PER LE ASL NON ABBIAMO DIRITTO A REGOLE PER I TIROCINI

La legge è uguale per tutti? A noi non pare proprio!  In questo paese l’uguaglianza di trattamento di fronte  alle leggi è l’eccezione piuttosto che la regola. La vera legge è quella dei mille nepotismi, degli  interessi particolari, degli accordi sottobanco tra “amici”, dei favori reciproci.

Il Coordinamento Psicologi e Psicoterapeuti Piemontesi sta avendo dimostrazione di tutto questo.

Da due anni stiamo lottando per l’ovvio, e cioè per una regolamentazione dei tirocini di specialità che eviti  l’abuso e lo sfruttamento del lavoro gratuito di tanti giovani psicologi. Siamo riusciti tra mille difficoltà ad ottenere dall’Ordine un tavolo a cui hanno partecipato, oltre ai rappresentanti del CPPP Coordinamento  Psicologi Psicoterapeuti Piemontesi (chi scrive è uno di loro), anche  la Conferenza Piemontese delle Scuole Abilitanti alla Psicoterapia (Con.Sap) e alcuni Referenti delle Aziende Sanitarie Piemontesi.

Il risultato di questo lungo lavoro (più di un anno di incontri) è stata una bozza di protocollo di intesa sui tirocini di specialità che troverete alla fine di questo articolo. L’intento del lavoro era quello di individuare alcuni principi di regolamentazione che valessero per tutti i tirocini, i quali sarebbero stati proposti alle aziende sanitarie,  con l’obiettivo di giungere, attraverso il loro apporto, ad un documento definitivo (ecco perché il documento attuale viene chiamato “bozza”).

I punti più importanti, a nostro avviso, ottenuti da questo tavolo e presenti nella bozza sono i seguenti:

–          Il monte ore deve essere compreso fra un minimo di 100 ed un massimo di 200 ore annuali.

–          La formazione nei tirocini di specializzazione deve essere inerente al proprio orientamento e si auspica la creazione di una anagrafica dei tutors a cura dell’Ordine degli psicologi.

–          Il percorso di tirocinio deve caratterizzarsi per la formazione alla pratica psicoterapica. Altre competenze (quali quelle psicodiagnostiche, ad esempio) non potranno protrarsi oltre al corso del primo anno. La presa in carico psicoterapeutica dei casi clinici dovrà avvenire al massimo a partire dal secondo anno.

–          Le prestazioni erogate dagli specializzandi devono essere riconoscibili e censite sotto il profilo numerico.

–          Lo specializzando deve essere riconoscibile dall’utente del servizio presso cui esercita attività di tirocinio.

Ad ora sono passati quasi sei mesi dall’approvazione della bozza suddetta e dalla sua spedizione ai direttori sanitari di dipartimento e ai referenti di tirocinio delle ASL Piemontesi.

Ora vediamo cosa hanno risposto:

Nulla!!!! Niente. Né un sì e nemmeno un no! Semplicemente il silenzio

Come dobbiamo definire questo atteggiamento? Forse orecchie da mercante?  oppure  si sta esercitando, per l’ennesima volta, una certa prepotente propensione a schiacciare i diritti di chi (secondo qualcuno…) non ha diritti?

Desideriamo qui risottolineare l’importanza della questione:  Secondo noi è inaccettabile che una pratica così diffusa nel territorio piemontese come quella dei tirocini, la quale coinvolge molte centinaia di persone (che sono, ci teniamo a precisarlo,  PSICOLOGI a tutti gli effetti, quindi professionisti appartenenti alla comunità professionale), e che per sua natura è attività formativa ma anche lavorativa,  sia non normata. Secondo noi è grave, poi, scoprire che il vuoto normativo sui tirocini non è forse un caso

Perché sentiamo la presenza  di aree di “interesse”, vere e proprie lobby, che si oppongano strenuamente al raggiungimento di una regolamentazione della materia?  Ci domandiamo: “Ma perché questa opposizione ? Del resto cosa chiediamo? Nulla di speciale! Chiediamo che tutti i tirocinanti possano usufruire di una normativa di riferimento che espliciti, una volta per sempre, cosa il tirocinio è, cosa si fa in esso, di quante ore si compone, quali sono le attività legittime e quelle da considerarsi illegittime”. Chiediamo semplicemente di avere ciò che nelle ASL tutti hanno, dal primo dei dirigenti fino all’ultimo degli inservienti, e cioè regole che tutelino il lavoro!

E invece no!

Allora dobbiamo proprio pensare che ci sia una volontà nel portare su un binario morto la proposta di regolamentazione dei tirocini. E se le cose stanno così, si tratta di una volontà diabolica perché nasconde, secondo noi,  un’intenzione che denunciamo da tempo, quella di evitare qualunque regola per potere usare i tirocinanti come carne da macello, come forza lavoro gratis, come scorciatoia per offrire (a pagamento!) servizi senza costi di manodopera.

Forse le cose non stanno così, ma allora qualcuno ci spieghi perché i punti su cui abbiamo trovato maggiore opposizione sono quello relativo al numero massimo di ore di tirocinio (200), e quello relativo alle mansioni che il tirocinante deve svolgere  che, per quanto riguarda il percorso di specialità, devono riguardare la pratica della psicoterapia   (“ma guarda che stranezza per chi sta formandosi come Psicoterapeuta!..”), e non altro….!

Riguardo alle ore, i referenti ASL ci dicono che noi tirocinanti siamo un costo, un impegno,  una responsabilità, se non  un fastidio:  e allora perché quando diciamo che vogliamo prestare servizio per un massimo di 200 ore, invece di dirci : “Bene così si riduce l’impegno e i costi!” ci viene risposto che non è possibile?  Perché in molti servizi  le ore richieste ai tirocinante di specialità sono lievitate a 600, 800?

Questo è un ricatto!! E come se ci dicessero: “Vuoi avere la possibilità di fare il tirocinio, allora devi farti sfruttare per 4 anni (e adesso vogliono farli diventare 5, perché non bastava)!!”.

Il discorso ha poi altri risvolti, perché il problema della giungla dei tirocini, che legittima fenomeni di parassitismo professionale, non è solo una questione di bieco sfruttamento, ma anche un furto di opportunità per tutti coloro che non riescono a trovare una collocazione lavorativa entro la nostra professione. Se il territorio è pieno zeppo di prestazioni psicologiche offerte gratuitamente, quali spazi ci sono perché i giovani psicologi e Psicoterapeuti possano svolgere la loro professione? Secondo noi  se le ASL vogliono erogare prestazioni psicologiche, allora devono valorizzare la professione assumendo personale invece di mortificarla sfruttando i giovani in formazione.  Se poi non possono farlo, beh allora vorrà dire che il posto della psicologia e della psicoterapia, nella società italiana, è fuori dalle ASL.

Infine riteniamo che la limitazione dello sfruttamento dell’attività professionale gratuita, contribuisca a dare autorevolezza alla disciplina psicologica e valore alla pratica professionale. Non dovrebbe questo essere l’obiettivo di tutta la comunità professionale? Allora chi ha responsabilità nelle politiche professionali, operi di conseguenza, anche contro l’opposizione dei numerosi  detrattori , che per interesse personale o di bottega, fanno il male della professione tutta!

Il Coordinamento spera che la questione si sblocchi il più in fretta possibile, che si riprenda il percorso uscendo dall’impasse per andare avanti e finire ciò che  è cominciato. Intanto avvisiamo tutti che non consentiremo a nessuno di nascondersi, che crediamo che ciò che abbiamo chiesto sia un nostro diritto e che lotteremo strenuamente per conquistarlo, se mai qualcuno ce lo volesse negare. Chiediamo all’Ordine di fare la propria parte, perché non possiamo tollerare che non svolga una delle sue funzioni fondamentali, e cioè la protezione di tutti gli appartenenti alla categoria, a maggior ragione i più giovani e più deboli. Abbiamo apprezzato l’opera di mediazione fin qui effettuata dall’Ordine, ma a questo punto ci auguriamo che si possano fare ulteriori passi:

–          Auspichiamo che l’Ordine alzi la voce e pretenda, almeno dai propri iscritti, una presa di posizione.

–          Sollecitiamo inoltre che vengano utilizzati tutti i mezzi politici di cui si dispone per creare le condizioni affinché anche i medici, che ahimè tanto potere hanno sulle sorti della nostra professione, si assumano le proprie responsabilità e che agiscano di conseguenza.

–          Proponiamo, nel caso le ASL non vogliano partecipare al dibattito che abbiamo proposto sul tema dei tirocini, che le altre parti firmino definitivamente il protocollo di intesa, anche senza una delle componenti ( che non ha nessun diritto di bloccare unilateralmente un dibattito tra più attori sociali)

–          Proponiamo che l’Ordine, nelle sue prerogative di protezione della professione, e di tutela della sua immagine e della sua dignità, adotti principi di autoregolamentazione riguardo i tirocini, fissandone limiti di  tempo e di prestazioni  e che tutti gli iscritti siano tenuti al loro rispetto.

Ai Dirigenti ASL diciamo che i tirocinanti svolgono il loro “lavoro” con impegno, professionalità e dedizione, e che non si meritano il rifiuto alla loro richiesta di tutela e regolamentazione della loro attività.

“Vi chiediamo di riflettere bene prima di umiliarli con il silenzio, perché questa volta non ci sarà silenzio, perché se voi non parlerete allora noi urleremo…..!”.

Infine ci rivolgiamo a tutti i tirocinanti, sollecitandoli a partecipare a questa battaglia per la dignità loro e di tutta la professione. Gli chiediamo di dare massima diffusione alla bozza in Allegato entro i luoghi di tirocinio,  e di premere sui Tutors affinchè prendano posizione.  Gli chiediamo di mobilitarsi perché diventi chiaro dove finisce la formazione e comincia lo sfruttamento, la precarietà e il furto di tempo e di vita.

 Massimo Campisi

bozza di protocollo d’intesa (CLICCA)

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