttosto la cosa impressionante è che molte importanti cariche negli ordini sono ricoperte da dipendenti pubblici, che rappresentano una esigua minoranza nella nostra categoria.

    Se poi volessimo scavare in profondità negli intrecci fra incarichi, cariche e professione potrebbe uscirne un quadro meno neutrale ma ben più colorito 😉

  3. sandra vannoni ha detto:

    Cara Collega, ritengo che le scelte che ho fatto in base a miei individuali principi etici non debbano ricadere sulle scelte di altri colleghi, o metterne in ombra scelte altrettanto legittime. Tra l’altro la mia scelta di non insegnare in scuole di psicoterapia era sì motivata da quello che ritengo essere un conflitto di interessi, ma la scelta di non accettare CTU è stata motivata dall’idea che avrei messo in difficoltà i colleghi, miei iscritti, che si fossero trovati ad esercitare il ruolo di CTP nelle mie consulenze. Credo , infatti, avrebbero potuto sentirsi in imbarazzo a, per esempio, dover dissentire od attaccare il proprio presidente. Per quanto riguarda il ricoprire più cariche istituzionali , su questo ho le idee meno certe. Per esempio io adesso mi candido per il CIG centro perchè l’anno prossimo finirà il mio mandato come Presidente ed avendo acquisito molte competenze ritengo uno spreco non metterle a disposizione dei colleghi. E’ pur vero che alle precedenti previdenziali non mi sono candidata perchè volevo fare un altro mandato all’Ordine.
    Per quanto riguarda i vari presidenti e consiglieri che hanno incarichi come dipendenti nel SSN , credo sarebbe veramente troppo chiedergli di licenziarsi per andare a rappresentarci. Non vedo un conflitto di interessi maggiore fra chi è dipendente e chi è libero professionista. Diverso ritengo sia il discorso per chi ricopre cariche sindacali, o fai il rappresentante sindacale o ti candidi agli Organi della Professione e Previdenza. Magari ciò che dovremmo chiederci è come mai una categoria composta in massima parte da liberi professionisti , esprime sempre maggioranze di dipendenti pubblici.
    Il discorso che hai avviato è molto interessante , se tu fossi in Toscana ti chiederei di fare un incontro su questo presso il nostro Ordine perchè un dibattito pubblico sul tema del conflitto di interessi sarebbe veramente utile. Però se hai voglia di venire….. ciao Sandra Vannoni

  4. Davide Debertolo ha detto:

    Credo che il discorso vada approfondito e che questo possa essere l’inizio di un dibattito pubblico. Personalmente mi piace pensare che chi è eletto consigliere all’Ordine non debba sentirsi in difficoltà nel relazionarsi con gli altri attori. Faccio alcuni esempi, ma molti altri se ne potrebbero fare. Come si fa a chiedere conto all’Enpap dei suoi magheggi immobiliari se si è contemporaneamente presenti in entrambe le istituzioni? Come si fa a chiedere alle ASL di rispettare i diritti degli psicologi tirocinanti se da un lato si dovrebbe sorvegliare e dall’altro si è la stessa persona (o si è colleghi della persona) che tiene in piedi il suo servizio grazie ai tirocinanti sfruttati? Come si fa a chiedere alle scuole di psicoterapia di “non insegnare l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati alla professione di psicologo, a soggetti estranei alla professione stessa, anche qualora insegni a tali soggetti discipline psicologiche” (Art. 21 Codice Deontologico) se si è direttori di tali scuole e se ne ricavano importanti profitti? Insomma, pur fidandosi delle buone intenzioni e della rettitudine morale di tutti, perché porsi e porli in posizione di difficoltà? La dott.ssa Vannoni diceva giustamente che non si può chiedere ai colleghi di licenziarsi per andarci a rappresentare. Sono d’accordo. Tuttavia sottolineerei che non è un obbligo candidarsi per andarci a rappresentare.

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