Flash mob del 24/09/2012

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Il flash mob ha avuto luogo. Per chi l’ha organizzato, con pochi mezzi e in breve tempo, è stato un gran successo. Dietro questa improvvisata richiesta d’ascolto ci sono due anni di lavoro di tante persone che hanno deciso di smetterla di lamentarsi e di chiedere con forza che si attui immediatamente un cambiamento. Ci sono anche due anni di proposte, di scambi di idee, di tavoli di lavoro e di faticose discussioni per riuscire a giungere, sempre, ad una posizione condivisa, appoggiata da tutti coloro che si sono riconosciuti nel CPPP. Siamo riusciti a farci ascoltare portando i “nostri” temi. Il consiglio dell’ordine ci ha permesso di leggere una dichiarazione e ha dedicato alla questione un’ora, lasciando spazio ad un dibattito che sulla carta non avrebbe dovuto avere luogo – alle riunioni infatti si può presenziare ma non intervenire, salvo richiesta presentata per tempo per essere aggiunti nell’ordine del giorno. Ci sono state in alcuni casi decise contrapposizioni di vedute ma in modo franco e non urlato. Sperando in reali mutamenti, è necessario però da subito agire con proposte e nuove iniziative. Non ci si può più permettere di aspettare che le cose cambino grazie al lavoro di pochi. Il CPPP è, dunque, ufficialmente in cantiere e ricerca con spasmodica voracità idee, sperando che esse possano essere il frutto dello scambio di più menti (anche della tua). Il nostro obiettivo, non tanto velato, è che presto si arrivi a far lavorare i cervelli di tutti gli psicologi attorno ad un unico progetto: una professione che abbia per davvero una identità comune e condivisa.

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Di seguito è riportata la lettera che un collega ha letto a nome di tutti noi ai membri dell’Ordine.

Cari colleghi,

abbiamo chiesto di intervenire questa sera come Coordinamento Psicologi e Psicoterapeuti Piemontesi facendoci portavoce delle istanze di quella fetta di iscritti, probabilmente  maggioritaria, che si trova in fortissima crisi lavorativa. Si tratta di un esercito di persone, ogni anno più nutrito, che a seguito di una interminabile formazione non riesce a esercitare la professione e che spesso vive condizioni di precariato lavorativo ed esistenziale, sbarcando il lunario (quando va bene) attraverso altri tipi di impiego sottoqualificato , nell’attesa perenne di esercitare quella agognata professione per cui si è lungamente studiato e per il quale si sono fatti sacrifici enormi.

Certo questa situazione è legata, a nostro modo di vedere, a tanti fattori. Alcuni sono di carattere generale come la crisi economica o la scarsa dignità sociale della disciplina psicologica in Italia a fronte, invece, dell’ importanza sociale e dello strapotere della disciplina medica. Altri fattori invece, sono legati, secondo noi, a errori passati e a una certa miopia nella pianificazione delle politiche formative e professionali.

In questa cornice, siamo costretti a sopportare oltre al danno anche la beffa! Proprio questa fetta  della comunità professionale che vive le difficoltà maggiori, deve constatare come la propria condizione, le proprie necessità e i propri interessi non vengano quasi per nulla rappresentati nell’ambito della politica professionale, pur trattandosi della componente numericamente più significativa della comunità professionale stessa.

Riteniamo, che le difficoltà di questi colleghi, che stimiamo essere circa il 60% degli attuali iscritti all’Ordine siano oggi “LA” questione, della politica professionale piemontese e non solo piemontese. Ci sembra invece che (per usare un termine a noi familiare) il problema sia e sia stato semplicemente “dissociato”: Tutto va bene Madame la Marchesa….

Ma ciò che più lascia attoniti non è tanto e solo questa cronica assenza di idee, quanto la leggerezza con cui si continua a far ricadere su questi colleghi, già in estrema difficoltà, continui aggravi di spese, sempre meno sostenibili. È importante che voi che sedete su quelle sedie siate a conoscenza del fatto che molti dei vostri colleghi non ricavano dalla pratica professionale nemmeno la cifra necessaria a fare fronte a tutti gli adempimenti correlati alla professione. L’invito accorato che vi rivolgiamo è dunque di tenere conto di queste informazioni prima di avallare decisioni che li mortifichino ulteriormente.

In questa sede non è possibile affrontare l’interezza di una problematica così complessa e questa lunga premessa ha il solo scopo di aiutarvi a immaginare (visto che molti di voi non la vivono nel loro quotidiano) la realtà lavorativa e di vita dei vostri colleghi “diversamente psicologi”. Non sarà sicuramente l’ultima occasione in cui cercheremo di fornirvi input utili per il vostro lavoro.

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Quest’oggi però ci dobbiamo concentrare su alcuni punti che, in questo momento, sono all’ordine del giorno e rischiano di fare affogare chi lotta strenuamente per riuscire a stare a galla (la riva non si vede nemmeno all’orizzonte).

Chiediamo innanzitutto una seria problematizzazione e presa di posizione da parte dell’Ordine in merito ai recenti provvedimenti del Governo, attualmente in discussione presso gli ordini, in materia di formazione continua (ECM). Ci preme sottolineare come l’ipotesi di istituzione di una formazione obbligatoria per tutti gli appartenenti alla categoria costituirebbe non soltanto un ulteriore onere economicamente insostenibile per tutti i professionisti che non hanno un reddito (o hanno un reddito risibile) derivante dal lavoro psicologico, ma anche un ulteriore smacco poiché per l’ennesima volta ci ritroviamo incastrati in meccanismi formativi che alimentano un fenomeno che è stato definito di  “cannibalismo professionale”: una redistribuzione continua del reddito dal basso verso l’alto, dai perenni formandi ai perenni formatori. Talvolta ci chiediamo se iscrivendoci alla Facoltà di Psicologia abbiamo firmato un qualche modulo che ha impegnato ognuno di noi ad adottare a vita i nostri docenti.

Immaginiamo essere figlie della stessa logica, e dell’”impegno adottivo” assunto, le ipotesi di innalzamento delle scuole di psicoterapia a 5 anni e l’aumento delle ore di tirocinio richieste!  Chi seriamente pensa che gli Psicoterapeuti in formazione abbiano bisogno per essere dei bravi professionisti di un anno in più di scuola di specialità? Ironia della sorte, negli stessi giorni in cui ha cominciato a circolare l’ipotesi di allungamento della durata delle scuole di specialità a 5 anni, sui giornali girava anche la notizia dell’ipotesi di accorciare quelle mediche a tre! La solita storia: noi facciamo parte delle professioni della salute solo quando c’è da pagare oneri e mai per condividere gli onori.

Francamente ci sembra che le motivazioni per allungare la durata delle scuole di specialità siano ben  altre… Pensiamo che questa decisione, ovunque sia nata , sia un colossale regalo alle scuole di specialità che dimostra per l’ennesima volta come l’ultima generazione di Psicologi sia vista solo come carne da spremere con l’alibi della formazione. Ci chiediamo se questa decisione sia legata oppure no alla massiccia presenza, nei luoghi delle politiche professionali, di personaggi direttamente o indirettamente coinvolti nel grande affare delle scuole di specialità in Psicoterapia.

Se ancora non fosse chiaro, il problema nostro e della nostra professione non è la mancanza di formazione ma la mancanza di lavoro! La formazione ha dimostrato negli anni di essere un alibi e di non rispondere al problema occupazionale (o meglio, risponde solo ai problemi occupazionali dei docenti), anzi, per assurdo, le generazioni che ci hanno preceduto difendono con i denti nicchie professionali e continuano a lavorare pur essendo in molti casi palesemente meno formati delle nuove generazioni che rimangono fuori dal mercato del lavoro.

In merito all’ipotesi della formazione obbligatoria (ECM) ci chiediamo: chi sarà a organizzare questi incontri di formazione? Chi ne trarrà vantaggio? Su chi ricadranno gli oneri?

Per quanto ci riguarda dichiariamo solennemente che abbiamo deciso di terminare l’adozione dei nostri formatori. A chi ci dobbiamo rivolgere per le pratiche burocratiche?

E cosa dire dell’assicurazione obbligatoria? L’Ordine pensa di fare presente la situazione dei suoi iscritti che è spesso diversa da quella degli iscritti agli altri ordini o, anche in questo caso, assumerà una posizione pilatesca, svolgendo la funzione di passacarte?

Lasciamo che paghino l’assicurazione professionale anche coloro che di fatto non esercitano la professione e che non hanno pazienti? Fermo restando l’importanza dell’assicurazione per chi svolge la professione, l’obbligatorietà non genererà meccanismi speculativi? Quali misure si pensano di adottare in questo senso?

Come ultimo punto di questo intervento, chiediamo con forza che l’Ordine impieghi tutti i mezzi che ha a disposizione affinché il lavoro svolto dal Tavolo sui Tirocini e promosso dall’Ordine prosegua così che la bozza relativa ai tirocini, faticosamente costruita negli scorsi mesi insieme alle ASL e alle Scuole di Psicoterapia, venga assunta come regolamento per i Tirocini in Piemonte e non solo. La situazione sembra stagnare, e chiediamo che l’Ordine che, a onor del vero, si è responsabilmente impegnato nella gestione di questo capitolo, riprenda le fila della questione sollecitando gli attori in campo per facilitare un  rapido proseguo di quanto costruito insieme.

Vi ringraziamo dunque per l’attenzione concessaci, sicuri che farete tesoro delle istanze degli iscritti che vi hanno eletto e che siete chiamati a rappresentare.

Un augurio di buon lavoro.

Coordinamento Psicologi e Psicoterapeuti Piemontesi

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7 thoughts on “Flash mob del 24/09/2012

  1. Augusto e Anna ha detto:

    Sono d’accordo i principali nemici degli psicologi giovani sono gli psicologi già affermati, bisognerebbe rendere obbligatoria l’assunzione dei tirocinanti e il loro pagamento. Bisognerebbe anche rendere obbligatoria la prevenzione nelle scuole, negli ospedali , nelle asl con ampio utilizzo di specializzandi retribuiti come per medicina.

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